Pochi fondi per l´emigrazione: l´I.Reg. Sic. Fernando Santi chiede alla Regione una rigorosa inversione di tendenza
- Provincia,
- Speciali,
- Redazione
Anche quest´anno si è registrato un ulteriore taglio per i fondi destinati agli enti e ai patronati che storicamente si occupano di attività di sostegno e di promozione in favore degli emigrati (art.9 legge 55/80 e 38/84). È, infatti, notevolmente diminuito lo stanziamento per queste attività a favore degli emigrati e delle loro famiglie passato da 170 a 121mila euro. «Sono diminuiti i soldi ma non le ingiustizie - riferisce Pippo Cipriani, coordinatore nazionale dell´Istituto Italiano Fernando Santi - é singolare, infatti, che la Regione abbia messo a disposizione di otto enti e patronati, accreditati storicamente per i servizi resi in oltre 30 anni nel servizio dell´emigrazione (Sicilia Mondo, Acli, Anfe, ecc.), 76mila euro e abbia invece disposto istituendo un capitolo di 45mila euro soltanto per un ente, l´Usef, i cui requisiti e meriti sono certamente pari a quelli degli altri, determinando, con questo, un incredibile privilegio "ad associationem" che è anche una discriminazione insopportabile del lavoro svolto da tutti gli altri enti».
Sull´argomento la protesta è stata raccolta dal deputato regionale Giovanni Barbagallo che con una interrogazione del 5 giugno ha chiesto chiarimenti su questi capitoli di spesa. Per la verità anche l´anno scorso una interrogazione analoga, tesa a ripristinare la parità fra tutti gli enti che partecipano all´attività in favore degli emigrati, era stata presentata dall´On.le Davide Faraone all´allora assessore al Lavoro, la quale non ha ottenuto mai una risposta. «Abbiamo rappresentato questo disagio - aggiunge Cipriani - al direttore del dipartimento Emigrazione e lavoro, dott.ssa Corsello, alla quale abbiamo chiesto di pensare misure di riequilibrio per l´art. 9 e un adeguato utilizzo delle risorse degli altri capitoli di spesa (art. 12 e art. 24bis, in tutto 335mila euro) dedicato alle reali esigenze degli emigrati e delle loro famiglie. Sarebbe certamente più utile, che questa parte delle risorse stanziate per tutte le altre attività, diverse da quelle previste dall´art. 9, prevedano, per esempio, una riduzione dei tanti viaggi che spesso non lasciano tracce e che vengano invece riprese le attività culturali di rilievo, come ad esempio il turismo sociale e il sostegno al turismo giovanile, che dà l´opportunità di riportare i figli degli emigrati nella terra di origine dei loro progenitori. La prossima settimana - conclude Cipriani - tutti gli enti interessati si riuniranno per discutere su come rilanciare, anche in tempi di crisi, politiche a sostegno dei tanti cittadini emigrati che ancora mantengono un forte legame con la loro terra d´origine».