Centocinquanta + Uno: a un anno dai festeggiamenti, cos'è rimasto?
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- Davide Bellavia
L’anno scorso di questi tempi l’Italia tutta da nord a sud, da Pinerolo a Ragusa faceva orgoglioso sfoggio del Tricolore. Sembrava che a distanza di centocinquant’anni ci eravamo riusciti, eravamo finalmente una nazione in cui tutto il popolo si riconosceva nei colori della nostra bandiera. Era davvero così? Lo stivale si mostrava a noi ammantato tutto di verde bianco e rosso anche in quei comuni amministrati da quei “Barbari sognanti” che sono soliti, a loro detta, servirsi di quella bandiera per pulircisi le pubenda, oppure comuni le cui amministrazioni avrebberero preferito un solo colore della nostra insegna, il rosso, magari se faceva da sfondo ad una falce ed un martello. Per non parlare della bagarre venuta a crearsi in seno alla provincia autonoma di Bolzano che di esporre il nostro vessillo, proprio non voleva saperne. Almeno di quest’ultimi si apprezza la coerenza. A un anno di queste cialtronate demagogiche e populiste cosa resta? Credo sia giunto il momento di fare un bilancio, tantopiù che per le prossime amministrative che vedono coinvolti diversi comuni tra cui il nostro nessuno, almeno finora, ha speso una parola. I leghisti trovatisi a corto di carta igienica all’atto della defecazione hanno ripreso ad usare gli italici veli di morbidezza; i rossi sono tornati sui propri passi riprendendo ad essere i maggiori estimatori delle qualità infiammabili del tricolore. Certo sarebbe facile parlare d’ipocrisia, ma allora non sarebbero ipocriti anche tutti quelli che si ricordano di essere italiani ogni quattro anni, per i mondiali, e se gli chiedi quali sono i colori della nostra bandiera rispondono asciutti: Bianco, rosso e verde? I comunisti hanno approfittato dell’occasione per ripulirsi la fedina dal loro passato partigiano e bolscevico, i leghisti, in quanto forza istituzionale volevano nascondere il loro lato secessionista sotto le note di Mameli. Ecco cos’è l’ipocrisia. Entrambe le forze politiche erano quanto di più lontano dal concetto di Patria ma nonostante ciò non vollero restar fuori dall’ondata revanchista.
E’ questo l’attaccamento alla patria? Attendere momenti memorabili per dar onore alla propria nazione, e dietro le quinte organizzarsi per distruggerla? E’ facile sentirsi fieri e sventolare col petto gonfio d’orgoglio un tricolore quando vinci il mondiale o quando per demagogia vuoi far tuoi i moti del risorgimento, tutt’altra cosa è restare fedeli in tempi di magra. Quando invece il proprio orgoglio ed il proprio sacro attaccamento alla bandiera dovrebbero risultare, per certi versi, inversamente proporzionali alle sorti della nazione. Come dire “i veri amici si vedono al momento del bisogno”.