PADRE GUGLIELMO DA CASTELLANA: SACERDOTE CAPPUCCINO MISSIONARIO IN COLOMBIA
- Castellana Sicula,
- Speciali,
- Alessandro Macaluso
Nell’anno del centenario della sua nascita si ricorda il madonita illustre benefattore della gioventù Narinense
Nato a Castellana Sicula il 25 aprile 1912, Francesco Bellina, questo il suo nome di battesimo, intraprende gli studi a Palermo, all’età di 15 anni riceve la chiamata di Dio e si unisce all'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, prosegue la sua preparazione culturale e spirituale a Roma, laureandosi in filosofia. La tesi, premiata con 110 e lode e insignita di medaglia d'oro, analizza “La filosofia del comunismo nel pensiero del suo più grande critico, il Labriola”. Ordinato Sacerdote Cappuccino nel ‘37, Guglielmo si dedica ai bambini non protetti e ai giovani, intraprendendo un lavoro sociale, in un quartiere povero di Palermo, dove si dedica alla formazione di ragazze sotto Maria Goretti. Nel 1951 lascia il capoluogo siciliano e parte missionario in Colombia intraprendendo una celebre opera apostolica mirata a garantire un futuro dignitoso alle popolazioni dell'America Centrale, con l'apertura di scuole e centri di assistenza sociale e sanitaria.
A San Juan de Pasto, città della Colombia e capoluogo della provincia di Nariño, a 2500 m ai piedi del vulcano Galeras sulla Cordillera Central, Padre Guglielmo da Castellana, nel 1958, fonda e dirige l'Associazione “Maria Goretti” e il Centro di educazione media diversificata e di studi superiori, ispirandosi all'elevazione morale e sociale della gioventù femminile, alla difesa dei suoi diritti e della sua dignità umana e cristiana.
La precaria condizione sanitaria, la denutrizione, la povertà e tutti i pericoli a cui era esposta la gioventù del posto, ispirò il Padre Cappuccino a una serie di iniziative che hanno rivoluzionato lo stato sociale di una Nazione. Istituisce quindi l'assistenza medica gratuita per tutti i fanciulli controllando le epidemie e limitando notevolmente la morte infantile migliaia di infermi, in particolare bambini con scarse risorse economiche furono in questo modo assistiti. Si aprirono anche dei ristoranti scolastici, mirati a garantire un'alimentazione appropriata, poiché la denutrizione è la causa scatenante dell' infermità. Guglielmo diceva sempre: “Che potrà fare una fanciullezza femminile povera che non può continuare a studiare? Lasciarla senza lavoro ed oziosa, si trasforma in uno dei peggiori pericoli sociali. Bisogna insegnarle ciò che è proprio del suo sesso e prepararla alla sua futura funzione di Madre”.
Il missionario castellanese apre laboratori di arti femminili con le specializzazioni in taglio, confezione, ricamo e tessitura, a macchina e a mano, e arti regionali, consentendo a molte donne di conseguire un diploma, quindi la possibilità di apprendere a lavorare. Per andare incontro alle famiglie lontane dalla città e rassicurare i genitori, che non permettevano alle loro figlie di avventurarsi da sole, l'infaticabile missionario apre una Residenza Studentesca per accogliere le ragazze provenienti dalle campagne. Un convitto che oggi ospita fanciulle e centinaia di giovani, molti dei quali sono oggi insegnanti dello stesso Collegio “Maria Goretti”. Sorretto dal suo immenso amore per il prossimo, padre Guglielmo dà vita alle prime Scuole Gorettiane, crea l'asilo, il pre-asilo e il corso completo delle Elementari. Dopo aver aperto le scuole per la formazione di base, si rese necessario l'insegnamento Secondario, quindi l'apertura dei Los Bachilleratos, che sono dei veri istituti tecnici superiori finalizzati alla formazione. Tra gli indirizzi si ricordano il Tecnico commerciale, il Pedagogico, l' Accademico e di Promozione Sociale. Rendendosi conto dell'urgente bisogno nella regione di Nariño, di professionisti di indirizzo Tecnico e Tecnologico, dà il via alla creazione degli Studi Superiori. Il religioso ottenne anche la collaborazione del governo olandese per costruire a sue spese l'edificio per gli Studi Superiori e nel 1982, alla presenza del Presidente della Repubblica e dell'ambasciatore italiano e olandese, inaugura il Centro Educativo Superiore Tecnologico con le facoltà di Disegno Architettonico, Topografia, Scuola Materna, Educazione Fisica, Contabilità e Ceramica. Le benemerenze ricevute presso Enti ed Organismi Internazionali rende padre Guglielmo, forgiatore della gioventù narinense, un educatore accreditato che gli permettono di ottenere cospicui contributi ed elargizioni per il futuro dell' Opera Gorettiana.
Il suo encomiabile operato verrà pubblicamente lodato anche dal Presidente della Repubblica, Misael Pastrana Borrero, che ha detto: “Se il denaro dello Stato fosse sempre investito come lo ha saputo investire questo umile cappuccino siciliano, a quest'ora il problema dell'educazione in Colombia sarebbe stato risolto da molto tempo”.
Nel 1983 il cappuccino siciliano è proclamato UOMO DELL'ANNO, cioè IL BENEFATTORE DELL'ANNO. Il piatto d'argento avuto in dono durante la cerimonia è custodito nel Museo della parrocchia di Castellana Sicula.
La Colombia e la provincia di Nariño divennero la sua seconda Patria. Anche se ammalato e invalido vuole tornare al suo Centro Maria Goretti per offrirle gli ultimi anni della sua vita.
Guglielmo da Castellana muore il 30 luglio 1986 e dinanzi alla salma sfilarono per tre giorni 250.000 persone, che lo piansero come un padre, un amico, un benefattore.
Un uomo povero e senza denaro proprio capace di creare un Monumento di Sapienza umana e cristiana, IL CENTRO DI EDUCAZIONE MEDIA DIVERSIFICATA E STUDI SUPERIORI MARIA GORETTI.
Tra gli scritti più importanti: Filosofia personalizzare e umanizzare il Center for Advanced Studies Maria Goretti; Le beatitudini delle donne; La vita cristiana è una vita di attesa. Tanti i premi e i riconoscimenti con cui è stato insignito; si ricorda ad esempio l’ "Angel Alejandro Escobar Award" per la sua opera di carità; la "Medaglia d'oro Camilo Torres" Governo nazionale. "Medaglia al Merito della Città di Erba", "Ordine del Gran Cruz", il sindaco di Pasto eccetera.
Padre Guglielmo adesso è sepolto a Pasto. Castellana Sicula ricorda con affetto l'insigne missionario con una piazza, fortemente voluta dall’allora parroco di Castellana Sicula Padre Abbate, che la fece intitolare al concittadino cappuccino in segno di riconoscenza, di affetto e di imitazione.
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