Passione per il teatro nella Passione di Cristo

Continua il processo di valorizzazione della lingua siciliana intrapreso oramai da diversi anni da Giampiero Farinella e l’Associazione Culturale Teatro della Rabba. Lo scorso trentuno marzo infatti, presso la chiesa della Santissima Trinità alla Badia, in Petralia Sottana la compagnia teatrale ha portato in scena il Dramma Sacro “Agnidduzzu NNuccenti” dello stesso Giampiero Farinella. Testo che volutamente si rifà al Mortorio un riadattamento dell’opera di Filippo Orioles “Il riscatto di Adamo nella morte di Gesù” del 1750. A differenza della Casazza e della Chercha, altre trasposizioni del testo dell’Orioles, il Mortorio nasce in Sicilia, mentre i primi due traggono origine nella cultura genovese, e fa del siciliano punto cardine della rappresentazione. L’uso all’epoca del siciliano non era certo una scelta stilistica, ma un mezzo per avvicinare e far comprendere i testi sacri e i riti liturgici al popolo “minuto” privo della conoscenza della lingua latina con cui venivano celebrate tutti gli atti di culto. Testo scritto quindi per il popolo e che immancabilmente negli anni ne ha subito le influenze, così le figure auliche del Cristo o di Maria assumono un tono più umano che divino, le loro sofferenze diventano specchio delle tribolazioni terrene degli interpreti, sino ad entrare nel linguaggio comune di tutti i giorni con forme di espressione come: “Fari comi na Maria” che indica appunto nel gergo comune la disperazione massima per una persona. Oltre a queste peculiarità, “Agnidduzzu nnuccenti” nei suoi tredici quadri, prende spunto dal Mortorio anche nella scelta di un'unica scena fissa, altra sostanziale differenza con la già citata Casazza che nel corso degli anni ha assunto il ruolo di rappresentazione itinerante. La scelta di questa staticità è stata fortemente voluta per dar maggior risalto alla parola stessa e senza dubbio avvantaggiata dalla presenza della monumentale icona marmorea di Giandomenico Gagini. Opera che ha accompagnato il testo attraverso l’uso delle immagini raffigurate nelle formelle dell’abile scultore. Se da un lato la chiesa della Santissima Trinità si prestava coreograficamente alla rappresentazione sacra, diveniva nei minuti precedenti allo spettacolo un limite. Gli attori della rabba costatavano infatti, con profondo rammarico, che la capienza della chiesa non era bastevole alla richiesta del pubblico, parte del quale ha assistito allo spettacolo addirittura nella scalinata prospicente alla chiesa. Ai quindici attori del teatro della rabba, che nello spazio di un mese sono passati con naturalezza da un testo brillanta come “Un medico in famiglia” ad un dramma, vanno aggiunti i componenti del  gruppo Jacaranda ed in particolar modo alla fantastica voce di Giusy Ruvutuso. Menzione di merito va anche al gruppo Lamentatori di Alimena i quali con orgoglio e devozione  hanno intonato i celebri canti della Settimana Santa che raccontano la Passione di Gesù e il dolore di Maria. Poesie quasi singhiozzate, cantate ad una sole voce alla quale poi si aggiunge l’accompagnamento corale. Vere preghiere di invocazione al perdono e alla remissione dei peccati, vengono tramandate di generazioni in generazioni dalle confraternite e conservano ancora la cadenza araba. A conclusione dello spettacolo l’associazione Teatro della Rabba ha voluto regalare un ulteriore perla attraverso la voce di Giuseppe Macaluso che ha intonato il brano dell’Exultet accompagnato all’organo del Maestro Lorenzo  Profita.