Termini Imerese ricorda il suo Garibaldi (1862-2012)

E’ stata inaugurata il sette luglio scorso nella Chiesa Maria SS. della Misericordia di Termini Imerese (PA), facente parte delle strutture museali locali, la mostra dal titolo: “Il ritorno di Garibaldi a Termini, 150 anni di storia sulle tracce del mito”. L’evento promosso dal Comando Regione Militare Sud, con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura e con il patrocinio del Comune è stato fortemente voluto dal Colonnello Mario Piraino. L’esposizione ha ricordato attraverso un’esauriente rassegna dei cimeli d’epoca, la presenza di Giuseppe Garibaldi (1807-1882) (nella foto accanto) nella cittadina imerese e il suo discorso pronunciato al popolo termitano il 4 luglio 1862 dal balcone di Palazzo Inguaggiato. La raccolta di oggetti d’arme come fucili e pistole, è stata impreziosita da riproduzioni fotografiche, volumi di pregio e arricchita anche dall’esposizione di opere pittoriche. Tra queste ultime (peraltro permanenti nella collezione del Museo Baldassare Romano), spiccano quelle dell’artista leonfortese Filippo Liardo (1834-1917), soprannominato il “Pittore garibaldino”.
Il Liardo fu l’illustratore “in campo” delle azioni militari svolte dai “Mille”, essendosi anch’egli arruolato nel 1860. La presenza di Giuseppe Garibaldi a Termini, come si è detto ci è nota attraverso il discorso ai cittadini proferito da “Palazzo Inguaggiato” (dimora del Barone Francesco). La copia trascritta del discorso integrale di Garibaldi è riportata nel libro “Termini Nostra” di Ignazio Bisesi, Faso & Trumbadore Editori, 1980, Arti Grafiche Renna Palermo.
“Si, io sono ben fortunato di trovarmi tra i prodi cittadini del bravo generale La Masa, con cui ho avuto la gioia di dividere la fortuna dei pericoli e della gloria. Sono fortunato davvero di vedere popolazioni care al mio cuore. Ne sentivo da molto tempo il desiderio ed ora lo appago. Io sono felice tra Siciliani. Io vi devo la parola di gratitudine, in nome dell’Italia, per tutto quello che avete fatto contro la tirannide che disonorava il vostro paese, quantunque travagliati da dispiaceri che non ignoro. Concordia frattanto. Abbiamo bisogno della concordia, che è la vera base dell’esistenza politica delle nazioni. Causa le discordie, causa i dissidi, gli antagonismi, lo straniero ci ha conculcati. Concordia tra provincia e provincia, tra città e città, una concordia vera, concordia di principi e lo straniero non ardirà più di passeggiare insolente per le nostre vie. Sino a che abbiamo fratelli schiavi, non siamo veramente liberi, non avremo libertà perfetta senza la totale emancipazione dallo straniero. Da Marettimo a Susa, da Susa all’Isonzo siamo tutti fratelli, tutti una famiglia. L’italiano è valoroso. Uniti avremo Roma, avremo Venezia”.
Giuseppe Garibaldi ritornò a Termini Imerese dopo venti anni e lo fece in occasione del suo viaggio nell’Isola per la commemorazione del Sesto centenario dei Vespri Siciliani. Il Generale peregrinò nelle sue numerose visite, facendo tappa nelle principali città di Sicilia. Certamente, il peso dell’età e la sua salute cagionevole causata dall’artrite che da anni lo faceva soffrire, lo indebolirono nel corpo. Malgrado ciò, Giuseppe Garibaldi, non disdegnò di utilizzare il nuovo mezzo di locomozione; intrattenne così, la numerosa folla affluita, nella sua cabina ferroviaria, in sosta nella Stazione di Termini Imerese. Era il 27 marzo 1882.

Si ringrazia il Colonnello Mario Piraino (Direttore della Biblioteca di Presidio del Comando Regione Militare Sud) per avermi gentilmente segnalato parecchio materiale bibliografico tra cui la G.U. del Regno d’Italia n.74 di martedì 28 marzo 1882.

 Nella foto in alto: Palazzo Inguaggiato (prima del suo restyling) foto tratta dal libro: “Termini Nostra” di Ignazio Bisesi, Faso & Trumbadore Editori, 1980, Arti Grafiche Renna, Palermo