E’ solo colpa nostra
- Cefalù,
- Speciali,
- Redazione
Due giorni funesti per Cefalù, due interminabili nottate nelle quali il fuoco ha avvolto le campagne intorno alla cittadina Normanna. Fasci di luce che tagliavano il buio, mezzi di soccorso che, come in un video game, giravano senza una metà, senza un coordinamento. Questa l’estrema sintesi di due giornate apocalittiche, dove la forza e l’impegno dei volontari e del primo cittadino di Cefalù sono stati l’unico segno tangibile della presenza antropica attiva. Per il resto il nulla. E’ mancato il coordinamento dei soccorsi, oltre al tempestivo intervento degli organi preposti a contrastare l’avanzata delle fiamme. Di episodi paradossali se ne potrebbero citare a iosa. Mezzi antincendio privi di manichette e lance, altri con motori fuori uso, sembrava di rivivere episodi del secondo conflitto bellico nei quali si andava ad affrontare il nemico senza l’armamento necessario e, soprattutto, senza precisi piani per resistere all’avanzata degli avversari, ancorché mosse strategiche per passare all’attacco. Nella notte, tra il crepitio delle fiamme, si sentiva, di tanto in tanto, una voce gridare: acqua! Nulla in più. Per il resto solo litri e litri di gasolio sprecati per percorrere, alla rinfusa, questo o quel costone per piantonare l’avanzata delle fiamme. Emblematico è stato assistere ad un cambio turno degli operai addetti allo spegnimento che, di fronte agli occhi increduli del sindaco di Cefalù, hanno arrestato la loro opera di spegnimento, parcheggiato il loro mezzo e atteso il rimpiazzo, mentre le fiamme avanzavano libere senza alcun contrasto. Incredibile e raccapricciante sono gli unici aggettivi che sovvengono alla mente per potere descrivere quanto accaduto. Al sindaco possono solo porgersi attestati di stima per l’impegno e la presenza costante assicurata al fianco dei propri concittadini. Una riflessione però è d’obbligo di fronte a questi disastri. Dovrà pur esistere un piano di protezione civile per il coordinamento degli interventi. Le “truppe” procedono in maniera confusa senza la presenza dei generali, soprattutto se non si conosce il territorio e ci si deve affidare a qualche improvvisata “guida”. Ci si chiede quindi se tale piano non sia stato dimenticato nelle teche del palazzo di città o se siano stati attivati tutti i protocolli per la sua attuazione. Questi due giorni di confusione dovrebbero generare reazioni atte a prevenire futuri disastri. Altrimenti continueremo a vagare ancora nel buio, nell’attesa che la buona sorte possa farci scongiurare il peggio!