Il reduce

La guerra padre. Come volete che sia? L'avete fatta, credete che sia cambiato qualcosa rispetto alla vostra? Credete che abbiamo armi nuove da utilizzare? Voi l'avete fatta, padre, e ve ne vantate, per me non è la stessa cosa. Vorrei poter uscirmene. Vivo. Ma tutti questi pensieri ti tolgono respiro e lucidità. E la lucidità viene incontro quando qualcuno vuole mandarti all'altro mondo, dunque non penso a com'è. Cerco di non farlo. E poi, sapete bene cosa c'è, e sapete molto bene pure quello che non c'è. O l'avete già dimenticato? Non credo che a me accadrà mai di dimenticare. Magari, se ne esco fuori vivo, mi distrarrò qualche volta nei pensieri, ma che li dimentichi del tutto non succederà. In guerra, nella vostra come adesso nella mia, non c'è speranza né pace. Non respiri per la paura che il tuo respiro copra i passi del nemico in agguato, non dormi per la paura di non svegliarti più. La guerra è un insieme stupidamente articolato di privazioni, una catena mortale di no.