FINISCE IL SOGNO DI UNA LOTTERIA ABBINATA AL GIRO DI CASTELBUONO

Tra le società partecipate che il Comune di Catania si affretta a dismettere ce n’è una per cui nessun privato sembra disposto a fare follie. Si tratta del consorzio “Sicilia al passo”. La finalità per cui è nato è: promozione della Lotteria nazionale del podismo. Per tenere in vita questo consorzio i tre soci che l’hanno costituita nel 2005, i comuni di Castelbuono, Catania e Siracusa, si erano impegnati a versare 2500 euro ciascuno. Ma pare che in questi sette anni dalle casse di Palazzo degli elefanti di Catania non sia uscito un euro.

La storia del consorzio Sicilia al passo inizia nel 2004, quando l’ex sindaco di Castelbuono, Mario Cicero, decide che può ambire a qualcosa di più. «Fortunatamente i siciliani in giro per l’Italia sono tanti – riflette adesso Cicero – poteva essere un’idea vincente». Per rendere più appetibile e più forte la proposta, l’idea viene presentata ai tre principali comuni siciliani dove già si svolgono gare podistiche: Siracusa, Catania e Palermo. Il capoluogo, dopo un iniziale interessamento, si tira fuori. Rimangono così le due città della Sicilia orientale. Ai piedi dell’Etna, il 3 febbraio di ogni anno, si corre il trofeo Sant’Agata. Nella patria di Archimede, la City Marathon. Il 23 settembre del 2005, davanti al notaio Maria Bonomo, avviene la stipula dell’atto costitutivo del consorzio “Sicilia al passo”. Un organo dotato di assemblea, consiglio di amministrazione, collegio dei revisori dei conti e perfino un comitato scientifico. Tutti ruoli, ribadiscono i soggetti coinvolti, ricoperti a titolo gratuito. Le tre amministrazioni si impegnano a versare annualmente 2500 euro. Il motivo per cui i siciliani emigrati in giro per l’Italia non hanno mai trovato nelle tabaccherie i biglietti della lotteria nazionale del podismo, lo spiega Cicero: «L’unico ad impegnarsi sul serio per questa vicenda sono stato io. Eravamo riusciti ad ottenere l’approvazione delle commissioni al bilancio di Camera e Senato, ma poi il governo ha bloccato tutto. Non abbiamo avuto una lobby abbastanza forte a nostro sostegno». Così quello che nel 2005 veniva descritto da Cicero come «un innovativo sistema di autofinanziamento, perfettamente rispondente alle nuove pertinenze delle amministrazioni locali in tempo di devolution», oggi rimane una scatola vuota.