ULTIMA CHIAMATA PER IL PDL

Sul discorso che ha fatto oggi Vittorio Sgarbi al Sea Palace leggerete senza dubbio resoconti più dettagliati da parte dei giornalisti presenti.
    Domani ne avrete una panoramica esauriente che, sebbene il giornalismo spesso pecchi di appartenenza politica, non potrà discostarsi dalle considerazioni ovvie che sia stato un successo di pubblico e di opinioni.
    Vorrei concentrarmi sul discorso fondamentale pronunciato da Vittorio Sgarbi che può essere sintetizzato come segue: “Ho raccolto l’invito di una larga parte della politica locale che ha inteso ritenermi come candidato condiviso per questa città e per questo sono qui in questo momento, pur tuttavia dovendo rimarcare il fatto che chi mi ha chiesto la candidatura nel frattempo si sia eclissato per motivi non ben conosciuti.”
 Si fanno i nomi di Roberto Corsello, di Simona Vicari e di Gianfranco Miccichè, che continuano, peraltro, a manifestare il loro silenzio  rispetto alle dichiarazioni di Sgarbi che sono precise e circostanziate.
    Dunque chi tace acconsente e andiamo avanti.
    Questi fatti sono conosciuti e sono solo la premessa di un discorso davvero illuminato che suona più o meno così: “ Non sono venuto qui per dividere, ma caso mai per unire, dunque mi rivolgo a chiunque sia candidato sindaco per dichiarare che la mia presenza ha senso se è condivisa dalla base della politica cefaludese”
    Il discorso, sebbene sia stato raccolto in modo totale e incondizionato da Francesco Calabrese “faccio cento passi indietro” e, parzialmente da Mauro Caliò, aveva un altro destinatario e cioè il dottor Croci “Credevo fosse qui ma forse gli hanno vietato di intervenire”.
    Il discorso di Vittorio Sgarbi continuava in modo davvero consistente: “Facciamo le primarie postume; se gli elettori cefaludesi riterranno che la mia presenza non sia di nocumento alla città ma sia di spessore ritengo di dare il mio contributo” (sintesi estrema)
    Questa apertura democratica è un evidente riferimento a coloro che nel PDL non hanno avuto il coraggio politico di misurarsi con la base ma hanno imposto un candidato dall’alto e, pertanto, Vittorio Sgarbi ha, correttamente, rimandato la palla nel campo avverso in modo elegante e nel contempo definitiva.
    Ora, chi voglia sottrarsi a questo tipo di verifica è da considerarsi compiacente rispetto alla politica muscolare dello scontro e non della condivisione.
    Vittorio Sgarbi ha porto una mano che se non viene altrettanto tesa giustificherà qualunque tipo di atteggiamento teso alla contrapposizione.
    Noi ci aspettiamo che il candidato Croci voglia rispettare quanto dichiarato da Vittorio Sgarbi e sottoporsi al giudizio delle primarie postume. Diversamente muoia Sansone con tutti i filibustieri (come diceva un mio amico che non sapeva chi fossero i Filistei).
    Ma ciò allora non sarà colpa dei traditori quali Giusi Farinella et similia.
    Ad maiora.

Claudio Barbera