Presentazione del libro di Giovanni Nicolosi nel week-end a Petralia Soprana e Geraci Siculo

Continuano le presentazioni del libro di Giovanni Nicolosi “La Sicilia dell’Ottocento prigioniera dei briganti maurini” nei comuni delle Madonie. Dopo  quelle di San Mauro, Castelbuono, Polizzi, Gangi e Finale di Pollina in questo week-end sono previsti altre due incontri per far conoscere il libro: sabato 18 a Petralia Soprana alle 18,30 presso il circolo della cultura e domenica 19 alle 18,30 a Geraci Siculo presso l’Aula Consiliare. Il libro, edito da Pietro Vittorietti, è arricchito dall’introduzione  dello storico siciliano Francesco Renda e dalla  prefazione di Eliana Calandra - direttrice museo Pitrè di Palermo. Il brigantaggio maurino del diciannovesimo secolo è stato un unicum nel panorama nazionale. Analizzando le diverse componenti del fenomeno, sono emerse tutte le peculiarità di un brigantaggio cresciuto e rafforzatosi in una sorta di zona franca per la malavita di quegli anni. Zona che è da identificare con il paese di San Mauro e le montagne che lo circondano dai Nebrodi fino alle Madonie, luoghi isolati ed inaccessibili alle forze di pubblica sicurezza. E se a questo aspetto di carattere geografico si aggiunge quello politico-amministrativo di trovarsi al confine fra tre province: Palermo, Messina ed Enna, si comprende con molta facilità come San Mauro e il suo comprensorio sia diventato la culla ideale per il brigantaggio ottocentesco. Questi due fattori hanno alimentato e coccolato le bande di briganti  che per quasi mezzo secolo hanno portato terrore, sangue ed imposto la legge del più forte in mezza Sicilia, diventando una questione di carattere  nazionale. San Mauro ha dato i natali a due bande armate; la prima, quella di Vincenzo Rocca ed Angelo Rinaldi dal 1871 al 1877, e quella di Melchiorre Candino dal 1889 al 1894. Personaggi, i tre capi, controversi, astuti e senza pietà neanche nei confronti dei propri familiari che in alcuni casi sono stati massacrati soltanto perché sospettati di essere dei traditori. I media stessi dell’epoca definirono queste due bande le più forti e meglio organizzate del banditismo post unitario tra quelle isolane. I briganti maurini erano ottimi comunicatori, utilizzavano sia il sistema delle lettere intimidatorie per chiedere il pizzo o il riscatto alle famiglie dei sequestrati, che quello delle missive inviate ai giornali. Oltre alla numerosa letteratura sui briganti maurini tramandata dai giornali siciliani, nazionali e internazionali, come il New York Times che dedicò due numeri alla banda di Melchiorre Candino, esistono molte foto che ritraggono quasi tutti i briganti maurini, oggi conservate presso il museo etnoantropologico Pitré di Palermo.