Un gesto d'amore per il bene dell'Italia
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- Rosario Scelsi
Possibile che molti uomini politici non riescano ancora a ragionare con la saggezza di un buon padre di famiglia di fronte ad una situazione davvero drammatica con quella che sta vivendo l’Italia? Ma ci rendiamo conto di dove stiamo andando a finire? Credo che alcuni, ancora, non lo abbiano compreso, perché altrimenti non farebbero prevalere miseri interessi di bottega al bene comune. Oggi occorre la collaborazione di tutte le forze responsabili del paese, anche a costo di turarsi il naso rispetto a certe alleanze, dall’una e dall’altra parte. Non possiamo permetterci di filosofare, facendo prevalere stupide ideologie al pragmatismo che serve in piena emergenza. Quando un genitore vede ridurre le entrare ed aumentare le spese, può solo tagliare le uscite superflue e cercare un'altra fonte di reddito, magari arrangiandosi qualche ora in più al giorno con un secondo lavoro, se lo trova. Lo Stato funziona come una grande famiglia e quindi, nella stessa situazione, deve tagliare drasticamente la spesa pubblica improduttiva e aumentare la competitività. Non ci sono altre ricette, a prescindere dai colori politici. E’ così difficile capirlo? Non è il tempo delle rese dei conti, degli odi, della voglia di rivincita, delle ambizioni personali, dei giochetti di forza, delle pregiudiziali as-solute e di altre contaminazioni. Chi attua questa strategia può forse soddisfare un capriccio dottri-nale, facendo però andare il paese a rotoli. La fase è terribilmente delicata. Sarebbe logico seguire il suggerimento del Capo dello Stato che, con grande saggezza, spinge sulle large intese, per una fase transitoria ed emergenziale che porti ad assumere dei provvedimenti vitali per l’Italia, con l’ausilio di personalità di alta caratura. Poi ci sarà tempo per curare i dolori di pancia, ma prima usiamo il cervello. I prossimi due mesi potrebbero essere cruciali: sfruttiamoli per l’economia e per il lavoro. Il resto facciamolo dopo, anche se la tentazione di metterlo subito in agenda è forte, come naturale conseguenza della rabbia. Ma la rabbia offusca la ragione, che è l’unica cosa utile in questa fase. Speriamo che le forze politiche ne facciano un uso saggio. Se seguiranno in via primaria altre strade, per appagare odi, rancori e mal di pancia, anche degli elettori, forse daranno soddisfazione a certi bisogni dei cittadini, ma non a quelli prioritari, perché l’emergenza ci farà pagare il conto, lasciandoci fra pochi mesi con uno Stato incapace di pagare stipendi, pensioni e debiti verso le imprese. Non è la soluzione migliore in cambio di un piccolo sassolino tolto dalla scarpa. Per una volta mettiamo la testa prima dello stomaco. Poi si faccia anche il resto, nel tempo più rapido, per togliere fiato ai populismi, ridando dignità alla politica vera, che nella sua natura più pura è una cosa nobilissima.