La carità soffocata dall’odio e dall’ipocrisia

In questi giorni leggo sui social network, tante parole di solidarietà in favore degli immigrati che ogni giorno arrivano sulle coste della nostra Isola e, nello stesso tempo, tanta indignazione, non per la condizione disumana che sono costretti a vivere, ma per la loro presenza, per il loro disperato grido di aiuto che sicuramente disturba le nostre coscienze. Se dovessi fare una proporzione direi che sono più le parole e i link che inveiscono su questi nostri fratelli che parole di accoglienza e di comprensione.

Certo è complesso affrontare il discorso dell’accoglienza, non voglio farlo in questa sede, né tantomeno discutere sulle modalità scelte dai governi per fronteggiare questo fenomeno. Quello che mi preme sottolineare è la deriva dell’indifferenza e dell’odio che ha preso la coscienza dell’uomo. Sarebbe facile ricordare che anche noi siamo stati emigrati, disperati, senza patria e in cerca di certezza, ma sarebbe solamente demagogia.

Oggi rifletto sul dramma di questi uomini, donne e bambini, sulla loro speranza di un futuro migliore, di una terra pacifica dove vivere, sfruttata dalla criminalità, dai loro stessi connazionali, dai mercenari della speranza. Essi giungono da noi, non perché siamo i più belli e a quanto pare neppure i più buoni, non vengono a visitare le nostre opere d’arte e i nostri monumenti, essi vengono da noi perché siamo i più prossimi alla loro disperazione, i vicini di casa. E noi?  “noi non possiamo accoglierli … noi abbiamo la crisi … non c’è lavoro per i nostri figli e dobbiamo dare lavoro anche a loro … non riusciamo ad arrivare alla fine del mese e dobbiamo pure spendere i soldi per assicurare ad una donna che deve partorire e che ha rischiato la vita le cure necessarie i vestiti e quanto occorre a una neomamma …”

Penso che non siamo da meno di coloro che li hanno buttati in mare sulle nostre coste, li sfruttiamo anche noi! Ci fanno comodo quando svolgono il lavoro che i nostri connazionali non vogliono più svolgere, allora, è vero c’è la crisi ma c’è anche la superbia di non voler fare lavori umili. Essi sono i bene accetti quando vengono nei nostri campi a raccogliere i pomodori, o l’uva o le olive per una misera paga, essi ci fanno comodo quando rischiano la vita nelle nostre imprese, sottopagati, non messi in regola, essi sono utili quando soddisfano i desideri animali dell’uomo prostituendosi per le strade e le case del nostro Paese, se non ci fossero loro i nostri anziani in gran parte resterebbero soli e abbandonati.

Eppure stiamo lì chiusi nel nostro perbenismo magari dietro a un computer, senza scomodarci da casa, ad emanare sentenze e soluzioni drastiche di rimpatrio o di eliminazione.

Purtroppo spesso non possiamo dare una accoglienza dignitosa, ci mancano le strutture, ci mancano i fondi necessari, ma almeno, non potendo dare tutto questo, risparmiamo loro il nostro odio e la nostra ipocrisia, sarà il primo gesto di carità che va in soccorso alla loro disperazione!

 

Don Giuseppe Amato