Pubblicato il secondo libro del poeta montemaggiorese Santi Geraci, intitolato 'L’arma di l’omini'

L’autore, nonostante viva a Roma da diversi anni per motivi di lavoro, è fortemente legato al suo paese d’origine che gli permette di dare libero sfogo alla sua vena artistica e poetica, cavalcando il cordone ombelicale che lo tiene saldamente ancorato al suo passato, delineando con schizzi realistici e nostalgici quadretti di vita vissuta, fantasticata, indelebile.
In questa sua raccolta di poesie, scritte utilizzando il caratteristico dialetto locale, il poeta narra la semplicità delle cose, dagli elementi naturali ai personaggi variopinti che l’hanno circondato quando era bambino.

L’aria limpida e frizzante dell’infanzia contrasta con la dura e cruda terra dell’adolescenza, bagnata dalla fresca ma profonda acqua della maturità, malinconica, struggente, vigorosa.
Dai testi delle poesie si evince la speranza del poeta di ritrovare il materno calore e la paterna complicità della Sicilia, in particolare di Montemaggiore Belsito.

Già il titolo manifesta la volontà di ribadire la forza della lingua dialettale che il poeta sentiva sussurrata nella sua culla; l’anima degli uomini, con un gioco di accezioni e vocaboli che si muovono dal siciliano all’italiano e viceversa, diventa l’arma, l’unica arma che l’uomo, nuotatore affannato nel mondo materialista, può adoperare per restare a galla, per dare un senso alla sua esistenza. La stessa anima, nell’esplorare la poesia e la vita semplice con la necessaria sensibilità, si commuove, si incanta, piange, si spaventa, canta, unico tramite per l’uomo come per il poeta per arrivare al metafisico, per assaggiare anche solo un piccolo scorcio di universo, di natura, di umanità.
Già dalla prima opera di Santi Geraci, “A vuci di la terra”, le poesie sono ricche di una natura dominante ma nostalgica; il poeta denuncia una cultura contadina scomparsa, cercando di far rivivere gesti e sprazzi di vita quotidiana ormai quasi in oblio per le nuove generazioni e forse anche per le vecchie, scene di esistenza vissuta già di striscio dall’autore ma forti e vivaci perché raccontati dai genitori e dai nonni e ripercorsi con le ali favolistiche della fanciullezza.
Nella recente opera “L’arma di l’omini”, nonostante diversi temi siano in continuità e ripasso con la prima, la complessità e la varietà degli argomenti seppur semplici è davvero notevole, perché evocati e riecheggiati nell’animo dell’autore con nuove intensità e melodie.

Al tema del silenzio, capace di far riflettere sulle cose, dimenticate a causa del rumore che sovrasta il mondo, si intreccia quello della libertà, intellettuale e di spirito, giacché la convenzione e l’ipocrisia sono gli unici valori in cui si crede, generando continuamente malesseri e insoddisfazioni.
E’ presente il tema della lentezza, che ci permetterebbe di drizzare le orecchie e sentire gli intimi bisbigli della natura, ma anche il tema della spensieratezza, di quella irrazionale forza che la maturità ricerca nella memoria per poter affrontare anche un singolo giorno; il ruolo del poeta nella società, ciò che prova nello scrivere, come vive i problemi, la sua sensibilità nel volere cambiare il mondo e soprattutto il tema dell’umanità, del senso di unione e solidarietà che insieme all’arte impedisce all’animo umano di inaridirsi.