Il Sindaco di Isnello G. Mogavero risponde a Nicola Gervasi

Con una nota pervenuta in redazione il Sindaco di Isnello, G. Mogavero, da le sue "spiegazioni" in riferimento alla nota a firma di Nicola Gervasi riguardante il resoconto dell'incontro a Isnello con l'Icap del 25 maggio c.a.
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Caro Nicola, in merito all’articolo a tua firma pubblicato su Madonielieve, ritengo meriti doverose spiegazioni (non giustificazioni: queste non ti sono dovute).
Il 25 maggio, per giustificate ragioni che non ti sto a dire, non mi è stato possibile partecipare all’incontro con l’Icap. Era presente, però, assieme ad  altri consiglieri, Mario Turrisi, Presidente del Consiglio Comunale e, in quella circostanza, espressione dell’Amministrazione da me presieduta.
Ma il fatto significativo è che è venuta a mancare la partecipazione dei cittadini, fatto di cui non fai menzione, come se fosse cosa di poco conto (hai trovato, e non ti è parso vero, un motivo per attaccare ancora una volta, come è tuo solito,  l’Amministrazione comunale).
Ti saresti dovuto, invece,  premurare di organizzare bene le cose (perché tu hai organizzato tutto, nella qualità di Segretario del Circolo Camillo Cienfuegos di Isnello – a proposito, hai mai raccontato ai tuoi concittadini di Camillo Cienfuegos oltre che sarebbe interessante conoscere quali attività svolge il Circolo di cui sei Segretario), spiegarle bene le cose, rendere partecipi tanti in questo paese e non soltanto tuoi “stretti collaboratori”. O pensi che bastino un manifestino, o qualche accenno confuso, o qualche invito dell’ultimo minuto per la buona riuscita di una iniziativa?
Certo, è un peccato registrare, per la circostanza, l’aula quasi vuota. Una occasione perduta di conoscenza e di testimonianza.
Ma, per quanto riguarda la responsabilità dell’insuccesso, e me ne dispiace, questa  sta alla organizzazione dell’evento ed è una responsabilità che non puoi scaricare su altri.
Mi rendo conto che credibilità e ruoli riconosciuti hanno a che fare con un impegno sociale e politico continuo, non limitandosi a organizzare solo manifestazioni (non capisco cosa ci sia di rivoluzionario e di “sinistra” nell’organizzare soltanto manifestazioni) perché, poi, diventa tutto più difficile. Quindi, per il futuro, organizza bene le cose e organizzati bene.
In ogni caso, al di la di ogni assenza, è importante che l’Amministrazione comunale sia presente ai suoi compiti di Amministrazione.
Riguardo alle stelle e ai filet (magari mi potessi occupare solo di questo e non ti tutto il resto!), sarebbe troppo  pretendere che tu capisca e, quindi, non ti devo spiegazioni.  In quanto a processioni e a  “pompe magne”, ti prego, non venirmi ad accusare di presenzialità. Sono conosciuto e riconosciuto a Isnello e nel comprensorio (e se ne lamentano sempre) come uno che rifugge ogni occasione in cui c’è da apparire. Partecipo alla sola processione patronale a Isnello perché in quella occasione la presenza del Sindaco da significanza al sentimento religioso che è proprio della comunità che amministra. Ricordo sparute altre occasioni che hanno visto la mia partecipazione ufficiale (con fascia tricolore e gonfalone), lo scorso anno in occasione della commemorazione di Placido Rizzotto a Corleone e di Giovanni Ortoleva, il 25 aprile, a Palermo, nel 2011, il 3 settembre, qui a Isnello, in occasione del corteo che accompagnò i resti di Giovanni Ortoleva al Cimitero. Non mi piace apparire. Dico sempre ai miei assessori che più che di noi devono parlare delle cose che facciamo. A me piace lavorare, ogni giorno, rifuggendo da apparizioni, targhe e commemorazioni continue che spesso nascondono il vuoto che ci sta dietro. Io ho il compito di trovare le possibili soluzioni ai problemi del quotidiano del mio paese e a quelli che si intravedono per il prossimo futuro. E ti assicuro che avverto costantemente la responsabilità dei compiti e il mio lavoro di amministratore lo faccio con passione e con tanto piacere, non escludendo le sofferenze al riguardo.   
In quanto al gemellaggio del gennaio 2002 con la Provincia cubana di Guamà, tu eri stato da me ufficialmente delegato a rappresentare la istituzione Comune di Isnello, con tanto di fascia tricolore. In quanto al prosieguo, sai benissimo che a breve quella Amministrazione non fu più riconfermata (non credi che, al proposito, abbia giocato anche il continuo, martellante discredito che attraversò l’intero periodo di quella amministrazione nella quale tu eri consigliere e capogruppo della maggioranza consiliare) e, quindi, con quello che avvenne poi, si interruppe un ragionamento avviato e che riprendere poi risultò difficile e risulta essere difficile. Lo stesso per quanto riguarda le titolazioni di strade, in parte autorizzate da Prefettura e Storia Patria, in parte no (cose che dovresti sapere … o hai dimenticato). Bisogna ricreare le condizioni, rimotivare certezze e passioni, cosa non facile ma, soprattutto, l’esperienza di tanti anni di amministrazione mi ha insegnato a rifuggire da ogni azione che abbia solo il senso della autoreferenzialità.  Vero è che un Sindaco non può adagiarsi sul sentire comune e che la sua azione deve essere un passo più avanti ma, anche qui, facendo tesoro di esperienza amministrativa (nella quale annovero anche miei errori), neanche un passo troppo avanti, altrimenti non si è compresi e non comprende nulla nessuno. Bisogna tener conto dei tempi che occorrono e, in ogni caso, impregnare i comportamenti delle idealità e delle passioni che sono proprie di ciascuno di noi.    

In merito a quell’astio che traspare e che ha origini antiche e, penso, legato anche ad altro, quello non è un problema mio. Come trascuro, volutamente, le considerazioni poco piacevoli  circa le appartenenze e le innate “essenze” da cui traspaiono giudizi che non mi permetto di fare sul tuo conto. Dico soltanto, che l’esperienza di vita mi ha insegnato che le appartenenze non stanno ad una autodichiarazione che esclude poi qualsiasi altro comportamento conseguente. Le si praticano nella quotidianità della vita, nelle relazioni sociali, nel modo di essere di ciascuno di noi, con l’impegno giorno dopo giorno, cioè, con l’etica dei comportamenti.
Ci si riconosce in quello che si è da come ci si comporta, non da come ci si autodichiara.

Queste mie spiegazioni le ritengo conclusive di ogni ragionamento sulla questione e, non per cattiva educazione, ma non intendo impegnare altro tempo al riguardo.

Cordialmente e con “tenerezza”
Pino Mogavero