SE UN PUGNO DI PAZZI CAMBIA LA STORIA

Confesso di essermi emozionato nel leggere tra i candidati sindaco “Vittorio Sgarbi – Partito della Rivoluzione”.
Difficile emozionarsi per qualcosa che abbia a che fare con la politica, almeno per quanto mi riguarda. Fa parte delle cose che non riterresti mai potessero accadere.
Ma questa che un pugno di pazzi ha voluto combattere non era una battaglia politica. Era molto di più. E’ stata la volontà di svincolarsi da una logica di regime che il PDL ha voluto imporre perfino in contrasto con le più elementari regole di autoconservazione andando ad appoggiare un candidato sindaco perfino di un altro gruppo politico ultraminoritario.
E’ stata la volontà di ribellarsi a chi, forte di una boria ingiustificata, pretende di cacciare e/o insultare gratuitamente chi dissente, di denigrarlo, di ferirlo moralmente infischiandosene del popolo, quando è allo stesso popolo che deve la carica che sta ricoprendo.
Sarebbe facile ora dire a chi di dovere: “Ma dov’è la candidatura unitaria del centro-destra che avevate promesso?” Ci sono tre candidati nel centro destra. Ve ne siete accorti?
Era una questione di giustizia rendere il pane a questi personaggi. Affinchè un giorno questo partito potrà essere migliore perché, statene certi, la prossima volta che essi proveranno ad imporre un candidato, ci penseranno due volte prima di non ascoltare la periferia e calare da Palermo come demiurghi con le stelle di latta appuntate sul petto.
Non è stato facile. A Parte gli insulti e i lazzi questo pugno di pazzi era solo, determinato ma consapevole che una battaglia difficilmente può essere vinta se contando i partecipanti entrano nelle dita di una sola mano.
Poi è accaduto che altri si siano uniti. Per primo il gruppo di Calabrese.
Questo ha determinato una presa di coscienza nella città totalmente differente.
Se alcuni gruppi hanno inteso condividere questo percorso coi pazzi di cui sopra, allora essi non erano più soli, allora il progetto non era più inconsistente e animato solo da vaga ideologia donchisciottesca, ma aveva una connotazione reale con la quale doversi confrontare e con la quale dover riflettere se non fosse il caso di prenderla seriamente in considerazione per appoggiarla.
Naturalmente il resto lo ha fatto Vittorio Sgarbi con la sua carica di onestà intellettuale che la gente riconosce e nella quale si riconosce sempre di più.
Ovviamente mi è dispiaciuto non condividere questa battaglia con persone che stimo, e mi riferisco a Simona Vicari, al mio amico Marco Larosa, ai ragazzi della Giovane Italia.
Ritengo che ci saranno altre battaglie da poter combattere insieme.
Ma questa non poteva esserlo.
Oltre al percorso politico che non ho condiviso ma di cui si poteva discutere, oltre al fatto che ritengo sinceramente Vittorio Sgarbi il miglior sindaco possibile per Cefalù, ci sono cose che vanno oltre la politica e le sue regole.
E cioè l’onore personale che nel caso del pugno di pazzi è stato totalmente infangato e umiliato. Non si fa politica in questo modo, non con chi si è onorato di farne parte dal lontano giorno della sua fondazione.
A questi personaggi che hanno ritenuto di dover commentare che si fa della filosofia, a questi personaggi che hanno detto di non rimettere più piede nella sede del PDL, a questi personaggi che in modo sprezzante hanno etichettato l’ideologia dei pazzi come “un gruppo di coglioni che non ha voti e quindi meglio perderli” andava data una risposta.
E la risposta è: chi ha i voti può portare solo quelli, chi ha le idee i voti li può moltiplicare.
Pensateci. La prossima volta.

Claudio Barbera