Aspettando... Pietro Librizzi
- Petralia Soprana,
- Attualità,
- Mario Li Puma
L’unicità della proposta ha destato curiosità ed interesse attorno alla “mostra” di Pietro Librizzi che sarà visitabile fino alla prima settimana di settembre nella sala polifunzionale attigua alla biblioteca comunale. Aspettare è un opera composita 4D che invita a riflettere sui diversi lati di una situazione esistenziale che può essere positiva, nel caso della contemplazione o della speranza e negativa come l’ansia e la frustrazione. Presentato a Londra il 20 giugno, il video è stato in mostra al pubblico a Petralia Soprana nei giorni del ferragosto riscuotendo apprezzamento. Pietro Librizzi è un giovane di 20 anni che decide di studiare a Londra e ottiene un posto nel corso BA Fine Art al Goldsmiths College. In questo primo anno di formazione inglese nasce in lui un forte interesse per l’impatto sullo spettatore e la volontà di creare stimoli intellettuali. Da ciò è nata Aspettare. “L’idea di origine che ha portato al pezzo finale – spiega l’autore - deriva dallo schizzo “Avventure Silenziose”, un video che avrebbe inquadrato me aspettare invano che accadesse qualcosa di speciale o magico in luoghi affollati, deludendo quindi delle grandi aspettative personali, creando un sottile legame col mito di Sisifo e l’assurdità di Aspettando Godot. Mentre aspettavo risposte dalle università, cominciavo ad essere più attirato da questo argomento, aspettare. Ho iniziato quindi a fare brainstorming su cosa fosse l’aspettare, principalmente da un punto di vista esistenziale. Durante questa analisi – continua Librizzi - stavo registrando delle foto 4D, video ad inquadratura fissa con dinamiche lente e discrete o spesso assenti, dove nulla era inteso di accadere. Non ero consapevole di cosa stessi facendo, però cercavo di evocare la sensazione dell’aspettare scegliendo le inquadrature per via di intuizioni estetiche. Per poi accentuare la sensazione irritante dell’attesa ho deciso di includere insieme al video una sedia manipolata, impossibile da utilizzare, in maniera tale da non essere più sedia funzionale ma scultura cooperante”.