Borghezio 'mette la Sicilia in vendita' per sconfiggere la mafia

Ecco l'ultima sparata dell'eurodeputato leghista.
La “proposta” è stata lanciata  ieri 17 aprile in collegamento telefonico durante il talk show di Klaus Davi  Klaus Condicio: “Inutile negare che la mafia in Sicilia e la camorra in Campania sono saldamente radicate nel territorio, quindi una soluzione potrebbe essere che Monti la venda a uno stato estero o a qualche miliardario visto che non si riesce ad estirpare il malaffare troppo radicato. Nonostante i numerosissimi siciliani e campani onesti non c'è speranza”.

Ecco la ricetta dell’avvocato torinese col passato nella Jeune Europe – movimento nazionalrivoluzionario –  per  distrarre l’attenzione dai fatti di via Bellerio (sede della Lega Nord) dove a quanto pare la corruzione ed il malaffare erano di casa.  Mentre la magistratura tenta di sbrogliare la matassa fra diamanti, lingotti, Audi,   quattrini buttati al vento per far laureare trote all’estero  ed un tesoriere indagato contemporaneamente da tre diverse procure per appropriazione indebita e truffa , Borghezio  trova il barbaro coraggio – effettivamente c’era d’aspettarselo essendo un Barbaro sognante – di continuare a dileggiare il Sud. Sud che ha dato il proprio contributo attraverso le tasse a quei rimborsi elettorali che Bossi & Co pare abbiano mangiato per anni a quattro ganasce. Ci vuole proprio una bella faccia tosta. E lui ne ha da vendere.  Ne ebbe – si suppone – quando a La Zanzara  definì come “condivisibili” le idee espresse da Anders  Behring Breivik, l’uomo che ha confessato di essere il responsabile degli  attentati del 2011 in Norvegia che hanno causato settantasette morti e novantasei feriti.  Con Borghezio si raggiunge il grottesco quando a voler dare lezioni di (Lega)lità è lui, che risulta condannato in via definitiva  per aver incendiato i pagliericci di alcuni immigrati che dormivano. È chiaro che non esistono reati senza vittime ma questo a mio avviso è particolarmente reprovevole vista la carica di crudeltà, l’assenza di necessità e soprattutto la vigliaccheria del gesto.  Egli, come tutti i leghisti della boria e della supponenza ne ha fatto un mestiere. Da più di vent’anni  insultano il Sud, sparano a zero su “Roma Ladrona”, ostentando un concetto di superiorità manifesta, col fare da primi della classe, di chi è candido, di chi ha la coscienza pulita, e poi  li abbiamo scoperti essere i più guasti.  Borghezio è il perfetto rappresentante di un partito arrogante e  goffamente demagogico che ha fallito su tutta la linea: politica, progettuale e soprattutto morale. Il cui leader  – Bossi –  con quell’aria da statista neofita, sentenziava parole di disgusto verso i meridionali salvo poi pensare alla Famigghia, facendo eleggere il figlio ventiduenne dalla carriera scolastica disastrosa  e dalle quantomeno dubbie qualità intellettive  alle ultime elezioni regionali lombarde, dando chiaro esempio di nepotismo, e che sembra aver ristrutturato casa Bossi coi soldi pubblici,  e si suppone abbia dirottato ben un milione e centoventimila euro per la scuola Padana  di sua moglie e via discorrendo.

Per la serie: da che pulpito viene la predica.

 

Davide Bellavia