Otto anni per otto chilometri non è troppo?!

La Sicilia, nell'ultimo cinquantennio, è riuscita non soltanto a bloccare ogni suo sviluppo verso il futuro, ma persino a distruggere quel poco che aveva e che le avrebbe permesso di guardare a tale futuro con ottimismo. La Sicilia e i suoi politici hanno permesso, infatti, la distruzione di una grande cultura, che affondava le sue radici nell'antica Grecia e della quale rimangono ancora tracce nei giacimenti archeologici di Siracusa, di Segesta, di Selinunte e così via o in alcune tradizioni e modi di dire siciliani. Quando hanno potuto, sono stati capaci di distruggere persino un territorio con paesaggi impareggiabili e attrazione già nel Settecento di visitatori come Goethe, soltanto per citare il primo che della Sicilia attraversò anche il suo interno.

Ancora oggi la Sicilia, meta di non indifferenti flussi turistici, non può raggiungersi in ogni sua parte meritevole di essere visitata, se non con la stessa fatica e la stessa lentezza del passato, quando le comunicazioni si svolgevano sulle mulattiere.

Eppure, nonostante questa povertà di infrastrutture, a tanti è passato per la mente di insediare industrie o alberghi, senza alcuna preoccupazione sul come sarebbe possibile raggiungerli e con quali costi in tempo e denari. Questa mancata previdenza ha determinato l'attuale crisi in Sicilia sia nell'industria che nel turismo.

Finalmente qualcuno se n'è accorto e si cerca di rimediare, progettando strade e ferrovie necessarie per fare uscire dal suo medioevo la Sicilia.

In qualche caso si va oltre il progetto, finanziando l'opera e dichiarandola “cantierabile”, come è accaduto con il raddoppio della ferrovia da Fiumetorto a Castelbuono, per la quale è già stata stanziata la somma di 960.000,00 euro.

Nonostante le somme disponibili, i lavori procedono troppo a rilento, come se a qualcuno gli otto anni trascorsi sembrino pochi. Se ne sono accorti persino le menti lente e talvolta ottuse dei nostri politici. Così proprio oggi è fissata un'audizione presso la Commissione attività produttive dell'Assessore regionale alle infrastrutture, dei vertici di Rfi, del consorzio “Cefalù 20” e i responsabili di Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil e Ugl .

Chissà cosa uscirà da questo alto consesso? Intanto Cefalù e le Madonie, pazienti come sempre, aspettano.

Si sappia, però, che ogni pazienza ha un limite e la nostra è ormai vicinissima a questo limite. Lo dimostrano il malumore degli operai messi a turno in cassa integrazione e le proteste delle Amministrazioni locali interessate.

Spero che l'audizione non partorisca soltanto le solite chiacchiere!