PALERMO CAPITALE DELLA CULTURA? INTERVISTA ALL’ASSESSORE GIUSTO CATANIA

Dal 1985 una città dell'Unione europea viene designata capitale della cultura per un anno, durante il quale ha la possibilità di manifestare la sua vita e il suo sviluppo culturale.

 Il 2019 sarà il turno dell’Italia. Allo stato attuale Palermo è tra le candidate più accreditate in quella lista che ricomprende anche Venezia, L'Aquila, Perugia-Assisi, Ravenna, Siena, Terni, Torino e Urbino.
Nel capoluogo siciliano Comune e associazioni non si stanno risparmiando per concretizzare il sogno di riportare per un anno Palermo capitale della cultura,qualità che le era universalmente riconosciuta già ai tempi di Federico II.
Di questo ed altro parliamo con Giusto Catania, assessore al decentramento del comune siciliano ed esponente di Rifondazione Comunista.

1)    Assessore qual è la probabilità che Palermo tra le altre città italiane candidate, sia proprio quella designata a divenire capitale della cultura tra sei anni?

La possibilità che Palermo venga riconosciuta capitale europea della cultura nel 2019 sarà concreta se la città sarà in grado di mostrare le sue caratteristiche peculiari: la forza del suo essere interculturale, meticcia, bastarda. La città deve avere la capacità di esaltare la sua multiforme identità attraversata dai contrasti culturali e dalle stratificazioni storiche. Se la commissione giudicatrice apprezzerà questo aspetto peculiare di Palermo penso che la candidatura avrà successo.

2)    Se il progetto andasse in porto quali sarebbero i vantaggi per la città?

La città avrebbe grandi vantaggi dal punto di vista turistico e sarebbe importante valorizzare questa possibilità al fine di costruire percorsi produttivi duraturi. Un modo concreto per migliorare l'economia della città esaltandone le potenzialità.


3)    Allo stato attuale come si è mossa l’ Amministrazione della quale fa parte per raggiungere l’obiettivo prefissato e qual’ è il contributo apportato dal suo partito?

L'amministrazione ha costruito un dossier di candidatura attraverso un percorso di ascolto e di coinvolgimento di realtà culturali, sociali, politiche ed economiche della città. Un processo di partecipazione che ha trasformato la candidatura in un momento collettivo.


4)    Usciamo un attimo dal contesto locale: istruzione e cultura sembrano un binomio ormai lentamente messo di lato dalle scelte politiche nazionali. Anche nella recente riforma del lavoro del Governo Letta una delle tre condizioni per accedere alle agevolazioni per le assunzioni è quella di non essere in possesso di diploma. Insomma anche questo è un dato assai significativo della scarsa considerazione che si ha in Italia della  cultura e della formazione scolastica e accademica.  Come Partito della Rifondazione Comunista cosa pretendete dal Governo a riguardo?

Negli ultimi anni i tagli più grandi sono stati fatti contro la cultura, la scuola, l'università. Nella scuola, c'è stato un licenziamento di massa e i teatri e le istituzioni culturali del paese sono stati massacrati. Il berlusconismo ha vinto perché ha cambiato la testa degli italiani sostituendo le istituzioni educative pubbliche con un apparato privato di formazione, fatto da scuole confessionali, università telematiche e bombardamento mediatico. Non abbiamo molta fiducia sul fatto che il governo Letta possa invertire la rotta di un Paese alla deriva culturale e anche per questa ragione pensiamo che il tema della formazione e dell'educazione debba essere centrale per la sinistra in Italia.


Fustaneo Francesco