Lapunzina: Splendida l'idea di far diventare l'Ospedale un Luogo d'Arte

Sono molto lieto di prendere parte a questa cerimonia di consegna delle “bandiere quadro”, realizzate dagli studenti degli istituti superiori nel contesto del progetto “ A Ranni matri”, sia perché giunge al termine di un percorso che ha fatto conoscere ai ragazzi il senso più vero e autentico della parola cultura, sia perché trovo splendida l’idea di far diventare l’Ospedale “Giglio” un luogo d’Arte. Questa la frase iniziale del discorso del Sindaco di Cefalù Rosario Lapunzina, ieri 7 giugno, in occasione della cerimonia di consegna delle “bandiere quadro” al termine del progetto “Gran tour della poesia”.
Per questo, voglio ringraziare, innanzitutto, Antonio Presti, perché con la sua iniziativa ha fatto un grande dono ai nostri ragazzi e alla nostra città.
Attraverso un percorso che ha messo insieme la poesia con la pittura ha reso i nostri ragazzi protagonisti ed autori, essi stessi, di opere d’arte. La letteratura e le arti figurative sono diventate un mezzo attraverso il quale far scoprire ai giovani delle nostre scuole l’amore per il bello.
Cari ragazzi, amare la bellezza ed esserne artefici è il modo principale attraverso il quale si può amare veramente la vita, cogliendone il senso più profondo, evitando di sciuparla e sprecarla. Amare e rispettare la bellezza vuol dire apprezzare quanto di bello c’è nella propria città e nella nostra Cefalù; vuol dire diventare ottimi cittadini, rispettosi dell’ambiente e del patrimonio storico – culturale del nostro territorio; significa imparare a lavorare per far diventare ancora più bella la nostra città e rispettarne il suo territorio.
C’è sempre stata una controversia tra chi ritiene l’arte come valore assoluto, fine a se stesso, e coloro che intendono l’arte come mezzo per educare.
Penso - dice il Sindaco - che il progetto che avete svolto nel corso di quest’anno scolastico, sotto l’eccezionale guida del maestro Antonio Presti, ha messo insieme questi due aspetti: avete imparato ad apprezzare e a creare le opere d’arte quale valore assoluto (penso alle belle poesie che sono state composte da voi, o a queste opere d’arte che avete realizzato per l’ospedale) ma avete imparato anche che l’arte può avere un elevato valore educativo e sociale.
Mi emoziona l’idea che questo luogo possa diventare scrigno d’arte attraverso un percorso, quello della rappresentazione della “Ranni Matri”, che è un percorso che simboleggia tutto ciò che questo ospedale rappresenta per Cefalù e per il nostro territorio.
“A ranni matri” è per definizione rappresentazione della vita che nasce: infatti in questo luogo la vita vede la luce, le donne vengono a partorire, nasce qui il futuro della nostra città e di gran parte del territorio madonita. Perciò mi sento di assumere un impegno solenne che, ritengo di poter condividere con il dottor Mangiacavallo.
Il Centro nascite, che è ospitato in questo ospedale, non chiuderà. Le donne continueranno a partorire in sicurezza in un centro che offre professionalità e strutture idonee e sarà garantito il diritto di poter essere figli di Cefalù e delle Madonie. Questi diritti non potranno e non dovranno essere negati. E noi faremo di tutto affinché questo ospedale continui ad essere allietato dai vagiti dei neonati e dalla gioia dei genitori.
“A ranni matri” è anche simbolo di rifugio, luogo di protezione. Quella protezione che l’ospedale assicura a chi attraversa le sofferenze della malattia e confida in una guarigione.
L’ospedale Giglio deve poter continuare a coniugare la sua naturale vocazione all’alta specializzazione, con le caratteristiche di un ospedale territoriale. Per questo vogliamo fare rete mettendo insieme le migliori risorse umane, professionali e specialistiche che consentano di continuare a garantire elevati standard di qualità nell’ambito dell’assistenza sanitaria.
“A ranni matri” è simbolo della vita che trascorre, che finisce e che si rigenera.
Un ospedale è purtroppo anche un luogo in cui la vita trova il suo momento terminale.
Tuttavia se ciò è naturale, esso ha un senso laddove si pensi che per una vita che finisce ce ne sono altre che iniziano il loro cammino e quindi torno a quanto affermato all’inizio del mio discorso.
Ma l’ospedale è un luogo in cui si deve garantire anche una adeguata qualità della vita a chi si trova ospite. Fare di un ospedale un luogo d’arte è un modo per esorcizzare con il bello le brutture delle malattie e far apprezzare la gioia di vivere in chi attraversa momenti difficili della propria esistenza.
Per tutto questo - conclude Lapunzina - dico grazie, ancora una volta, ad Antonio Presti, a Nené Mangiacavallo, ai docenti degli istituti scolastici, ai nostri giovani artisti.
Desidero fortemente che questa cerimonia non rappresenti soltanto un momento di chiusura di un percorso durato una anno ma che sia anche un momento iniziale di una attività da ripetere tutti gli anni che abbia il suo perno nella “Fondazione Presti” che, ne sono certo, potrà avere una sede stabile nella nostra città.