Cittadini e non sudditi.
- Cefalù,
- Speciali,
- Angelo Sciortino
Come sempre, quando non c'è una visione chiara, accadono tante piccole cose, ma così piccole, che sembra non accadere nulla.
Questo sta verificandosi nella situazione cefalutana dopo le recenti elezioni amministrative.
A sommarle, le piccole cose sono tante. Si va dal ricorso di Croci all'incontro del Sindaco con la Commissione Sanità all'ARS; dal cane che fa il suo bisognino nell'aiola all'accordo con l'APS e la Società che gestisce il potabilizzatore; dall'accordo con vari gruppi consiliari o con singoli consiglieri, perché il controllato possa controllare i suoi controllori, all'appello ai cittadini perché collaborino a infiorare i loro balconi.
Queste e tante altre piccole cose sono state trascinate da un fresco “vento di Maestrale” e dallo stesso vento sono state sparpagliate dovunque, perché facciano vortice nelle menti dei cittadini, con ciò confondendole al punto che esse scambiano l'agitarsi con l'agire.
L'operazione di confondere sembra pienamente riuscita. Ne è prova il livello dell'attuale dibattito, che si svolge nei bar e per la strada oppure nelle redazioni giornalistiche e nelle “sacrestie”, quelle religiose e quelle laiche. Con la sola differenza che in quelle si ha un disegno sempre uguale e la certezza di poter sempre imporsi; in queste, invece, non c'è un disegno, se non quello di conservare la piccola conquista di un piccolo potere.
Confusi e squassati dal “vento di maestrale”, ormai non si parla che del fare e dell'esortare e ci si dimentica di ogni politica volta al futuro. Ci si dimentica di quella politica che è come l'impalcatura di un edificio, che permette di continuare la costruzione. E' la politica, infatti, che dovrebbe approntare quell'impalcatura ideale, che permette di superare l'esistente, per preparare il futuro. A me sembra che questa impalcatura ideale, se c'è, è malferma e insicura. Lo dimostra lo stesso inutile accordo con alcuni consiglieri e le modalità di come è stato raggiunto. Ancor più lo dimostrano le motivazioni e le giustificazioni ripetute da un segretario del partito del Sindaco e dal Sindaco stesso.
Confesso che sono tra quelli che si erano illusi, anche se con molte riserve. Oggi non posso che considerarmi deluso, ma anche amareggiato. Ciò non toglie che la mia volontà di continuare non potrà venire meno. Continuerò, come sempre, a fare il mio dovere di cittadino, giudicando con lealtà quanto si farà per Cefalù e quando quel che si farà andrà contro i suoi interessi, non farò venir meno le mie critiche. Nessun vento di maestrale mi farà chiudere gli occhi né mi ottenebrerà la mente.
Ciò comporterà che non mi occuperò mai degli scopi reconditi, che hanno spinto Croci a presentare il suo ricorso, anche se le giustificazioni da lui addotte nella sua lettera ai Cefalutani sono inconsistenti e inconcludenti. Né mi occuperò dei tentativi vani e spesso pericolosi dell'Amministrazione di risolvere problemi come quello dell'Ospedale rivolgendosi a quei politici regionali, che di tale situazione sono i primi responsabili.
Quando sarà necessario, invece, rivolgerò un appello ai cittadini, perché facciano sentire la loro voce a coloro che hanno promesso, ma che poi non mantengono. Cercherò di aiutarli, nei limiti delle mie capacità, a partecipare, a essere, cioè, più cittadini e meno sudditi.