Fallimento 'Acque Potabili Siciliane': Quali interventi?

Anche oggi i dipendenti di Aps dalle ore 10 in corteo da Piazza Indipendenza a Palazzo dei Normanni in attesa della convocazione presso le Commissioni Regionali Ambiente e Bilancio nella speranza di cavare un ragno dal buco.
La storia ormai la conosciamo tutti, i giornali ne hanno ampiamente parlato cercando di fare luce su quella ha tutta l’aria di una telenovela.
A questo punto, non si comprende come, nonostante i moniti all’ATO1 da parte dell’Assessore regionale all’Energia Nicolò Marino: “No” ad un passaggio di competenze agli Enti locali, la legge non lo preveda, ma – aggiunge – “se questa ipotesi dovesse verificarsi per garantire la tempestività dell'intervento, l'Ato verifichi il rispetto, da parte dei Comuni, dei parametri di economicità, efficienza ed efficacia del servizio idrico” l’ATO si rifiuta di assumersi le responsabilità per le quali sono profumatamente pagati.
Se ciò non bastasse, il Presidente Crocetta si limita a promettere soluzioni e a dare rassicurazioni sia per la continuità del servizio che per la salvaguardia dei dipendenti, rassicurazioni però, che solo dopo 24 ore vengono rettificate se non addirittura ribaltate dai suoi stessi consulenti e infine, se questo non fosse ancora sufficiente, la triade dei Sigg. curatori fallimentari, piuttosto che procedere nel subentro dei contratti di fornitura necessari a garantire che l’acqua arrivi nelle case dei residenti della Provincia di Palermo, si preoccupa solo d’inviare una lettera ai 52 Comuni in cui si richiede un riscontro entro 5gg. e con la quale si “minaccia”, aldilà dell’eventuale espressa volontà nel voler e soprattutto nel potere gestire il servizio, la riconsegna degli impianti a data da notificare e non ci stupirebbe se nell’immediato futuro, vengano anche inviate le lettere ai 206 lavoratori con il preavviso di licenziamento.
Il tutto sa dell’inverosimile: l’ATO che si sottrae alle proprie responsabilità giustificandosi di essere Ente in liquidazione, la fretta del tribunale, il disinteresse del Presidente della Regione e circa 40 su 52 Comuni che diffidano la Regione a fronte dell’imposizione e della forzatura (in assenza di nessuna capacità gestionale, nessuna voce a bilancio e un patto di stabilità da garantire) a farsi carico, sebbene provvisoriamente, della gestione di reti in buona maggioranza mai gestite.
E dire che parliamo di un servizio pubblico essenziale che non può in alcun caso essere interrotto, con annesse problematiche igienico-sanitarie e se ciò non bastasse anche ambientali.
Oppure sotto questo alone di manifestato disinteresse si cela un INTERESSE talmente superiore ed un piano di tale arguzia che nel precipitare degli eventi troverebbe giustificazione e garantirebbe l’ILLECITO?
E’ forse per quest’ultima motivazione che l'assessore Marino, nella sua nota all'Ato del capoluogo chiede di “coordinare le operazioni necessarie e vigilare” affinché venga raggiunto l'obiettivo di garantire la continuità del servizio?
Infine, ma proprio infine, dato che nessuno se ne preoccupa, con il fallimento della società che gestisce l'erogazione e la depurazione dell'acqua, ci sono in ballo i posti di lavoro ed il futuro dei 206 dipendenti di Aps che hanno gestito e continuano ad erogare il servizio, nonostante tutto se pur nei limiti delle proprie possibilità.
Daniela D'Anna