ATTUO’ GRANDI COSE SENZA FARE RUMORE
- Caltavuturo,
- Speciali,
- Salvatore Sciortino
PROPONGO ALL’ATTENZIONE DELLA COMUNITA’ CALTAVUTURESE E MADONITA LA FIGURA DI PADRE GIUSEPPE GIARDINA, 1893-1970 ORIGINARIO DI CALTAVUTURO , LUMINOSO ESEMPIO DI SANTITA’ VISSUTA IN OPEROSO RACCOGLIMENTO.
Padre Giuseppe Giardina nacque ad Alcamo(TP) il 12 ottobre 1893 , da Francesco nato a Caltavuturo il 22/11/1869 (di Filippo, di professione calzolaio e Maria Marta Zappata cucitrice, nella casa sita in Via Madre Chiesa a Caltavuturo, morto in Alcamo il 20 maggio 1935) e da Gaetana Alesi( Nata in Alcamo il 23 aprile 1868 da Giuseppe e da Maria Agata Stellino , morta ad Alcamo il 22/04/1940), secondo genito di cinque figli di cui una Maria Marta (1898 -1986 ) diventerà Suor Agnese nell’Istituto delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli.
Giuseppe entro’ nel noviziato della compagnia di Gesù a Bagheria il 19/10/1909, dove compi’ gli studi umanistici e filosofici. Mandato per la sacra teologia a Lovanio , in Belgio, vi fu ordinato sacerdote il 24/agosto 1924. Ben presto le sue doti di saggezza e di equilibrio furono apprezzate dai superiori che affidarono a lui incarichi delicati, ai quali portò il suo spirito di fede e di ottimismo spirituale.
Rettore dell’istituto Gonzaga di Palermo, poi della Casa di noviziato di Bagheria, fece orientare i superiori ad affidargli il governo della provincia di Sicilia che comprendeva l’isola di malta e la missione di Grecia: ufficio che disimpegnò per sette anni con mirabile zelo ed efficace spiritualità in un periodo difficilissimo, quando la guerra disperse le comunità e distrusse edifici come le case di Messina e il ( Gesù) di Palermo.
Passato nel 1945 ad essere rettore e Maestro di novizi a Bagheria, formò le nuove generazioni ad una religiosità profonda, fin quando nel 1953, superiore della Residenza di Siragusa, attese alla direzione di anime e allo sviluppo di opere apostoliche in seno a quella chiesa.
Assegnato nel1959 adirigere la Residenza e le Opere di animazione cristiana nella casa Professa di Palermo, mostrò un mirabile spirito di iniziativa nel dare sviluppo al Centro studi sociali con la fondazione dell’ISAS (Istituto di scienze amministrative e sociali) e nella direzione di una congregazione mariana di Signore, la ( Regina Mundi), dove sino alla fine dei suoi giorni prodigò le sue cure più attente per la formazione di anime all’esercizio di un’intensa vita cristiana.
Nel 1965 ritornò ad essere rettore della Casa di Bagheria, ufficio che mantenne per un triennio fino al 1968 quando, stanco per gli anni e già sofferente, dopo ben 35 anni di superiorato preferi’ chiudersi nella pace della sua cameretta, a casa professa, per prepararsi( Come egli spesso diceva) all’incontro con Gesù.
Divenuto padre spirituale della comunità, trasmetteva la pace serena della sua anima e arricchiva dei suoi saggi consigli quanti confratelli, sacerdoti, fedeli, congregate, attingevano dalla sua purissima fede forza spirituale e conforto soprannaturale.
La sua pietà fu semplice, sul solco delle migliori tradizioni cristiane, fu aperta ad un saldo realismo, fu costante e imperturbabile innanzi a tutte le vicende: anche quando giaceva sul letto della sua sofferenza , e fino alla morte, non avrebbe lasciato di stringere la sua Corona, di tenere accanto il suo Crocifisso e come simbolo del suo attaccamento alla vocazione di tenere sulle coperte la faccia del suo abito di gesuita.
Fu assistito amorosamente , in special modo da un fratello in cui aveva riposto la sua fiducia e che ubbidiva con umile semplicità e abbandono; gli ultimi mesi li trascorse in preghiera, attendendo la chiamata, rivolse la sua paterna raccomandazione: (Siate sempre uniti nella carità, amate la vostra vocazione, non ho altro da dire).
Fin quando potè , celebrò lentamente e faticosamente la santa messa.
Le ultime settimane, invece, riceveva quotidianamente la santa Comunione; seguiva allora con ispirato raccoglimento il breve rito, stando con le scarnite braccia come in un gesto di supplica.
La sua lunga agonia sembrò una fiamma che stentava a spegnersi.
La fede, che vivissima aveva avuto nei lunghi anni della sua esistenza terrena, illuminò le ultime ore del sereno trapasso, accompagnate dalla preghiera dei confratelli, alimentando quella luce di vita che per lui è già il premio della visione eterna di Dio e, per quanti restiamo, lo stimolo a seguirne gli esempi e a invocarne la protezione.
Padre Giuseppe, si è spento serenamente a Palermo il 1 luglio 1970. aveva 77 anni, dei quali 61 trascorsi nella Compagnia di Gesù e 46 nel ministero sacerdotale.
Uomo di profonda vita interiore, ha lasciato un ricordo luminoso DI SANTITA’, vissuta in un clima di silenzio e di raccoglimento, che non impediva tuttavia di essere aperto a tutte le istanze della vita contemporanea, tenacemente attaccato ad una incisiva spiritualità.
N.B. Alcuni Cenni storici sono tratti dal manoscritto “Sacerdoti Caltavuturesi del xx secolo” di Gregorio Castiglia.