RIPARTE IL TEATRO DELLA RABBA

“L'attesa del piacere è essa stessa il piacere.” sosteneva il filosofo drammaturgo Gotthold Ephraim Lessing. Sicuramente lo avranno pensato i presenti al Cine Teatro Grifeo  alla fine della piece “Un medico in famiglia” portata in scena dall’Associazione culturale Teatro della Rabba.
Una attesa di circa un anno, se si esclude la “Serenata a zita” dello scorso agosto, dovuto più che dalla volontà degli attori, da una serie di vicissitudini che hanno costretto al rinvio della rappresentazione pronta per gli inizi di dicembre dell’anno passato. Soddisfazione maggiore quindi, per la compagnia teatrale petralese, che nello scorso duemila undici suo malgrado, non era riuscita a garantire, come in passato,  quella continuità, con cui aveva abituato molti, negli ultimi cinque anni, calcando le scene in ben venticinque spettacoli.
“Un medico in famiglia” quindi rappresenta un punto di ripartenza per i ragazzi della Rabba, che comunque già nel 2012 avevano dato il proprio contributo alla “Festa della cucchia”, tenutosi a Petralia Sottana lo scorso gennaio , con il monologo “A Vecchia porta i cucchi” di Scelfo Calogero e Gianpiero Farinella.
La rappresentazione di sabato scorso è quindi un chiaro segnale di impegno per il proprio paese, da parte dell’associazione della Rabba, che ha voluto così aprire i festeggiamenti per i centocinquanta anni dell’inaugurazione del Teatro Grifeo, stabile senza dubbio legato a doppio filo con il sodalizio, di cui l’associazione ha preso l ’antico nome.(ndr Magazzino della Rabba).
Si può quindi affermare, senza remore di smentita, che non si poteva avere miglior inizio, il Grifeo infatti risultava gremito in ogni ordine di posto, molti stoicamente hanno seguito le due ore di spettacolo addirittura in piedi.
Coraggio, certamente premiato, dall’esilarante commedia degli equivoci portata in scena, abilmente da tutti gli attori, dalle vecchie glorie che da tredici oramai anni calcano il palco, ai più giovani provenienti dall’esperienza del ultimo Rabba lab  Un ritorno alla comicità, dopo i temi impegnati della Buona Novella, certamente gradito dal pubblico, che di certo non si è pentito della spesa del costo del biglietto.
La scelta di sbigliettare era una sfida che si era preposta l’associazione, un esperimento, magari da ripetere, alfine di non pesare in toto sulle casse comunali, messe a dura prova dalla crisi.
Unico rammarico della serata, il non aver potuto garantire la visione a tutti coloro che non sono riusciti ad assistere una volta raggiunta la capienza massima del teatro.
Di certo visto la pioggia di consensi, c’è in progetto di replicarla in estate, ci si dovrà comunque confrontare con la nuova amministrazione comunale che si insedierà il prossimo maggio e con il gia calendarizzato impegno della “Serenata a Zita” del diciotto agosto.
L’associazione sino ad allora non resterà comunque a guardare, infatti come annunciato a fine serata ci sono gia in cantiere due diversi appuntamenti “Agnidduzzu ‘nuccenti” e lo spettacolo finale del Rabba lab. Il primo, verrà portato in scena sabato trentuno marzo presso la chiesa della Santissima Trinità, conosciuta da molti come Badia. La maestosa icona marmorea di Giandomenico Gagini, farà da scenografia alla messa in scena della passione del Cristo attraverso il racconto in siciliano degli attori e le litanie del gruppo lamentatori di Alimena. Formula, già collaudata in occasione del decennale dell’associazione, viene riproposta in una nuova veste ed arricchita da altri commoventi personaggi, integrati dall’autore Giampiero Farinella. Per fine maggio è previsto invece la commedia brillante “L’arma a Dia e a robba a cu Tocca” di Calogero Scelfo, con la performance dei ragazzi del laboratorio Teatrale.  Il “Rabba Lab”giunto alla sua seconda edizione vanta la partecipazione di ben quattordici ragazzi, comprensivi tra la fascia di età che va dai dodici ai sedici anni. Progetto partito un anno fa circa, anche lui ha sofferto del ritardo legato ai problemi dei ragazzi della rabba, ripropone a dieci anni di distanza la commedia brillante “L’arma a Dia e a robba cu tocca” che tante soddisfazioni aveva dato alla compagnia stessa, aggiudicandosi nel duemilatre il premio “Il volto della maschera” come migliore regia e miglior testo.