Mostra 'Il ritorno di Garibaldi a Termini, 150 anni di storia sulle tracce del mito'
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La mostra “Il ritorno di Garibaldi a Termini, 150 anni di storia sulle tracce del mito”, inaugurata il 7 luglio presso la Chiesa Maria SS. della Misericordia resterà visitabile sino alla fine del mese di luglio, data prorogata grazie all’interesse riscosso dall’iniziativa e il relativo afflusso di visitatori. Il Ten.Col. Mario Piraino, “mente” dell’iniziativa, ha voluto contestualizzare nel nostro Risorgimento e territorio gli oggetti connessi al passaggio di Garibaldi nel Termitano. Le armi e le opere pittoriche di Filippo Liardo, artista al seguito dei Mille, sono state così mostrate nella loro sede naturale, il Museo Civico Baldassarre Romano; vi s’accompagnano altri cimeli garibaldini, riproduzioni fotografiche, volumi rari e di pregio. Il museo termitano custodisce altre armi del periodo, pezzi unici nel panorama museale italiano, motivo per cui si procederà al loro restauro in vista di una nuova rilettura in chiave risorgimentale degli spazi espositivi; è questo l’intento comune di chi ha sostenuto l’iniziativa come il Comando Regione Militare Sud, l’assessorato alla Cultura e il Comune di Termini Imerese che la ha patrocinata.
L’evento si pone strategicamente rispetto alle celebrazioni iniziate lo scorso anno e non solo, infatti non è stata di certo casuale la vicinanza col 4 luglio data in cui, nel 1860, Garibaldi pronunzia col piglio dell’indomito, dal balcone di palazzo Inguaggiato, il suo celebre discorso alla cittadinanza così come non è casuale la ricorrenza del duecentenario della Costituzione del 1812, scritta a Termini Imerese e da termitani quando Ferdinando IV di Borbone, scacciato da Napoli dai francesi viene riparato in Sicilia, sotto la tutela inglese; una decisione dovuta dalla necessità di ingraziarsi il popolo e la stessa nobiltà, spesso poco fedele. La Costituzione è promulgata in Sicilia su pressione dell'ambasciatore Bentinck e si dichiarava basata sul modello inglese anche se è difficile da credere nel momento in cui riporta che la religione dovrà essere unicamente la cattolica, apostolica, romana e che il re sarà obbligato professarla a rischio del trono. Tra i suoi più convinti fautori vi sono i termitani Paolo Balsamo, il sacerdote-economista che ne è anche il redattore, e Nicolò Palmeri, suo allievo.
“Il ritorno di Garibaldi a Termini” e le altre attività in divenire mantengono alta l’attenzione intorno alla questione unitaria, continua a sollecitare la memoria e muove verso l’augurio di salvaguardare le “cose” della nostra storia, quel mare magnum di testimonianze materiali e documentali certamente presenti in cassetti e soffitte, accantonati, nelle nostre case. Riportarli alla luce, individuarne le funzioni e il valore simbolico-storico, è un’aspettativa legittima che accomuna gli studiosi e cittadini tutti, i siciliani quanto gli italiani, così poco avvezzi a soffermarsi sulle micro dinamiche che passo passo ci han fatti nazione. Una.
Donatella Battaglia