Il Comune aderisce all’iniziativa del 31 maggio per manifestare contro l’introduzione dell’Imu

Il Comune di Termini Imerese aderisce con convinzione alla manifestazione che vede interessati tutti i Comuni italiani che si terrà il 31 maggio a Venezia promossa dall’Anci, per chiedere una modifica della politica economica del Governo Monti. L’iniziativa rappresenta una occasione per spiegare ai cittadini le difficoltà che i Comuni devono affrontare, legate al rispetto del Patto di stabilità e soprattutto alla disciplina dell’Imu.
E’ stata chiesta infatti l’adesione e la partecipazione del mondo del lavoro e delle imprese, dell’associazionismo, di tutti i cittadini per manifestare la necessità assoluta di imprimere una svolta decisiva all’azione di Governo che, contrariamente al dettato Costituzionale, tende a sottovalutare il ruolo dei Comuni, tramutandoli in suoi gabellieri
Infatti l’imposta introdotta - come è ben esplicitato nel manifesto dell’Anci – è una nuova tassa dello Stato che i Comuni non possono nemmeno riscuotere liberamente, ma secondo modalità predeterminate. Secondo calcoli effettuati l’introduzione dell’Imu comporterebbe una diminuzione delle risorse complessive dei Comuni in una percentuale di circa il 30% rispetto al gettito ICI 2010, tant’è che allo Stato sarebbe garantito dall’operazione Imu un introito di oltre 13 miliardi. L’impatto Imu sui contribuenti corrisponderebbe inoltre ad un aumento delle imposte pari al 133%. E ancora, a causa dell’incremento degli obiettivi del Patto di stabilità di circa 1,4 miliardi, disposto dalle manovre di agosto 2011, quest’ulteriore pressione finanziaria andrebbe a ricadere quasi interamente sul comparto dei Comuni. “I dati dell’economia reale e dell’occupazione contenute nel DEF (Documento Economico Finanziario) - secondo il sindaco Totò Burrafato – dicono che una politica fatta di rigore, tagli e pressione fiscale senza adeguati ed espliciti investimenti produttivi, in favore dell’economia locale, determinerà soltanto uno stato di recessione con un crescente malessere ed un disagio sociale diffuso”.
Altri territori presentano caratteristiche analoghe a quella che sta attraversando l’area industriale di Termini Imerese. Per alcuni di essi sono state aperte le vertenze industriali (tavoli di crisi) presso il MiSE: Alenia in Campania, Eurallumina di Porto Vesme in Sardegna, Fincantieri a Sestri Ponente e a Castellamare di Stabia, Iribus di Avellino, Merloni in Umbria e Marche, Thysenkrupp di Terni, Videocon di Anagni (Fr), la Vinyls di Porto Marghera.
In questi territori la crisi sta lasciando segni più profondi che altrove e l’impoverimento reale della popolazione è misurabile nella riduzione dei consumi e nell’entrata in crisi anche di comparti non affini a quelli delle industrie che chiudono o hanno già chiuso la produzione come appunto Termini Imerese.
In vista dell’iniziativa assunta dall’Anci il Sindaco di Termini Imerese Totò Burrafato  ha preso carta e penna ed ha scritto al Presidente dell’Anci Graziano Delrio e ai colleghi Sindaci delle zone a grave crisi industriale per confermando l’adesione alla protesta  sull’Imu, e sottolineando al contempo di avviare un confronto con il Governo Monti per ottenere “la licenza di agire in deroga alla norma con la facoltà di poter applicare una IMU meno vessatoria nei confronti delle comunità gravate da un significativo numero di cittadini che hanno perso il lavoro o sono in regime di cassaintegrazione e che spesso non hanno neppure il minimo per sopravvivere. Questa deroga richiesta potrebbe consentire ai Comuni interessati di non versare allo Stato la parte di tassa prevista dall’Imu sulla seconda abitazione che potrebbe essere destinato alla riduzione delle aliquote relative alla prima abitazione e che potrebbe quindi essere tassata al minimo di legge o essere addirittura esentata del tutto.