Cefalù verso l'abisso del dissesto finanziario?
- Cefalù,
- Speciali,
- Angelo Sciortino
In un momento in cui lo Stato italiano è virtualmente commissariato dalla CE, sarebbe paradossale che gli Enti Locali - siano essi regionali, provinciali e comunali - credessero di poter continuare a comportarsi come nel passato. Non mi meraviglia, quindi, che la Corte dei Conti abbia applicato finalmente la legge nel decidere sulla contabilità pluriennale del Comune di Cefalù. In questo caso sono in disaccordo con il Sindaco, che nel Consiglio comunale ha lasciato trasparire la sua opinione che i Giudici avessero applicato sì la legge, ma troppo severamente e forse troppo pedissequamente. La verità è che tale severità potrebbe essere resa meno dura, a condizione che l'Amministrazione dimostri di avere una strategia, un piano di rientro dei debiti.
Per restare nell'ambito del paragone Stato-Enti Locali, chiariamo subito che l'Italia ha riacquistato stima internazionale e fiducia, nel momento in cui ha proposto una strategia politica, relegando a un passato da dimenticare le furbizie contabili tremontiane e le sterili battute di Berlusconi. Lo stesso potrebbe accadere a Cefalù. Non si vede perché i Giudici della Corte dei Conti dovrebbero comportarsi diversamente da come si comportano oggi i Capi di Governo europei, che hanno concesso tempo e fiducia al Governo Monti.
L'Amministrazione cefalutana, invece, prova ancora l'infausta furbizia tremontiana, alla quale i Giudici rispondono: “Si deve rilevare, in primo luogo, che per i residui attivi da mantenere non risultano indicati, se non in minima parte, i titoli che ne giustifichino la conservazione nel conto del bilancio dell'ente.” Poi così continuano: “Non risultano parimenti indicazioni relative alla esigibilità e alla concreta riscuotibilità dei residui più risalenti nel tempo, con riferimento soprattutto a quelli relativi ai tributi e ad altre entrate proprie.”
Queste e tante altre sono le prove, contenute nella Deliberazione 243/2012 della Corte dei Conti, che dimostrano come le furbizie contabili non hanno ingannato i Giudici, che hanno trasmesso al Prefetto tale loro deliberazione, in cui tra l'altro si consiglia al Comune “di procedere autonomamente e immediatamente alla dichiarazione di dissesto finanziario, evitando il prodursi di ulteriori danni alle finanze comunali, che potrebbero esporre i soggetti coinvolti a responsabilità erariale.”
Queste le parole scritte, per accompagnare al mittente il rendiconto 2008. Eppure, ieri 16 ottobre il Consiglio ha approvato il rendiconto 2010.
Mi dispiace che, di fronte a tutto ciò, qualche consigliere abbia detto che in fondo si tratta soltanto di numeri. Non me ne abbia se, mentre diceva così, la mia mente è volata al maresciallo von Paulus, comandante dell'armata tedesca a Stalingrado assediata. Quando egli, sul punto di soccombere, chiese a Hitler altre armi e abiti più pesanti per i soldati e ricevette la risposta che queste richieste non gli competevano, perché egli doveva soltanto combattere e vincere. Alla fine, però, perse. Si vuole che accada la stessa cosa al sindaco Lapunzina e a tutta la Città?
Allora smettiamola con le parole al vento e soprattutto smettiamola di considerare chi critica non uno che pensa diversamente da noi e, quindi, uno che può arricchirci con altre idee, ma un nemico da ghettizzare. Non voglio, signor Sindaco, che lei si attenga a questo insano principio e per difendersi da questi ipotetici nemici si chiuda in un bunker, che ha per muri impenetrabili il silenzio e la poca trasparenza. Chieda il contributo di tutti, perché la Città è la barca di tutti e, come diceva Piero Calamandrei, se affonda, affondiamo tutti. E' interesse di tutti, avversari e amici, turare quante più falle. Chieda aiuto per questo e non per agitare i remi, perché la rotta in questo momento non la indicano i punti cardinali, ma la profondità del mare.
I lettori giudichino incontro a quale baratro stiamo avviandoci, seppure agitandoci in mezzo alle strade fiorite. Giudichino, i lettori, e la smettano di ritenere valida l'azione di un'Amministrazione sol perché, uscendo dal mare, si ritrovano un doccia. Un impianto di doccia è ordinario e scontato esercizio, più difficile è intervenire sui pilastri insicuri, che reggono la costruzione della casa. Anche i lettori diano il loro contributo a turare le falle e non ad agitare i remi.