Sgarbi non candidabile? Che fare?

Domandiamoci perché è accaduto che a quindici giorni dalle elezioni comunali non sappiamo se queste si terranno veramente e, se si terranno, con quanti candidati a sindaco, visto che sulla candidatura Sgarbi pende una decisione del Tribunale civile di Marsala, che lo dichiara non candidabile.

Una decisione forse tecnicamente e giuridicamente corretta, ma non certamente politicamente.

Che cosa significa, politicamente, non candidabile? Che non gode del diritto elettorale passivo? Sembra proprio di sì, ma a quanto pare soltanto per elezioni amministrative. Per quelle politiche, invece, nulla osterebbe a una candidatura.

A questo punto viene spontaneo chiedersi se siamo seri.

Nessuno può dubitare che io sono stato coerente contro la candidatura Sgarbi, giungendo persino a chiedergli pubblicamente su queste pagine di non candidarsi. Invito che gli ho ripetuto personalmente in un casuale incontro e al quale mi rispose che aveva seriamente pensato di ritirarsi, ma che aveva poi deciso d'insistere “per non darla vinta alla Signora”, che prima l'aveva invitato a bere qualcosa, ma poi lo aveva lasciato anche senza acqua.

In forza di questa coerenza, posso permettermi di dire oggi che non è democratico, liberale ed etico, impedire la candidatura Sgarbi in forza di un intervento giudiziario, quando la competenza dovrebbe essere tutta dell'opinione pubblica; cioè, dei cittadini che vogliono, devono e possono scegliere i loro amministratori. Se poi questi cittadini dovessero sbagliare, non ci sarebbe niente di nuovo nella storia: non sono quindici anni che a Cefalù vengono fatte scelte sbagliate? A condizione che, se il prescelto dovesse commettere un reato durante la durata della delega ricevuta, allora e solo allora l'Autorità giudiziaria avrebbe il diritto e il dovere di sindacare e intervenire.

Così come si sta agendo, invece, non soltanto si privano i cittadini di esercitare il loro diritto, ma si creano i presupposti di contrasti insanabili, conditi di accuse virulente fra le fazioni createsi, fra i sostenitori e gli avversari. Gli uni e gli altri recrimineranno non per una leale sconfitta nella competizione elettorale, ma per aver subito un ostacolo al libero esercizio di un loro diritto.

Queste considerazioni sono però superate, visto che ormai non è più possibile rimediare con un eventuale ritiro di Sgarbi. A decidere sarà l'Assessorato agli Enti Locali, che potrà sospendere la competizione elettorale per il tempo necessario a giungere a un giudizio definitivo oppure potrà annullare gli atti fin qui compiuti e quindi le elezioni, per indirne di nuove.

E i Cefalutani? Che faranno? E, soprattutto, che faranno gli altri cinque candidati, che hanno chiesto di poterli rappresentare in sede locale? Aspetteranno che altri decidano senza tener conto della volontà dei cittadini interessati e, soprattutto, senza ascoltare la loro voce?

Penso che sarebbe bello che gli altri candidati stilassero insieme una lettera, per dire a coloro che dovranno decidere, che l'eventuale decisione interessa i cittadini di Cefalù e che essi intendono essere ascoltati, prima di ogni decisione, per rappresentare tali interessi.

Non sta a me suggerire il contenuto e il tenore di tale lettera, perché saranno i candidati non in discussione a doverla stilare e presentare, dimostrando che la loro candidatura è tesa a difendere gli interessi di Cefalù non soltanto con le promesse, ma anche con i fatti.

Per un ritorno alla serenità e alla pace sociale questi candidati, comunque, qualcosa devono farla. E non nelle piazze con i comizi, ma con iniziative concrete e pertinenti.

Devono, ma subito!