ESPERIENZA STATUNITENSE DI UNA PETRALESE A WASHINGTON

La dottoressa Alessia Gallo (nella foto), come molti laureati italiani, all’estero per mettere a frutto la propria professionalità 

L’emigrazione di persone di talento e specializzate verso Paesi stranieri è comunemente sintetizzata con l’espressione “cervelli in fuga”. Tanti i giovani neolaureati che dall’Italia, dove è quasi nulla l’attenzione verso l’università e la ricerca, vanno verso i grandi centri che calamitano da tutto il mondo persone preparate e brillanti. Un esodo che coinvolge tanti giovani, molti siciliani, e tra questi anche la Dottoressa Gallo Alessia, donna madonita e petralese, con alle spalle un curriculum di tutto rispetto. Con una laurea in Scienze Biologiche conseguita presso l’università di Palermo la Dr.ssa Gallo intraprende il dottorato di ricerca in Biologia molecolare, Microbiologia e Genetica molecolare presso il Dipartimento di Biopatologia e Metodologie Biomediche, un Master Universitario di II livello in Biotecnologia, ricerca Applicata, Management e impresa. Le prime esperienze lavorative presso il Dipartimento di Biopatologia e Metodologie Biomediche dell’Università di Palermo dove si occupa di “Ricerca di geni candidati nell’Autismo” e di “Correlazioni tra il pathway di Ras e il metabolismo del galattosio”. Nell’A.A. 2004–2005, lavora all’A.R.N.A.S. dell’Ospedale Civico e Benfratelli. G. Cristina di Palermo come docente del corso universitario in Genetica Med/03 di Infermieristica; qualche anno più tardi, sempre con l’Ateneo palermitano, si occupa del “Monitoraggio aerobiologico dei pollini e delle spore fungine in Sicilia: caratterizzazione allergenica e proteomica.” Dal 2009 è negli Stati Uniti, presso il National Institute of Health, lavora per il National Institute of Dental and Craniofacial Research (NIDCR)/Molecular Physiology and Therapeutics Branch, dove si occupa dello studio dei miRNA come marcatori nella Sjogren Syndrome. Già oggi può vantare alcuni congressi negli USA e in Europa, oltre un importante riconoscimento del National Institute of Health conseguito nel 2010.
Lei si ritiene una persona normale che fa semplicemente con passione il proprio lavoro e niente di più  e ci spiega di essere andata all’estero per un caso fortuito, per via di alcuni amici, che vivono e lavorano a Washington, dove le hanno consigliato di presentare il proprio curriculum perché richiedevano una posizione in cui erano richieste le conoscenze in possesso dalla biologa siciliana.  “L’idea di andare all’estero per un periodo più o meno lungo è sicuramente un’esperienza formativa e indispensabile per chi fa il mio lavoro; – mi conferma – al tempo stesso la considero un’esperienza che permette l’acquisizione di un bagaglio culturale e  un’esperienza di vita non indifferente”.
Quando le chiedo di parlarci della sua attività negli Stati Uniti presso il National Institute of Health, Ente Governativo Americano preposto alla Ricerca in campo medico chiarisce in cosa consiste il suo lavoro. “Come gruppo ci occupiamo di una patologia cronica autoimmune chiamata Sindrome di Sjögren, che causa secchezza della mucosa orale e oculare. Come altre malattie autoimmuni, la Sindrome di Sjögren può danneggiare organi vitali e può essere caratterizzata da livelli d’intensità variabile: alcuni pazienti possono avere dei sintomi molto lievi, mentre altri possono alternare periodi di ottima salute seguiti da periodi di tumefazioni parotidee, artralgie, febbre”. L’equipe con la quale collabora è composta da persone provenienti da altre Nazioni quali Grecia, Ungheria, India e Cina. “Questo è uno degli aspetti più interessanti, - continua - perché non solo si ha la possibilità di conoscere differenti approcci culturali, ma si raggiunge la consapevolezza che il nostro Paese, con il nostro sistema scolastico risulta sempre competitivo ed è in grado, nonostante le difficoltà, di formare persone preparate”. La dottoressa Gallo non è la sola madonita presente, poiché nello stesso dipartimento si trova anche un altro conterraneo: Giovanni Di Pasquale, un ricercatore di Gangi. Sebbene si trovi bene e consideri l’esperienza statunitense formativa e altamente qualificante, non nega il desiderio di tornare in Italia dove mettere le basi per nuove soddisfazioni professionali ma restando più vicino ai propri luoghi e accanto ai propri affetti.