Picciolo: Province da riorganizzare non da abolire

In un momento di grande tensione economica, politica e sociale - ha ricordato l´on. Giuseppe Picciolo - facciamo nostra
l´affermazione del Presidente Crocetta che ha ribadito l´importanza delle Province espressione di liberi consorzi di Comuni limitrofi, "Province che non vogliamo abolire ma riorganizzare, e questo si può fare anche dopo il voto perché noi vogliamo difendere questi luoghi di democrazia e rappresentanza dei cittadini".
In questa logica di riforma e riordino di una istituzione primaria per la democrazia partecipata il gruppo dei Democrati riformisti per la Sicilia concorda sulla necessità di non seguire la "moda della tabula rasa" e pertanto si farà promotore di una iniziativa utile al miglioramento delle funzioni delle Province regionali, proponendo una riduzione numerica delle stesse così come previsto nel resto del Paese con il decreto legge varato dal Governo nazionale il 31 ottobre dello scorso anno. Ricordiamo comunque che l´ordinamento degli enti locali si fonda, nella Regione Siciliana, sui comuni e sui liberi consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria. Fra il 1986 ed il 1989, due leggi regionali sancirono infatti, sulla scorta del dettato statutario, l´eliminazione delle province e la contestuale trasformazione delle stesse in "liberi consorzi di comuni, di seguito denominati province regionali".
L´Assemblea Regionale Siciliana avrà quindi il compito di normare una materia in cui la nostra Regione ha potestà esclusiva.
Auspichiamo adesso che questa sia l´occasione per esaltare le peculiarità del nostro Statuto ridando slancio per intero all´art. 15 (comma 1). Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione siciliana. Comma 2.
L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria. comma 3. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.).

"La proposta del gruppo politico che rappresento - ha sottolineato Picciolo - prevede la riduzione delle nove provincie attualmente esistenti con la possibilità di seguire il criterio demografico e geografico ovvero almeno 350 mila abitanti ed almeno 2.500 km quadrati di estensione geografica, ferma restando il mantenimento della scelta degli amministratori
mediante l´attuale criterio democratico elettivo".
In base a tale principio potrebbero restare in vita le province di Palermo, Catania e Messina mentre si fonderebbero Siracusa con Ragusa, Agrigento con Trapani ed Enna con Caltanissetta.
Una soluzione che appare utile al reale raggiungimento dell´abbattimento dei costi di questi organismi e di tutti quegli Uffici Amministrativi Statali e Regionali che sono attualmente direttamente collegati alla permanenza in vita di ben 9 Province ed il cui risparmio potrebbe essere, almeno in parte, reinvestito per migliorare la funzionalità dei territori secondo criteri di economicità ed efficienza.
"Riteniamo - ha concluso Picciolo - di fare cosa utile alla nostra terra con la proposta di salvare quelli che furono i liberi consorzi dei comuni esistenti in Sicilia, riducendo complessivamente a sei le Provincie in base ai criteri demografici e geografici nazionali, ottenendo così davvero reali risparmi e maggiore efficienza gestionale; le nuove economie
prodotte potrebbero consentire il potenziamento di tutti quegli apparati ed uffici periferici (caserme, commissariati di Ps, uffici del genio civile, IACP, tribunali, ecc.) che oggi vengono mortificati nella loro funzionalità minima essenziale".

Giuseppe Picciolo, eletto nella lista: Partito dei siciliani - MPA - Collegio: Messina
Iscritto al gruppo: Democratici Riformisti per la Sicilia
Dal 19-12-2012 Componente Commissione VI - Servizi Sociali e Sanitari