Il ritorno dell'Addolorata

Venerdì Santo. Il rumore stridulo della troccola. La vara dell'Addolorata che si ferma davanti all'" Annunziata".
Tutto accade nello spazio di pochi metri, per pochi lunghissimi secondi. La processione del dolore si è arrestata come sempre davanti al portone, ma non sarà come le altre volte.
Il tempo si raggela. Erano gli anni 50-60; la vara veniva spinta giù dalla chiesa dove era stata ad aspettare un altro anno intero. Giù nella strada, i due fratelli Biondo con i loro polsi potenti, pronti a sorreggere le stanghe che avrebbero equilibrato il peso della vara, che veniva fatta scivolare giù dal piano sollevato della Chiesa. Era l'unico modo per uscirla, dopo aver divelto l'inferriata.
Quella mattina, come ogni anno, la Madonna era stata spostata dalla nicchia fino a terra sul pavimento della chiesa; la si doveva, infatti, vestire per la processione della sera. Anche il Sindaco, come al solito, era venuto a visitarla per renderle omaggio. Per far ciò allora,il primo cittadino doveva compiere solo pochi passi visto che, fino al 17 aprile del 1964, il Municipio, prima del rovinoso crollo, era accanto alla chiesa, dove oggi c'è la Corte delle Stelle.
La preparazione per la processione prevedeva la vestizione con il manto, che era stato riposto con cura l'anno precedente, incimato con carta velina e profumato, strato su strato, con carezze di naftalina e foglie di alloro. Sovraintendeva la perpetua con gesti prudenti, carichi di rispetto e d'amore. I lacci per avvinghiare il mantello al corpo, e contrastare i capricci del vento, il pugnale infisso al petto, e per finire, l'antica corona argentea, posizionata sul capo con millimetrica precisione. Ecco, tutto era pronto per lo straziante incontro con il Figlio morto, l'apice del dramma portato in corteo per le vie della Città.
Tutte queste immagini, venerdì sera, scorrevano come un film sullo schermo dei nostri occhi umidi. Sembrava, perfino, si avvertisse l'odore del vino cotto con le arance ferite dai chiodi di garofano, che a quei tempi, accompagnava la vara in processione.
Storia ancora viva, lungo un percorso che non è iniziato oggi e che si sposta in avanti, per chi sa, quanto tempo ancora.
E' bastato lasciare aperto il portone dell'Annunziata. La luce fioca ha colto l'Ecce Homo nella cripta raggomitolato su se stesso dal dolore...
Una Chiesa anche se sconsacrata, non smette di essere "Chiesa", almeno finchè la sua sacralità è rispettata dall'affetto,dal ricordo e dalla devozione dei fedeli.
L'Annunziata, una "Chiesa speciale", patrimonio di tutti, che si interpone fisicamente come una pausa, agli altri edifici commerciali e alle abitazioni del Corso Ruggiero; un avamposto strategico sulla strada, per rispondere a
quell' irreprimibile "necessità di sacro" degli uomini.

All'Annunziata, ultimi giorni, fino al 7 aprile , per visitare la mostra "Passio Christi", a cura del Gruppo Professione, Fede e Cultura, nella Parrocchia Cattedrale. Apertura tutti i giorni dalle 17,30 alle 20,00.

Giovanni Biondo