Burrafato: l’ordinanza non è 'affama randagi'

Basta con la controinformazione. Il sindaco Totò Burrafato non ci sta. L'Ordinanza in vigore dal 22 ottobre 2012, non può essere definita "affama-randagi” per due ragioni: la prima è quella che fa riferimento a una zona ben delimitata (un raggio di cento metri attorno la scuola elementare Torracchio) entro cui viene vietato di alimentare i cani randagi e non all'intero territorio cittadino; la seconda riguarda la pericolosità del permanere dei randagi in quella zona, sia per la salute e la sicurezza dei residenti e, in particolare dei bambini che frequentano la scuola elementare Torracchio, sia per gli animali stessi che potrebbero diventare vittime di atti estremi da parte di chi mal sopporta la loro presenza in loco.
Diversi sono stati i casi di avvelenamento in passato finalizzati alla “eliminazione alla radice” del problema randagi.
Il fine dell'ordinanza non è certo, affamare i randagi, ma farli transitare in zone contigue proprio per evitare che vengano brutalmente uccisi e, allo stesso tempo, garantire condizioni igieniche e di sicurezza dei residenti della zona.
E' ovvio che si tratta di un intervento limitato e circoscritto a quella zona della Città e che il problema va affrontato, in via di programmazione, sia con interventi di sterilizzazione ma anche di educazione dei cittadini al rispetto dell'ambiente in cui viviamo, con contestuale rispetto delle persone e degli animali.
Nella qualità di primo cittadino, non ho il compito di tutelare interessi di parte o proteggere gli uni a sfavore di altri, bensì garantire il benessere di tutti. Invito - come ho già fatto nei giorni scorsi - tutti quelli che si stanno spendendo contro la mia ordinanza a partire dai rappresentanti delle associazioni animaliste a visitare la città di Termini Imerese per monitorare in prima persona le condizioni di vita degli animali randagi e per costruire insieme interventi di formazione rivolti agli studenti delle scuole cittadine al fine di promuovere una cultura della tolleranza, del rispetto degli animali e dell'adozione di corrette modalità di tutela dei randagi, perché parlare di buon senso equivale a dire tutto e niente allo stesso tempo.
Spero, in tal modo, di aver chiarito le motivazioni dell'ordinanza da me emessa e di aprire un dialogo anche al di fuori delle aule di un tribunale.