Gli scatti di Angelo Varzi: la storia per immagini.
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- Angelo Sciortino
Se una cosa è mancata a Cefalù o ha avuto poche e rare attenzioni, questa è la sua cultura nelle espressioni dei tanti cittadini, che l'hanno illustrata con le loro opere e la loro attività.
Quando parlo di cultura, non alludo soltanto alle opere letterarie e giuridiche di un Rosario Porpora o alle ormai scomparse opere pittoriche di Lo Duca, ma anche e soprattutto alle attività dei tanti che, impregnati dell'atmosfera diffusa dalle grandi intelligenze e dalle impareggiabili bellezze del nostro territorio, hanno prodotto “arte” come se fosse stata una loro naturale vocazione.
E ciò è accaduto non soltanto con i Cefalutani, ma talvolta anche con “stranieri” venuti da lontano e diventati, in forza del loro “innamoramento” per Cefalù e non per decisione politica, cittadini del Paese che illustravano.
Uno di questi stranieri fu il fotografo Angelo Varzi (a sin. nella foto), nato a Città di Castello nel 1925 e morto a Cefalù nel 1962, cinquant'anni fa.
Uno “straniero”, quindi, che seppe diventare, però, anche un uomo della nostra terra per averne saputo interpretare, con le sue fotografie, lo spirito e la cultura, che spesso sfuggivano all'attenzione degli autoctoni, che stupidamente consideravano “paesano” chi era tale per ius soli e non chi, spesso più di loro, amava e rispettava il Paese.
Quando Varzi giunse a Cefalù e poi, sposatosi con una Bonaviri, avviò in corso Ruggero il suo laboratorio fotografico, esisteva ormai soltanto l'altro laboratorio dei fratelli Barracato. Bravi anche loro e con loro si confrontò Varzi, che poteva contare però, a differenza di loro, sul coraggio rivoluzionario e l'entusiasmo tipici del neofita.
Furono le sue idee rivoluzionarie a fare della sua fotografia una testimonianza storica della Cefalù del secondo Dopoguerra. Della Cefalù che si avviava a diventare una città turistica; una Cefalù che cresceva in abitanti e urbanisticamente.
Varzi fissò con il suo obiettivo i tanti momenti di questa crescita, non tralasciando di sottolineare la partecipazione dei cittadini a questa rapida evoluzione, come fece quando immortalò la piazza Duomo, affollatissima anche nelle vie laterali, durante il comizio del candidato sindaco Giuseppe Giardina. L'uomo che, già sindaco negli anni precedenti con il partito della Democrazia Cristiana, ora si candidava in opposizione a questa, per non piegarsi a una strategia amministrativa, che avrebbe potuto soltanto far male a Cefalù. Come dimostrò la vittoria di questa strategia, quando Giuseppe Giardina morì e lasciò campo libero al cosiddetto nuovo.
Ecco, Angelo Varzi è legato a questo momento storico, del quale fu interprete obiettivo. La sua prematura morte, a soli trentasette anni, ha privato noi del suo intelligente e grande contributo. Ci consola soltanto il fatto che essa gli ha evitato di soffrire vedendo la “sua” Cefalù ridotta a terra di conquista e di sfruttamento edilizio fine a se stesso.
Oggi, nel Cinquantenario della morte, Totò Marsala ha curato l'esposizione degli scatti di Angelo Varzi presso l'Ottagono di Santa Caterina. Una iniziativa per ricordarlo e per ricordarci quale fu la Cefalù, ch'egli seppe fissare con l'amore di un figlio vero.
Un grazie ad Angelo Varzi, ma anche all'editore Marsala e a Sandro, il figlio di Angelo, che del padre ha seguito l'insegnamento morale e artistico.