ARICI: RIFLESSIONI SULLA FINE DEL VECCHIO ANNO, ALL’ARRIVO DEL NUOVO
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Previsioni e suggestioni di un cittadino qualunque di fronte al nuovo anno.
Nel 2012 ho compiuto 18 anni (dopo i primi cinquanta) e sono quindi un giovane entrato nella maggiore età che ha elaborato alcune personali riflessioni ed emozioni sulla fine del vecchio anno, complice una fastidiosa influenza che eliminando tossine mi ha consentito di liberare il pensiero sull’anno trascorso, sulla vecchia legislatura e quindi sull’inizio del nuovo 2013.
Dopo questi ultimi anni di angosce dovute alla pessima situazione economica, allo spread, alla tragica situazione della cosa pubblica, dei ristoranti sempre pieni, ai Suv, alla crisi economica ormai alle nostre spalle, alla ottusa e neghittosa burocrazia imperante, alla corruzione capillarmente diffusa, alla e/o alle caste orientate a perseguire soltanto l’interesse affaristico personale, alle Banche, ai Poteri forti, ai Poteri occulti, alle Società di rating, agli affari della cricca, alla finanza internazionale, alla Politica così come praticata e recitata nei vari consessi, all’Italia ed al suo posto nel mondo, agli Italiani privi di senso della realtà ed incapaci di fare il proprio ruolo e dovere in silenzio ed umiltà, alle colpe sempre degli altri, al voto di scambio, al destino cinico e baro, al gioco di Stato, al lotto ed al superenalotto ed ai loro gettiti, ai videopoker, al problema dei pensionati, dei cassaintegrati, degli esodati, dei licenziati, dei disperati, dei giovani senza futuro, precari e non, degli sfigati, dei vecchi soli senza risorse e dignità, delle fabbriche che chiudono, delle piccole imprese che falliscono, di Termini Imerese, dell’Ilva di Taranto, dell’ Alcoa e del Sulcis, del terremoto dell’Aquila (prima e dopo), di quello dell’Emilia Romagna, del territorio che si sfalda ad ogni pioggia (anch’essa ormai fuori di ogni regola), al degrado (meglio al dissesto) morale e materiale di una società incosciente ormai vinta ed in preda agli ultimi sussulti prima del mortale annegamento …… mi appare improvvisamente un’intuizione, un filo luminoso di speranza.
Ho sofferto per anni e giornalmente l’attrazione fatale per l’ horror: la lettura dei giornali, le ferali notizie dei telegiornali, senza riuscire mai, spegnendo la radio o la televisione, ad interrompere il fiume di pessime notizie e disinformazioni provenienti da giornalisti di destra e di sinistra, piombando sempre di più in una depressione senza speranza. Ho sofferto, nel mio posto di lavoro, nel vedere affondare e dibattersi insensatamente istituzioni sul cui ruolo e funzione avevo sempre creduto. Vedere giovani demotivati, inadeguati, ignoranti non per loro colpa, ma per la distruzione del gusto del sapere. La sistematica distruzione della Scuola, dell’Università, del libero Pensiero, della Ricerca (anche se su questo c’è molto da dire relativamente a quale ricerca, misurata su quali parametri), sul ricambio generazionale nell’insegnamento, sulla distanza della formazione accademica dal lavoro reale. Non sono riuscito ad intravedere una via d’uscita, ho però accettato il nuovo governo perché ha seppellito le vergogne nazionali ed internazionali di quello vecchio. Ho parzialmente dato credito al Professore (anche se per esperienza personale valuto pochissimo gli accademici conoscendone la loro frequente inutilità con condimento di gratuita saccenza ed arroganza di fronte all’agire per affrontare concretamente i problemi reali). E’ comunque andata bene anche a prezzo dei gravissimi errori e scivoloni incomprensibili sul fronte di equità e crescita.
Perché questa condiscendenza ai capitali scudati, all’acquisto di bombardieri, all’Imu alla Chiesa, agli iperpensionati, ai super manager boiardi di stato ed alle loro super prebende-premio per avere affossato le aziende di stato cioè nostre o comunque pubbliche (Alitalia, Ferrovie dello Stato, Finmeccanica, Monte dei Paschi), all’agire delle Banche, ad alcune pratiche di Equitalia ….. per contro mostrando un’assurda insensibilità e non un minimo di saggezza nei confronti dei sotto pensionati, degli esodati, dei non più andati in pensione con le vecchie regole, dei disperati e degli ultimi? Perché questo inutile irrigidirsi su un problema in questo momento non attuale quale quello dell’articolo 18? Perché intestardirsi nell’impedire il pensionamento (già maturato) di lavoratori ormai spremuti fino all’ultima goccia, costretti con assurda accademica violenza ad occupare posti di lavoro che invece avrebbero potuto essere felicemente destinati a giovani lavoratori? Perché le intellighenzie accademiche non hanno riflettuto che i lavoratori anziani hanno ormai poche energie ma molta esperienza e che accoppiando in ticket degli addestratori con esperienza e pensionabili con giovani al primo impiego, con un doppio part-time e con un quasi-unico stipendio si sarebbero presi due piccioni con una fava?
Luci ed ombre ci ha offerto il 2012 con le elezioni Comunali e Regionali. La pratica politica (primarie inquinate, gestioni personalistiche di partiti e non più partiti e dei loro soldi, Batman e Robin ancora in azione, Minetti e non Minetti, gestione delittuosa dei grandi eventi e delle grandi disgrazie nazionali da parte di alte Istituzioni - Consigli Superiori e Protezione Civile, politiche localistiche dei partiti e delle amministrazioni pubbliche) ci ha tutti condotti al disgusto per i politici, la politica praticata e per i ristretti circoli che mangiavano nello stesso ben guarnito piatto. Purtroppo non si trattava di un solo piatto ma di un più che esteso numero di piatti, pieni di soldi, diffusi in ogni amministrazione o ente pubblico della repubblica. Di soldi bruciati sull’altare dell’Azione Politica, che la volontà popolare aveva cancellato e che i furbastri si erano protervamente riassegnati quali rimborsi. L’Antipolitica esce allo scoperto, gli incazzati non votano o votano contro.
Nel nostro Comune (Palermo n.d.r.) dopo 12 anni di schifo e di buio si riaccende la luce della follia e, grazie ad un Outsider fuori da ogni gioco e dato per finito, rinasce la speranza di una nuova difficilissima Primavera. Nella nostra Regione dopo 12 anni di gestione mafioso-clientelare, succeduta a 50 anni di pessima gestione di una mal digerita autonomia, con solo qualche breve intervallo terminato in assassinio, si torna a votare senza speranza per delle inutili elezioni regionali. Invece il Disgusto, il Caso e la Provvidenza portano al non voto più del 50% dei votanti. Le elezioni, alla luce del buon senso, dovrebbero essere annullate per quorum non raggiunto, ma non è possibile a norma di legge. Citando, però, De Andrè, dal letame nascono i fior, emerge la lucida follia dell’elezione di una consistente pattuglia di antipolitici ed un Governatore fuori dagli schemi che, per quanto sostenuto dai soliti equivoci vertici locali dei partiti di centro e sinistra-centro già compromessi e consociati con il precedente governo regionale, mostra dalle prime battute una rivoluzionaria insperata azione. Quest’ultima porta a dei primi passi totalmente illogici ma assolutamente sani, più o meno coscienti, finalizzati a terremotare e distruggere una struttura burocratico - amministrativa elefantiaca, ingigantita e plasmata negli anni mafioso-clientelari, dittatoriale nel suo non fare e non saper fare spegnendo ogni azione positiva, orientata soltanto a sprecare a vantaggio dei soliti pochi ingentissime risorse, anche europee. Una struttura di tal genere non può essere riformata ma deve solo essere abbattuta per poi essere sobriamente ricostruita su basi del tutto nuove.
Io sono assolutamente fiducioso in questa azione demolitoria della provvidente follia rivoluzionaria dell’attuale governo regionale che porterà, tra l’altro all’annullamento-consunzione e alla disgregazione dei partitini (ormai solo pattuglie residuali) insediatisi nella nuova assemblea regionale, sia quelli che utilitaristicamente hanno sostenuto nella fase elettorale l’attuale governo, sia quelli che ne sono stati all’opposizione. Il mio personale osservatorio astrale prevede per il 2013 nuove elezioni regionali con drastica riduzione di Consiglieri da svolgersi dopo le elezioni nazionali e su nuove basi con assemblea e struttura burocratico - amministrativa dimezzate, da ricostruire su nuove fondamenta e nuove legittimazioni. Sarà un piccolo intervallo temporale di rottura, una breve fase purgativa che potrà avere quale esito l’espulsione dei renitenti germi della consunta cultura politico-amministrativa, consociativa e mafioso-clientelare, ormai diventati DNA della regione più sprecona d’Italia.
Guardando il nuovo anno il filo di luminosa speranza mi costringe però ad alzare lo sguardo distogliendomi dal più nero pessimismo. Forse la mia euforia è dovuta alla malattia che mi ha costretto a saltare con un balzo le deprimenti festività. Siamo nella fase iniziale di una campagna elettorale che si annuncia carica di polemiche accuse e combattute diatribe. Il Professore sale in Politica, il Centro ci si appende sperando finalmente di raggiungere risultati a due cifre, il PD finalmente si rinnova lasciando a casa alcuni dinosauri, la Magistratura scende in campo mostrando secondo alcuni il suo vero volto, l’Antipolitica dei grillini mostra qualche smagliatura, gli arancion-colorati e partigian-giustizialisti, strenui difensori di articoli costituzionali traditi e non realizzati, espressione disordinata e dialetticamente convulsa di istanze di giustizia sociale, minoranza dentro e fuori del Parlamento ci stanno e contro ogni logica si mettono in gioco.
I Padani purgati che perseguono trasparentemente ma anche con coerenza i propri non solidali interessi e le loro aspettative economico-territoriali, il Demiurgo - padrone che dopo un ventennio (per gli Italiani è il secondo che hanno osannato ma poi distrutto) di tragiche nefandezze personali e nazionali, novello Crono, divora ciò che ha generato e masochisticamente si estingue, annegando nell’olio con cui si è Unto da solo. La confusione è massima, le accuse volano e voleranno con cattiveria. Cosa fare? Chi ascoltare degli illuminati commentatori dell’informazione? Con chi schierarsi? Per chi parteggiare? Sono tutti eguali? Sono tutti etero - diretti da malefici Poteri? Ognuno boccia l’altro, ogni altro persegue perfidi obiettivi per affondare la Repubblica. Questi sono clamori degli anni ormai trascorsi ma che continueremo ancora ad udire.
Non ci dobbiamo credere. A me per il momento basta una semplice analisi per guardare positivamente l’incedere del nuovo anno seguendo il luminoso filo di speranza dopo anni di cattive e disastrose notizie. Il vecchio Parlamento di nominati, per motivi che purtroppo tutti conosciamo ma che abbiamo finora subìto e supinamente accettato, è composto da circa un migliaio di parlamentari. Teorica espressione dei Migliori che il Popolo della Repubblica ha espresso per rappresentarci e per autoregolarci legislativamente.
Percentualmente da tecnico aduso a fare delle stime, naturalmente molto approssimate e sommarie ma che esprimono solo l’ordine di grandezza, vedo un 80% di parlamentari che recitano in modo pessimo il loro ruolo. Inquisiti, asserviti, consociati, collegati tra loro anche se appartenenti a diverse parti in oscure congreghe, etero - diretti, affaristi, imbroglioni, espressione delle peggiori consorterie, incapaci, portatori di oscuri e torbidi interessi, individui che non sanno come e perché possiedono case che abitano, persone che antepongono il proprio personale interesse (o del gruppo) a quello di essere rappresentanti delle più alte istituzioni. E ancora, iperprivileggiati, lobbisti, auto-proponenti privilegi, prebende, rimborsi, vitalizi, ombrelli di salvaguardia antigiustizialismo (leggi giustizia) che distanziano e allontanano di mille miglia il Parlamento Italiano da analoghe istituzioni europee o del mondo civilizzato. A fronte di ciò stimo in un 20% i rappresentanti in buona fede, interpreti del loro ruolo, donne ed uomini di buona volontà, eticamente liberi e non collusi, che esprimono con onestà le idee della loro parte politica qualunque essa sia, in poche parole che sono degni rappresentanti del mandato loro affidato.
Ora le parti prima citate che si contenderanno il posto nel nuovo Parlamento, anche se come dicevo in campagna elettorale voleranno stracci, mi sembrano quasi tutte meritevoli della fiducia degli elettori. Ognuno porterà avanti la propria visione e le proprie idee. Ovviamente nessuno possiede la verità, ed ogni parte porta con sé errori passati e forse futuri dovuti alle proprie specifiche pecche. Ma la differenza fondamentale dell’oggi è, per quanto riesco a percepire, che non ci sia la volontà di occupazione del Parlamento con la programmatica aspirazione di gestire il Potere per il Potere ma la coscienza di intraprendere un difficile cammino di riforme per contrastare i morsi di una devastante crisi che ha già fatto fin troppe vittime. L’ora delle cicale è definitivamente tramontata. Tutti noi abbiamo dolorosamente dovuto prendere atto che la crisi ha distrutto il presente di molti e che ci dirigiamo verso un futuro di arretramento ancor più doloroso.
Naturalmente la crisi non pesa in egual misura sui componenti della nostra società. I più indifesi sono gli ultimi, i meno protetti, quelli che non hanno scolarità, educazione, cultura, lavoro e sono privi di qualunque risorsa, sopravvivendo appena con occasionali espedienti. Il loro numero è enormemente cresciuto. Non si può non tenerne conto nel chiedere sacrifici, né si può trascurare l’impegno primario in termini di riscatto sociale innescando un circolo virtuoso di crescita culturale e morale. La povertà aumenta ma gli ipod, Ipad, Iphone, smartphone, i telefonini, il superfluo, i centri commerciali, le sale da gioco, i pub aumentano mentre il commercio al dettaglio muore. La scuola è vandalizzata dal basso per incomprensibili blitz, dall’alto per tagli indiscriminati e per stupide ed improvvide riforme imposte da ex ministri ignoranti ed irresponsabili. La difesa del posto, non del lavoro, è diventata una battaglia di diritto anche se, talvolta, al posto non corrisponde impegno di lavoro, ma privilegio acquistato, scambiato ed impropriamente occupato. Le vacche grasse sono finite e noi tutti con una qualche occupazione lavorativa, percepiamo la urgente necessità di stringere i denti impegnandoci a chiedere meno ed a fare di più.
Ma restano incomprensibili gli sprechi, il disinteresse nelle scelte razionali per la ottimale utilizzazione delle limitate risorse, la vandalizzazione degli strumenti e delle attrezzature di lavoro quando pubbliche, le luci notturne rimaste accese nei pubblici uffici, gli slalom arzigogolati per evitare impegni ritenuti rischiosi da parte di funzionari, anche se competenti, che antepongono la primaria scelta di una corazza di salvaguardia consistente nel non fare pur di non rischiare. I tempi elefantiaci per l’evasione delle pratiche autorizzative (ogni giorno più numerose e complesse) da parte della pubblica amministrazione che sottraggono energie e danari alla corretta crescita, incrementando l’abusivismo, il favoritismo ed il clientelismo. La mancanza di competenza e professionalità di chi dirige ed occupa un ruolo, interessato soltanto a difendere la propria posizione economica, sfruttando se può le capacità di sottoposti vessati e disillusi e commettendo anche errori con conseguenze inestimabili per la collettività, tanto paga pantalone. Tutti noi abbiamo tuttavia capito che l’origine della crisi non è solo esterna e finanziaria ma che viene da molto lontano ed è connessa al nostro modo di essere e di lavorare.
Il lavoro, che fortunatamente ancora abbiamo, ce lo dobbiamo meritare e pretendere solo eventuali giusti riconoscimenti. Lavoratori e Sindacati dovrebbero aver forse capito che le colpe non sono solo degli altri, che non esiste solo la difesa del privilegio, e che però hanno il sacrosanto diritto di pretendere la non ghettizzazione, ed aspirare ad una più realistica giustizia sociale. La nostra Repubblica è fondata sul lavoro, ma questo non piove dal cielo come la manna, lo dobbiamo creare, incrementare, fare crescere, aiutare noi stessi e la collettività a svilupparsi allargando la visione ad obiettivi di lavoro sempre più ampi ed ambiziosi puntando sulla competitività e sulla validità del prodotto qualunque esso sia, piuttosto che preoccuparci solo ed esclusivamente del nostro piccolo immediato interesse e privilegio.
Se vogliamo diventare europei il percorso è certamente lungo ed impegnativo. Ma dobbiamo anche puntare ad una armoniosa crescita dell’Europa, del Mediterraneo se vogliamo credere nel futuro dei nostri figli e nipoti. Il centro del mondo si è spostato ad Est, con sviluppo vertiginoso ma poco attento al rispetto dell’ambiente. Se puntiamo sul futuro dei nostri nipoti dobbiamo rispettare la natura ed il nostro ambiente, preoccupandoci non soltanto di consumare e bruciare risorse ritenendo così di crescere e credendo di perseguire il benessere collettivo. Dobbiamo riconcepire l’idea dell’uso ed del riuso. Ciò che oggi è rifiuto domani sarà paesaggio. Abbiamo forse cominciato a capire, però ancora tutto è nebuloso e lontano ma la crisi morde sempre più dolorosamente e da vicino.
Tornando al nuovo Parlamento 2013 sono certo che comunque vadano le cose, tutti i nuovi aspiranti attori hanno preso coscienza dell’indifferibilità di urgenti e sostanziali riforme insieme ad un percorso virtuoso di risanamento materiale e morale. Anche se i punti di vista divergono su alcuni aspetti anche sostanziali, tutti hanno percepito che la casa brucia. Se questo è vero ecco la mia previsione per il 2013. Dopo le elezioni, stimo in un 80% di nuovi rappresentanti impersonati da donne ed uomini di buona volontà, intellettualmente onesti ed eticamente attrezzati che si pongono a servizio della cosa pubblica per porre rimedio al disastro. Certamente commetteranno errori ma sono fiduciosamente convinto che lo faranno in buona fede. Il risanamento del paese è certamente cosa complessa e non potrà essere perseguito ed attuato solo da un manipolo di parlamentari. Ma i Costituenti non erano in numero maggiore, ma come dice il folletto Benigni, hanno prodotto la cosa più bella che il mondo ci invidia. Anche allora si veniva dal disastro e si dovevano impostare le nuove direttive strutturali di uno Stato da rifondare. Il Paese però aveva la coscienza di essere allo stremo ed ogni singolo ha fatto la sua parte. Anche nel 2013 il Paese ha assoluta necessità di urgenti riforme strutturali per risanare il disastro e delineare la futura crescita. O bere o affogare, ognuno di noi ha scienza e coscienza per fare la sua parte. Il residuo 20% di parlamentari che potranno rappresentare solo se stessi e le vecchie lobbies nella nuova Assemblea legislativa, protervi rappresentanti di un triste passato, poco potranno fare per contrastare il cammino obbligato verso la sopravvivenza. La nuova assemblea avrà ribaltato i suoi numeri, gli uomini di buona volontà, eticamente corretti ed in buona fede, anche di parti avverse finalmente prevarranno sui corrotti; è una fondamentale ed insperata rivoluzione. A seguire ognuno di noi si metterà in movimento, facendo di necessità virtù, lungo un percorso accidentato ma finalmente con speranza di riscatto. Le realtà regionali e locali dovranno incamminarsi nella stessa direzione. Anche la nostra regione dovrà rieleggere una nuova assemblea. Ma a questo punto privilegi, prebende, storture, sprechi saranno del tutto inattuali. La creatività, i giovani fino adesso inutilizzati e demotivati, gli espatriati, i cittadini non più sudditi col ruolo di utili idioti, troveranno i giusti obiettivi di futuro e nuove direzioni per crescere personalmente e collettivamente.
Il filo luminoso di speranza mi ha soggiogato. Anche io voglio giocare il mio ruolo di diciottenne, insieme a quello di tanti altri amici, credendoci fino in fondo. Se non ora quando? Buon 2013 la rivoluzione forse è già cominciata.
Marcello Arici
(Dario Flaccovio Editore) Marcello Arici è professore Associato di Scienza delle Costruzioni presso il Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica dell’Università di Palermo ed insegna Costruzione di Ponti presso la Facoltà di Ingegneria dal 1975. Per molti anni ha tenuto il corso di Scienza delle Costruzioni per gli allievi del corso di laurea in Ingegneria Edile. Attualmente tiene anche il corso Laboratorio II di Costruzione dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura di Palermo. E’ autore e coautore di numerosi articoli scientifici di ingegneria strutturale pubblicati in ambito nazionale ed internazionale. E’ membro del gruppo IABSE (International Association for Bridge and Structural Engineering) in Italia. Come professore di Ponti si è occupato del Bridge Management System per amministrazioni pubbliche, attraverso la stipula di contratti e convenzioni con gli enti. Esercita l’attivitàprofessionale nell’ambito della progettazione strutturale di ponti in cemento armato precompresso e di grandi strutture. Ha inoltre organizzato corsi di aggiornamento professionale sulle strutture ed in particolare su ponti e viadotti.