Banchetto informativo Sabato 28 a Petr. Sottana, Donenica 29 a Petralia Soprana

Giù le mani dall' acqua e dalla democrazia!  Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l' affermazione dell' acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali delle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica. Il voto ha esposto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace dio rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precdenti. A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l' escusione solo formale del servizio idrico integrato. Utilizzando come espediente la partecipazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti aveva paventato di repliche e approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull' acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si metteva all' angolo l' espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciando ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato e cercando d' evitare che il "contagio" si estendesse fuori Italia.
                                                                  Noi non ci stiamo     
L' acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato. I beni comuni sono l' humus del legeme sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria. Ma sorgo un' enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna "esigenza" di qualsivoglia mercato può impunemente violare l' esito di una consultazione democr5atica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.
Chiediamo con determinazione al Governo Monti d' applicare da subito gli stessi referendari.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano e l' applicazione degli esiti referendari.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di mobilitarsi per la difesa del voto referendario per chiedere al governo provinciale, regionale e nazionale l' applicazione degli esiti referendari.

Calogero Cerami
Comp. Prov. di Liberacqua