Preghiera blues

Questa settimana un blues, senza musica

Canto questa preghiera al vento
che la spinga lontano dalle mie labbra
a soffiare d’amore e di rabbia.
Canto questa preghiera al vento
che la spinga lontano dalle mie labbra
a soffiare d’amore e di rabbia.

Da qualche parte nel mondo c’è un bimbo
che piange e grida e chiede alla madre
perché stia piangendo e gridando e chiedendo, ma la madre non sa.
Da qualche parte nel mondo c’è un vecchio
che cade e scivola addosso al suo piscio serale
e insegue nel vuoto lo sguardo dimesso della sua povertà.
Da qualche parte nel mondo c’è un sorso da bere,
un vino di secoli andati a puttane e un goccio stasera
vorrei poter darlo per dire a me stesso di esserci dentro.

Canto questa preghiera al vento
che la spinga lontano dalle mie labbra
a soffiare d’amore e di rabbia.
Canto questa preghiera al vento
che la spinga lontano dalle mie labbra
a soffiare d’amore e di rabbia.

Da qualche parte nel mondo c’è un nome, speranza
che tiene a battesimo tutte le guerre del giorno
e accende i sorrisi dei molti passanti in questo cammino
che il vecchio, lo sa, lo ha già visto, lo sente, non spera d’avere ritorno.
Da qualche parte nel mondo c’è ancora un gabbiano
che stanco si aggrappa allo scoglio e racconta
di avere perduto la voglia d’andare per aria e seguire correnti sbagliate.
Da qualche parte nel mondo c’è un granchio
che beve la spuma marina e ascolta il gabbiano e sorride,
lui ha smesso da tempo d’andare per aria e seguire correnti sbagliate.

Canto questa preghiera al vento
che la spinga lontano dalle mie labbra
a soffiare d’amore e di rabbia.
Canto questa preghiera al vento
che la spinga lontano dalle mie labbra
a soffiare d’amore e di rabbia.