Due rilevanti sculture lignee rischiano di diventare le statue della discordia
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- Rosalba Asciutto
Il sindaco Meli ne rivendica la proprietà e la disponibilità. Di parere diverso l’autorità ecclesiastica
A margine del convegno tenutosi recentemente a Collesano sulle due statue lignee, una raffigurante San Giovanni e l’altra una Madonna, scoperte di recente a Collesano, la dottoressa Maria Giulia Burresi, così ha scritto tra l’altro al sindaco che le due opere appaiono oggi in mediocre stato di conservazione. Maria Giulia Burresi ha fatto rilevare gli esiti di un precedente infelice restauro e il fatto che, nel luogo dove sono normalmente collocate hanno subito danni da insetti xilofagi che potrebbero continuare lasciandole in loco. Traendo spunto da tale situazione di merito il sindaco G.B. Meli avrebbe voluto mantenere le due opere lignee nella chiesa di San Domenico, dove si è svolto il convegno, “in attesa di definire collegialmente le modalità più opportune di conservazione e fruizione culturale…” Il primo cittadino ritenendo di poter agire in tal senso sulla scorta di un documento del 1869 con il quale le stesse opere sarebbero state consegnate all’amministrazione del tempo. Le due opere sono state invece nuovamente riportate nel consueto luogo dove sono conservate da diversi decenni (si presume da quando è crollata la chiesa di San Giovanni in piazza Rosario Gallo, dove probabilmente si conservavano assieme all’urna con il Cristo Morto, portate tuttora in processione in occasione del Venerdì Santo, assieme ad altra piccola vara con l’Addolorata. “Principale obiettivo – spiega il sindaco Meli - è quello di proteggere due sculture di inestimabile valore artistico e culturale, la cui responsabilità almeno fino a quando qualcuno non dimostri il contrario è del Comune di Collesano. Come era mio preciso dovere fare, ho già informato la sovrintendenza, del cattivo stato di conservazione chiedendo un intervento immediato. I fatti accaduti mettono in evidenza quanto sia difficile dialogare con le istituzioni ecclesiastiche, quando si parla di condividere la possibilità di ipotizzare se finalmente mettere in atto quello che accade in tutto il mondo, rendendo fruibile il 30% di patrimonio culturale e artistico siciliano di proprietà della chiesa, che si trova nelle nostre belle Madonie. Spero che da questa vicenda possa scaturire almeno una seria e responsabile riflessione costruttiva. Non trovo infatti una sola motivazione valida che possa giustificare un ulteriore ritardo istituzionale e organizzativo quando si parla di fruibilità di beni che non appartengono a nessuno ma rappresentano il patrimonio comune del mondo artistico e culturale internazionale. Il nostro è un territorio dalle enormi potenzialità ma fortemente depresso, sicuramente condizionato da noi istituzioni perché abbiamo il dovere di stimolare l'entusiasmo di chi ha ancora il coraggio di voler restare per provare a costruire un futuro migliore. Ricordo a tutti che il turismo culturale e religioso è l'unico settore in continua evoluzione e forse l'unico in grado di valorizzare lo sviluppo delle nostre aree interne madonite”. La questione, attingendo a sentimenti radicati quali il culto e le tradizioni, lungi dal generare il sorgere di sparuti gruppi di guelfi e ghibellini pronti a schierarsi da una parte o dall’altra, ha provocato invece, nella gente comune, il desiderio che alla fine possa prevalere il buon senso. Il parroco Don Franco Mogavero riassume così la posizione della chiesa sull’argomento: “Il prestito delle statue di San Giovanni e della Maddalena (come la tradizione collesanese li ha sempre identificati), concesso dall’Ufficio dei Beni Culturali della Curia diocesana, e caldeggiato dalla Parrocchia, è stato un gesto di dialogo, apertura e disponibilità nei confronti dell’amministrazione comunale e dell’iniziativa. E si inserisce in un percorso di valorizzazione e fruizione del vasto patrimonio culturale – ecclesiale presente a Collesano.(Nella foto: le due statue)