SAGRA DEL CARCIOFO 2013
- Cerda,
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- Salvo Gullo
Proprio in queste ore si sta tenendo a Cerda, come da tradizione, la celeberrima “Sagra del carciofo”, manifestazione davvero conosciuta in tutta la Sicilia e oltre, e che attrae ogni anno nel paese madonita una grossissima mole di accorsi.
Questi gli interventi del convegno, tenuto per l’occasione, su “Economia, marketing, turismo e lavoro” del 24 Aprile.
“La sagra di quest’anno” - ha spiegato la dottoressa Rosaria Marsiglia - “è in un certo senso improvvisata, data la sua organizzazione in pochissimi giorni a causa di problemi economico-politici. Da un lato si è voluta affermare la continuità con le passate edizioni, che fa di questa trentaduesima edizione un segno evidente dell’avvenuto radicamento della tradizione; dall’altro l’evento di quest’anno presenta delle novità, che riguardano il modo in cui la manifestazione è stata preparata. Infatti, negli anni passati, della sagra si è incaricato il Comune, come ente pubblico, mentre quest’anno, per mancanza di fondi, così come succede in altre realtà cittadine, non si sarebbe potuta preparare alcuna manifestazione se non con l’aiuto di privati. Al proposito allora si è attivato un Comitato spontaneo di cittadini, che si è incaricato della raccolta delle donazioni e dei contributi volontari di tutti i cittadini cerdesi, affinché si realizzasse ugualmente la sagra. Si è quindi intrapreso il progetto, e presentato al commissario straordinario, ha ottenuto il patrocinio per la sua attuazione. Il programma è nato nel dubbio della riuscita, dubbio subito spazzato via dalle dimostrazioni di solidarietà, di spinta emotiva e di consistenti contributi economici di tutta la popolazione. Sono davvero contenta e sorpresa” ha continuato Marsiglia “ del sentimento nuovo, di collaborazione, che ho visto durante il giro per le vie del paese, un’espressione di intesa compartecipe mai visto; ognuno ha voluto contribuire al felice esito del progetto, dando del proprio come meglio poteva, o con lavoro, o con soldi, o con prodotti, in svariatissimi modi. L’obiettivo della sagra era quello di riattivare l’economia del paese, di mettere in movimento una fase di stagnazione che addormentava e debilitava tutto, obiettivo già raggiunto il giorno dopo la proposta ai cittadini, vista la grande mobilitazione in tutti i campi possibili, al di là dell’affluenza o dei ricavi possibili dell’evento stesso. Tutti si sono lasciati coinvolgere dal turbine propositivo, tutti pronti a fare qualcosa, segno della vita e dell’energia presente a Cerda, che mancava di una coordinazione.”.
“Vista la condizione di crisi dell’intero Paese che abbatte sia fisicamente che moralmente gli italiani, l’unico modo per rialzarsi sono le idee, le proposte utili ed intelligenti, presenti ed evidenti proprio in questa manifestazione; - ha sostenuto il professor Bellavista, docente ordinario di Diritto del lavoro - non bisogna affatto farsi soggiogare dall’idea di crisi, che peggiora la situazione attuale, ma giocarsi la partita sia come paese, sia come territori, sia come Mezzogiorno, lasciato indietro dalle politiche mirate soprattutto alla crescita del centro-nord industriale, proprio attraverso l’originalità dei progetti e la spinta emotiva dei partecipanti. Lo sviluppo sta nella capacità dei territori di creare capitale sociale positivo, di farsi sentire, attivandosi in prima persona e responsabilmente, e nel riuscire a costruire anche una offerta politica che ovviamente sia singolare alla costruzione di soggetti rappresentativi che si facciano davvero promotori delle istanze dei territori. L’occasione di Cerda può essere considerata un esempio di possibile azione da attuare per risollevare l’economia, partendo dal nostro piccolo, dai sacrifici e dalla collaborazione. I cittadini devono essere consapevoli, perché solo con la consapevolezza c’è sviluppo e cooperazione”.
“L’agricoltura rappresenta il fattore predominante dell’economia cerdese”, ha affermato infine la dottoressa in Economia e Commercio Carmela Manniello, “ che trascina dietro di sé gli altri fattori, come quello commerciale. Come possiamo inserire il marketing nel settore agricolo, o se vogliamo, agroalimentare, in un contesto dove la concorrenza internazionale è molto forte? Sicuramente servono politiche di programmazione in grado di elaborare strategie competitive con le altre nazioni. Queste politiche possono essere di valorizzazione del prodotto, attuabili per esempio attraverso la promozione, quindi legando il prodotto alla particolarità del territorio, rendendo così manifesta la qualità; bisogna quindi creare dei marchi legati al territorio, e distinguerlo dalle altre produzioni. I carciofi cerdesi sono contrastati in maniera concorrenziale da quelli coltivati in Egitto o in altri paesi, e l’attuazione di questa politica di valorizzazione può essere in grado di combattere la concorrenza straniera e rappresentare questi prodotti all’estero in un mercato internazionale. Altra strategia è quella di favorire l’associazionismo, la collaborazione tra produttori, quindi la nascita di cooperative, di consorzi, che sono sicuramente più forti dei singoli produttori. Un’altra strategia può essere quella di sviluppare il settore agroalimentare creando delle imprese agricole che trasformino e conservino il prodotto, per mandarlo poi all’estero. E' necessario pertanto accrescere l’economia cerdese e del Mezzogiorno, difendere il “Made in Italy” e combattere la sleale concorrenza e il falso “Made in Italy” che ci circonda.”