Overdose di politica: Cefalù dopo le elezioni
- Cefalù,
- Speciali,
- Davide Bellavia
Sono stati mesi di comizi, dibattiti, proclami. Ma anche di botta e risposta, attacchi personali, ingerenze, insulti, querele, ripicche. Una sfida col coltello fra i denti, che a tratti ha assunto i connotati di una faida, forse da qualcuno interpretata come il momento per vendicare livori mai sopiti. Una campagna elettorale sui generis figlia del suo tempo ma anche dell’antipolitica. Una tornata al vetriolo con parte dell’elettorato ridotta allo sbando, costretto ad inseguire certezze sulle sorti della volontà espressa nell’urna. Il cefaludese è diventato politologo quando non politicante: l’interesse montante per la politica comunale – che di per sé è un bene – è stato in parte dopato dai toni virulenti e spetacolarizzati della campagna elettorale. Il voto è stato quanto mai frantumato tra una miriade di liste e di candidati, spezzettato da quasi 240 candidati consiglieri, divisi in 14 liste per 6 candidati sindaco. Cifre incredibili per una cittadina come la nostra, ma significative. Ciascuno di loro ha visto reale come mai prima d’ora la possibilità di arrivare in consiglio comunale e di partecipare attivamente al governo della città. Tanti ragazzi hanno avuto la possibilità di candidarsi e di provare l’esperienza della campagna elettorale: alcuni magari perché alla luce di una esperienza politica hanno svolto il loro compito con coerenza, altri più semplicemente allo sbaraglio, come banderuole impazzite hanno cambiato casacca da un giorno all’altro, buttati in pasto ai leoni della politica cefaludese.
Una competizione che sul finire ci ha regalati momenti di pura comicità quando dal palco di Piazza Duomo, il critico d’arte col vezzo per il turpiloquio, tronfio e tracotante più che mai, ha aperto il suo ultimo comizio con un provocatorio: “non avrete altro sindaco all’infuori di me!”, ha dichiarato – con somma modestia – di non stare nè a destra né a sinistra ma in alto, lanciandosi in speculazioni circa la validità del voto degno dei più fini giuristi. Non pago, l’alfiere romagnolo delle libertà siciliane, “El Che della Bassa” venuto dal continente via Salemi per liberarci ha definito gli altri candidati sincaco degli invisibili, dei fantasmi, una seconda scelta: quando si dice fair play. In ogni caso deve essere per noi tutti motivo d’orgoglio se la nostra città è stata tanto corteggiata e contesa. Se tanti cittadini perbene hanno scelto di schierarsi mettendoci la faccia, consci taluni di poter raggiungere un risultato modesto, vuol dire che essa è amata. E se ha avuto gli onori della cronaca sia pure per le bizzarrie elettorali va bene, perchè come si suol dire: tutto fa brodo. Adesso, con l’auspiscio che la cittadinanza si disintossichi presto dai veleni della competizione appena trascorsa, non resta che accodarsi agli altri e porgere un sincero augurio di buon lavoro al nuovo sindaco che coglie i frutti di un lavoro sentito e onesto.