CITTÀ E SOCIETÀ: un binomio inscindibile
- Castelbuono,
- Redazione
La città, latu sensu,il luogo dove si focalizzano i più disparati problemi della società e realizzate le più articolate tendenze di sviluppo politico e culturale di una comunità , ma anche dove si manifestano, per essere interpretati, i mutamenti di una economia sempre più globalizzata e le trasformazioni sociali percepite nei loro caratteri costitutivi. Allo stesso tempo la città dovrebbere concedere alla società che vi vive , gli spazi necessari alla sua articolazione, e ai cittadini l' opportunità di conseguire quella maturità necessaria per mitigare sul nascere gli inevitabili conflitti sociali canalizzando le diversità verso la scoperta di nuove forme d' integrazione e di comprensione.
I processi dello sviluppo urbano diventanto, pertanto, il medium pel tramite del quale le condizioni generali di vita - abitudinarie, temporali o consolidatesi nel tempo - assumono intensità sino a dare luogo a raggruppamenti etnicamente omogenei come le chinatown sparse nelle metropolis dei continenti: little italy a New York, piccola ankara a Berlino, o le comunitàrabo-islamiche che stentano ancora a trovare un assetto stabile in particolare all' interno della struttura della città europea. La quale, se alla fine degli anni Ottanta poteva registrare lo stesso tasso di criminalità del South Bronx newyorkese, gli studiosi di sociologia urbana ancora oggi, propendono per la tesi secondo la quale , p.e., la condizione di New York di quegli anni altro non fu che la quintessenza di una inamissibile underclass-ghetto o ghettizzazione di settori della società. un discorso, questo, che ci porta a considerare l' incomprensibile comportamento di amministrazioni comunali e istituzioni locali di alcune città italiane (e di recente anche a Monaco e Berlino) - non esclusi taluni organi di polizia - in riferimento al ripetersi di gravi fenomeni di criminalità giovanile nelle stazioni metropolitane e in aree ad elevato degrado sociale rappresentativamente di città come Napoli (Secondigliano, Scampia, Palermo (Zen), etc.
Presumibilmente il paradosso è spiegabile, da un lato, in ragione della considerazione che in età medievale la città - difesa dalla campagna, dove operavano squadre di masnadieri, da una cinta muraria - era un luogo relativamente sicuro; dall' altro, in ragione della crescente sensibilità dlla società del tempo nel recepire comportamenti altri, diversamente dalle disponibilità nelle società contemporanee di accettare comportamenti limitativi di certe libertà individuali.
Le caratteristiche oggettive in base alle quali è possibile definire la città moderna e contemporanea - dimensione, densità, eterogeneità, divisione del lavoro, etc. - esprimono gia in sé problemacità e ambivalenza in quanto strutturate da sentimenti di estraneità e anonimità e, contemporaneamente, da una quantità di interdipendenze tra soggetti di diverse origini, estrazioni e provenienze. Ed è strano, quanto e sino a un certo punto incomprensibile, come tali premesse possano finire col fare della città un luogo della produttività, dell' innovazione e della opportunità di accesso ad un processo sociale (che può diventare "benessere") sino all' affrancamento dell' individuo dalle coercizioni o limiti tipici delle piccole comunità (di paese e centri minori) alimentando la predisposizione verso comportamenti di normalità. Anche se nella sua anonimità la Groß-Stadt offre nicchie che consentono l' emancipazione dall' ordine morale dominante e far si che gli individui si possano incontrare nella loro individualità intrinseca. Anche se il confronto con soggetti di culture diverse innesta, talvolta, delle crisi, temporanee o permanenti, a seconda della permeabilità individuale al contatto ed al transfer di esperienze.
Certo,
estraneità e anonimità possono, anche, generare insicurezza e condurre alla ricerca di compensazioni con il rischio di andare incontro al piacere ad ogni costo e, conseguentemente, a pericoli e a chance i più imprevedibili che potrebberi rivelarsi di turbamento di un equilibrio sociale consolidatosi nel tempo. Ma questa è la Groß-Stadt: la stessa che attrae e che può anche respingere; donde il controllo visto come una auto-imposizione di regole (scritte e non scritte) che si conquista in un alternarsi di comportamenti d' indifferenza e di tolleranza verso gli altri.
Chi vive nella città deve fare sua la premessa che l' altro è una individualità dalla quale il suo carattere può essere più o meno influenzato. Un comportamento caratterizzato dalla disponibilità all' umanità ed all' apertura verso un umanesimo sociale che ci devono porre nella condizione di rispettare l' individualità dell' altro nel momento i cui si prospetta l' ipotesi o la volontà o il rischio di una conflittualità.
La premessa del venir meno di quella non più sentita cultura urbana fondata sulle diversità e sulle difrenze, espressione di un enorme potenziale produttivo ed emancipatorio, è un precario equilibrio del controllo sociale che si manifesta allorché l' individualità dell' uno di accinge a minacciare la sfera individuale dell' altro.
Un invito,
pertanto, alle istituzioni democratiche (politiche, economiche, sociali e culturali) affinché si aprano alla società (multietnica) ed ai suoi complessi, quanto molteplici problemi e bisogni, nell' intento di dissipare i rischi di emarginazione dei gruppi sociali deboli e i pericoli di demonizzazione di coloro che del potere fanno un uso improprio.
Nicola Piro