LA CGIL DI ZONA DELLE ALTE MADONIE CHIEDE IMPEGNI CONCRETI PER IL TERRITORIO

Sempre più sconfortanti i dati sulla disoccupazione in Italia e soprattutto al Meridione dove le percentuali crescono vertiginosamente presentando un quadro raccapricciante. A prevalere è la crisi economica che sta avendo effetti senza precedenti e a subirne i danni maggiori sono i piccoli centri e le aree dell’entroterra sempre più oppresse da un calo demografico che appare irreversibile e con un tessuto socio-economico in declino.
Il grido di allarme arriva anche dalla Cgil di zona delle Alte Madonie e da alcuni suoi dirigenti che operano presso la sede di Petralia Sottana, Lillo Spitale e Vincenzo Liarda, a rivendicare un maggiore impegno per il territorio madonita. Da qui l’appello affinché i sindaci, le amministrazioni locali, le associazioni e le parti sociali s’interroghino sullo stato attuale in cui versa il comprensorio madonita e quello che dovrà essere in futuro. “Il lavoro e una prospettiva reale di sviluppo delle Madonie si possono creare con una decisa e concreta progettualità, – afferma Vincenzo Liarda, vittima nei giorni scorsi dell’ennesimo atto intimidatorio, per il suo impegno col sindacato sul fronte della legalità; ed è questo, – prosegue – che deve contraddistinguere l’azione politica nel nostro territorio, senza dimenticare che le Madonie sono infette dal potere mafioso. Per opportunità di conoscenza, ricordo che il famoso "Blitz delle Madonie" è stato reso quasi vano, dunque, la nostra attenzione deve essere alta e responsabile, coniugando sviluppo e legalità”. Il sindacato lamenta, pure, l’assenza di concretezza in alcune azioni che avrebbero dovuto dare slancio alla ripresa e che, ad oggi, non ha dato i risultati sperati e ricadute occupazionali tangibili. “Nei numerosi incontri degli amministratori con le organizzazioni sovracomunali, come la So.Svi.Ma. e il Gal, si ribadisce sempre la volontà di creare un rapporto sinergico – continua il sindacalista della Cgil di Petralia – ma, a oggi, è mancato quel salto in avanti per passare dalle parole ai fatti. Obiettivamente, – sottolinea Liarda –sebbene si sia parlato di ambiente, città a rete, eccetera…, non si sono viste opportunità occupazionali, o queste sono talmente esigue, rispetto ai presupposti progettuali cui si mirava da non percepirsi”.
La Cgil, mostrandosi pronta a dare il proprio contributo a svolgere un ruolo da protagonista in una prospettiva di rilancio, chiede che sia intrapreso un dialogo con le parti sociali e il territorio, affinché si possa dare uno scossone che alimenti il dibattito su alcune questioni ancora irrisolte e di ampio interesse territoriale. Le Madonie, rispetto ad altre realtà siciliane, sono all’avanguardia sotto l’aspetto progettuale perché hanno messo in campo dei progetti di alto profilo, molti dei quali già finanziati, tuttavia, non si comprende quali siano i passaggi messi in atto, i tempi per giungere all’immediata esecutività e quali le effettive ricadute occupazionali nel lungo periodo. Per tali ragioni le organizzazioni sindacali chiedono l’apertura di un tavolo di confronto con le Istituzioni e gli organismi territoriali, perché non è più procrastinabile un’azione forte e decisa che dia finalmente una boccata d’ossigeno. È più che mai doveroso un impegno unanime per arrestare l’emorragia che sta allontanando le migliori risorse da questo comprensorio.
La Cgil sembra avere le idee chiare ed elenca alcune proposte da mettere sul tavolo del dibattito. Tra queste la vorticosa questione Verbuncaudo e il suo profilo di legalità, la miniera di Raffo, la diga di Blufi, le cave di Polizzi Generosa, … “Non c’è tanto l’esigenza di inventare nuova progettualità, – esordisce Lillo Spitale – basterebbe iniziare a valorizzare l’esistente e ultimare quanto negli anni addietro è stato iniziato e mai portato a compimento. Serve dare delle risposte concrete per riaccendere la speranza alle nuove generazione e a quanti, coraggiosamente, sono rimasti in questo comprensorio. Idee di sviluppo innovative, come i Pist e la Città a rete, possono essere un toccasana ma solo se oltrepassano la programmazione negoziata; tuttavia, non sono sufficienti a superare la grave crisi che stiamo attraversando”.
Sulla diga di Blufi, eterna incompiuta e simbolo di uno sperpero senza precedenti, il sindacato puntualizza la necessità di un confronto con l’assessorato regionale al LL.PP. che chiarisca definitivamente se quest’opera è ancora strategica per il bacino idrografico dell’isola o, altrimenti, è opportuno iniziare a pianificare un recupero di quell’area devastata dalla cementificazione con opere idraulico-forestali, e sanare una cicatrice indelebile per lo sperpero di soldi pubblici che non ha prodotto nulla se non privare l’entroterra madonita di una delle aree orticole più fertili che avrebbero, in alternativa, potuto dare un’opportunità di sviluppo nel comparto agricolo. Sempre in quelle località si attendeva da anni il completamento di un’importante arteria stradale, lo svincolo Irosa, opera pubblica strategica che permetterà di collegare le Madonie ai grandi flussi economici della Sicilia, sul versante di Catania, Enna e Caltanissetta. Zona che potrebbe diventare strategica in vista delle grandi prospettive di sviluppo industriale che si prefigge. “Dopo il cambiamento della destinazione d’uso di quell’area da parte del Consiglio Comunale di Petralia Sottana, – sostiene il dirigente della Cgil , bisogna ampliare il dibattito sulle potenzialità e, giacché vi sono grossi gruppi di potere interessate a quelle zone, vigilare sul percorso di sviluppo che si va a delineare.” La prospettiva di un polo d’interscambio per i pullman e tutti i progetti faraonici in itinere, secondo il sindacato, sono un’opportunità occupazionale unica, se una volta avviate le opere, queste verranno portate a termine. Un pizzico di scetticismo in questi casi è sempre legittimo se si pensa che, per dinieghi e intoppi burocratici, sia ancora una chimera il completamento dell’ex area Sirap di Madonnuzza, il polo commerciale delle Madonie, rimasto l’unico dei nove poli siciliani a non avere completato le opere di urbanizzazione.
Altro punto cardine dell’economia locale è la Miniera di Salgemma che può avere due importanti sbocchi di rilancio. Quello turistico nell’area della vecchia cava, polo d’attrazione per visitatori di ogni genere e che, se recuperata, potrebbe innescare un processo virtuoso per nuova occupazione. L’altro sbocco riguarda il comparto industriale e le prospettive di ampliamento della miniera di Raffo; sebbene ci sia stato il nulla-osta dall’Assessorato Territorio e Ambiente, l’istanza è ancora bloccata all’Assessorato all’Industria. Un tavolo di confronto con gli Assessorati, l’Italkali e gli Enti Locali può accelerare le procedure di espansione dell’area di estrazione e favorire nuova occupazione. Allo stesso tempo occorre definire alcune clausole necessarie a tutelare la viabilità stradale, pregiudicata dal continuo via vai dei Tir che trasportano il sale.
Anche le cave dismesse di Polizzi Generosa, all’interno dell’area Parco, attendono da tempo un intervento di recupero. “Anche qui – fa notare Spitale – bisogna che il Parco si svegli e diventi punto di riferimento centrale per dare un’idea progettuale concreta di recupero e attivarsi per ottenere le autorizzazioni e i finanziamenti mirati a valorizzare quelle che sono delle ferite aperte nel territorio.” Pare che già negli anni Novanta ci fosse un progetto di riqualificazione delle cave madonite, chiuse dopo l’istituzione dell’area protetta, ma il progetto in itinere si è poi arenato nei meandri della burocrazia. In tutti questi anni, il principale assente è stato proprio i Parco. “Rispetto all’originario progetto di sviluppo, qual è oggi il ruolo dell’Ente? – si chiede il dirigente della Cgil – “I sindaci madoniti – continua – devono essere il motore che riavvii un nuovo impegno per il recupero”.
Sulla questione Verbumcaudo, a causa anche delle ripetute intimidazioni, se ne parla già da tre anni, ma non si riesce ad arrivare alla costituzione del Consorzio per la legalità sul territorio, che consenta la gestione del fondo. Si tratta di 150 ettari per i quali è già costituito un tavolo tecnico alla Regione. Il Consorzio gestirebbe una delle aree agricole più ricche e produttive delle Madonie e sarebbe un atto di riscatto dei Comuni che hanno un ruolo preponderante nella progettazione e nel recupero dei fondi necessari a determinare nuova occupazione. “La Cgil – precisa Liarda – chiede l’attivazione di un protocollo di legalità per comprendere qual è l’idea di sviluppo per Venbumcaudo”. Tanta “la carne al fuoco”, gli argomenti che il sindacato vuole porre all’attenzione dell’opinione pubblica e di chi ha un ruolo attivo nei percorsi di sviluppo delle Madonie. Dalla sanità, e le vicende del Presidio Ospedaliero di Petralia, funzionale per tutto l’hinterland madonita al polo turistico di Piano Battaglia, il cui rilancio non può prescindere da un’assistenza sanitaria monca. Sarà necessario riprendere un dialogo con l’Assessorato Regionale alla Sanità riguardo ai temi dell’ortopedia, la ginecologia e l’ostetricia, come tutti quei servizi essenziali a garantire un’assistenza di base e la nuova prospettiva d’indirizzo con la riabilitazione, la lungodegenza e l’RSA. Non di poco conto è la questione rifiuti che gravano in modo rilevante sui contribuenti. Profilandosi un ritorno della gestione ai Comuni, secondo il nuovo indirizzo del governatore Crocetta, occorrerà valutare le vie più favorevoli per mitigare i costi di smaltimento e scongiurare il collasso dei Comuni, che quasi certamente dovranno consorziarsi per il conferimento e il recupero virtuoso della differenziata.
Altro tema caldo è la questione Terme dell’Acqua Geraci, dopo l’ultima sentenza che ha chiarito i termini della questione. L’attualizzazione del progetto termale potrà essere volano di sviluppo non solo per nuovi posti di lavoro, ma anche per tutto l’indotto che ne deriverebbe.
Da uno studio fatto qualche anno addietro è emerso che le Madonie hanno un brand, ovvero un valore territoriale, tra i più alti d’Italia; chissà quanto crescerebbe se molte delle suddette prospettive di sviluppo fossero trasformate in opportunità occupazionali? Solo così le Madonie potranno continuare a vivere.