Parroco San Mauro scrive al Prefetto: Paese abbandonato. Non voto!
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A Sua Eccellenza
il Sig. PREFETTO
Sono il Parroco di un piccolo paese montano in provincia di Palermo, San Mauro Castelverde. Svolgo il mio ministero in questa comunità da appena tre anni e quando sono arrivato ho trovato tanta gente buona e semplice, un nutrito gruppo di giovani e diverse giovani famiglie.
Questa gente risentiva di un pesante clima di stanchezza, di sfiducia e più che vivere progettando il proprio futuro sopravviveva in attesa del declino finale di questo paese.
Di concerto con le altre Istituzioni presenti sul territorio in questi anni abbiamo cercato di dare nel nostro piccolo segni di positività, di fiducia, abbiamo cominciato a parlare di un futuro possibile, a realizzare piccoli progetti che aprano soprattutto le giovani generazioni alla speranza di poter rimanere, lavorare e vivere nel proprio paese.
Sembrerà paradossale ma chi ci ha remato contro in questo lavoro è stata proprio la politica. Non entro nel merito della salute o della malattia del sistema amministrativo, né tantomeno sull'onestà o sulla disonestà di chi ci governa, le porto solamente alcuni esempi.
Lo scorso inverno dopo numerose segnalazioni agli organi competenti il tetto della navata laterale sinistra della nostra Chiesa Madre, una delle chiese più antiche della diocesi dopo la Cattedrale di Cefalù, ha ceduto sotto il peso delle abbondante nevicate, impedendoci così di svolgervi le celebrazioni più importanti per la nostra Comunità Parrocchiale. Dopo tempestivo sopralluogo e relazione della Soprintendenza di Palermo, viene stabilità la necessità di intervenire immediatamente con un intervento di somma urgenza. Ho chiesto lo stanziamento delle somme agli Assessori regionali competenti, ma nulla solo promesse e temporeggiamenti e la Chiesa va incontro alla chiusura definitiva privandoci di uno dei luoghi significativi della nostra memoria storico - culturale e della nostra fede.
Per raggiungere il nostro paese ci sono solamente due arterie principali la SP 60 e la SP 52 che presentano numerosi smottamenti, frane, assenza del manto stradale, alti dossi e profonde buche che mettono a repentaglio la vita e l'incolumità dei nostri studenti e di quanti devono giornalmente recarsi a lavorare nei centri limitrofi giornalmente. La prassi per le strade è stata la stessa: intervento dell'Amministrazione Comunale presso la Giunta provinciale, istituzione di un apposito comitato per la viabilità con annesse iniziative promosse dallo stesso comitato che si è regato presso Palazzo Comitini, azioni di proteste eclatanti da parte del Sindaco e della Giunta comunale come il rifiuto di spettacoli offerti dalla stessa Provincia con il risultato di un lungo silenzio o di blande promesse mai realizzate.
Potrei ancora continuare con il servizio postale dimezzato, la scuola accorpata alla vicina località di Pollina e Finale di Pollina (solo 24 km nelle condizioni stradali sopra descritte), la Provincia (dopo il danno anche la beffa) che chiede il rimborso della benzina per i mezzi di Protezione Civile dopo un'estate di incendi per i quali è stato richiesto lo stato di calamità, incendi che hanno distrutto 2/3 del territorio disponibile per l'agricoltura e il pascolo delle nostre aziende.
Eccellenza, la nostra ha tutta l'aria di essere una comunità dimenticata e ancora più isolata di quanto già non lo siamo per la nostra posizione geografica.
Quella politica che oggi ci chiede la legittimazione popolare con il voto è la stessa che ci ha illuso per anni con promesse e bruscolini che non hanno nemmeno raggiunto la forza di un palliativo, è la stessa politica che trova fondi e finanziamenti per feste e manifestazioni ludiche ed elude nello stesso tempo i servizi essenziali per i cittadini.
Aldilà di ogni demagogia non mi sento di legittimare con il mio voto tale sistema e tale modo di fare politica, pertanto rimetto nelle sue mani il mio mandato di elettore consegnandole la tessera elettorale come forma di protesta per le diverse richieste necessarie avanzate dalla nostra Comunità e puntualmente disattese, soprattutto per protestare contro il silenzio in merito alla Chiesa Madre la cui condizione ha tutta l'aria, con le dovute proporzioni, di diventare una nuova Pompei.
La mia è la voce di tanta gente pronta a fare lo stesso o a mettere in atto forme di protesta ancora più eclatanti, nella consapevolezza che i servizi devono essere elargiti perché necessari ai nostri Comuni e non perché si ha un riferimento politico nel governo provinciale o regionale.
Il bene comune è tale perché appartiene a tutti e perché rende comuni e concordi tutti.
Nel ringraziarla per la sua cortese attenzione porgo distinti saluti.
San Mauro Castelverde 19 ottobre 2012
Don Giuseppe Amato - Parroco