Avvocati dei diritti umani: Un'agenzia europea per il soccorso e il salvataggio in mare

Riceviamo e pubblichiamo dal Direttivo di Avvocati dei Diritti Umani:

All’indomani della strage di Lampedusa, una riflessione sulle attività a favore e contro i migranti si impone.
Una riflessione che metta sul tavolo i risultati delle politiche europee di contrasto all’immigrazione cosidetta “illegale”, gestita attraverso l’Agenzia Europea Frontex, e, d’altra parte, i risultati delle politiche di soccorso e salvataggio umanitario intese in senso lato.
Invero la strage di Lampedusa, in un Mediterraneo monitorato giorno e notte dalle varie strutture nazionali preposte contemporaneamente al soccorso dei naufraghi ed alla repressione dell’immigrazione “clandestina”, oltre ad apparire una tragedia evitabile, mette a nudo la fallacità di un sistema che si illude di controllare un fenomeno, che ormai coinvolge quasi esclusivamente rifugiati politici o aspiranti tali, esasperando gli aspetti repressivi, individuando come soli e facili “colpevoli” i presunti “scafisti” e, glissando invece sulle gravi responsabilità degli stati dell’Unione che, nei fatti, con i controlli sempre più esasperati delle frontiere, impediscono qualunque possibilità di accesso legale alla massa di rifugiati che bussa incessantemente alle nostre porte.
Così a fronte delle migliaia di profughi e rifugiati che affollano i campi della Giordania, ma anche di tanti paesi dell’Africa, l’Europa continua a chiudere le frontiere ed a far valere il peso militare dell’Agenzia Frontex.
Uno dei problemi sicuramente da attenzionare è il corto circuito normativo che si determina tra le disposizioni sul soccorso e salvataggio in mare e le norme sulla repressione della migrazione illegale.
Invero, essendo le stesse strutture preposte ad affrontare e le attività di soccorso che quelle repressive, il rischio di un difficile se non impossibile bilanciamento degli “interessi” in gioco è sempre attuale.
Occorre quindi scorporare i due aspetti, dividendo con precisione compiti e funzioni, escludendo funzioni repressive a chi è preposto in via prioritaria al soccorso e salvataggio.
Del resto così come, nell’ordinamento italiano, è previsto che i sanitari abbiano il divieto di segnalare alle autorità di polizia lo straniero, eventualmente irregolare, che si avvale delle loro cure, del pari, andrebbero adottati correttivi formali e funzionali per evitare, quantomeno, che in un unico soggetto istituzionale si cumulino le due funzioni, quella di salvataggio e quella di repressione.
La sintesi tra le due attività, è infatti, da un punto di vista operativo estremamente complessa e lasciata a valutazioni del momento, ch possono decretare il respingimento in mare o il soccorso in base a letture lasciate alle valutazioni delle strutture di comando dei singoli stati membri.
Del pari la legislazione italiana, ma anche quella Europea, si è concentrata in questi anni agli aspetti repressivi del fenomeno migratorio “illegale”, senza una attenta ponderazione del perché dello stesso, e soprattutto, delle tipologie dei migranti, ormai, nella quasi totalità, almeno per quanto riguarda quelli che “prendono il mare” composto da richiedenti asilo in fuga da paesi teatro di guerre sanguinose o disastri ambientali.
Di riflesso le energie degli stati sono state concentrate nello sviluppo di politiche comuni di vigilanza dei confini della Fortezza Europa, affidata ad una Agenzia di Coordinamento denominata Frontex.
Poco, o comunque, in maniera oggettivamente insufficiente si è fatto, e si fa sotto il profilo preventivo e soprattutto del soccorso e dell’assistenza di chi comunque prova a “violare” la Fortezza Europa.
Per profilo preventivo non intendiamo, come invece si disputa in questi giorni, in un inasprimento dei controlli nei paesi di origine, ma semmai, rendere più agevoli, sin dai paesi di transito, le procedure di asilo ed anche di migrazione regolare, attualmente rese “epiche” dalle difficoltà burocratiche e politiche frapposte dalla varie ambasciate.
Una migrazione legale con procedure di accesso semplificate e una verifica preliminare “veloce” sulle condizioni legittimanti la protezione internazionale quantomeno nei paesi di transito, ridurrebbe di molto i passaggi sul Mediterraneo, ma non li escluderebbe del tutto.
Un ulteriore passo potrebbe essere anche quello di strutturare su tutto il territorio dell’Unione europea un sistema di reinsediamento dei profughi che giungono in un paese e che potrebbero poi in tempi brevi essere trasferiti in altri paesi europei.
In questo modo si sosterrebbero i paesi più esposti geograficamente della sponda sud e – cosa importante- si sottrarrebbero i profughi alle maglie della criminalità e della tratta.
Il viaggio di un profugo infatti il più delle volte non termina con l’ingresso in un paese dell’Unione. Per giungere nel paese di destinazione finale, ad esempio la Svezia o la Germania, si pagano ancora i mediatori e si fanno viaggi pericolosi. 
Allora la proposta degli “Avvocati dei Diritti Umani- ADDUMA Onlus”, è di voltare pagina, a livello Europeo, e costituire sul modello dell’Agenzia Echo, già preposta all’assistenza umanitaria, una Agenzia Europea che operi sia sui paesi di transito per facilitare le pratiche di asilo già in loco, sia coordinando, in maniera del tutto indipendente dagli organi repressivi, i soccorsi ed i salvataggi in mare, tutelando il diritto alla vita dei migranti e le varie procedure di eleggibilità. 
Certo la proposta richiede una drastico cambiamento di rotta, una rottura con le fallimentari politiche sin ad oggi portate avanti, e soprattutto il coraggio di accettare l’idea che una vita umana non è un valore negoziabile, MAI.


Per il Direttivo di Avvocati dei Diritti Umani
Il Presidente Avv. Giorgio Bisagna (foto)
Il Vice Presidente Avv. Francesco Billetta
Il Segretario Avv. Vincenzo Barreca