Urlare e non mormorare

In questo momento a Cefalù il dibattito politico si svolge all'insegna dei nomi dei possibili candidati a sindaco e siamo tutti presi da scambi di sgarbi e gentilezze, a seconda della nostra educazione.

Ma mentre qui parliamo dei nomi dei probabili candidati, altrove - nel resto d'Italia, in Europa e nel Mondo intero - accadono fatti e si fanno scelte, le cui conseguenze avranno un pericoloso impatto con il nostro futuro. Un futuro nel quale entra anche Cefalù, a meno che qualcuno, sgarbatamente o gentilmente, non decida di trasferirla in un altro pianeta.

Per non farci scivolare addosso il tempo, senza cogliere le occasioni che ci offre, sarebbe opportuno che imparassimo a guardarci attorno, per scoprire i veri problemi della società contemporanea e soprattutto per trovarvi soluzioni, consigliate più dall'intelligenza che dal fascino delle promesse o dalla simpatia di chi promette “miracoli”. Perché si tratterrebbe proprio di miracoli, se non ci si è resi conto della causa vera dei problemi.

Per riuscire in tutto ciò, niente è meglio che educarci nella cura di capire e consigliare l'amministrazione del nostro Comune. Da qui, da questa scuola “elementare”, potremmo poi passare ad affrontare i più difficili problemi della Nazione e dell'Europa. Lo so, qualcuno propone arrivi “stranieri”, ma costui non si rende conto che il male che ne deriverebbe durerebbe tanto tempo quanto quello della maledizione di Cam da parte di Noè. Equivarrebbe a non educare con l'esempio e con l'esperienza all'esercizio della propria libertà e della democrazia.

Ecco perché, da liberale – cioè da amante della vera libertà – non condivido certe strane scelte. E non soltanto quella di coloro che chiedono una candidatura Sgarbi, ma anche quella di coloro che aderiscono a partiti politici nazionali o regionali, per averne l'appoggio nella loro battaglia per la conquista della carica di sindaco. Costoro, se hanno questa aspirazione, devono chiedere l'appoggio libero e ragionato dei cittadini e non quello di un “Potere”, che si servirebbe di loro per continuare a tenere in stato di sudditanza gli stessi cittadini. Tra l'altro minandone la stessa salute psichica, perché eserciterebbero il loro potere per mezzo di una burocrazia, che è stata persino causa di suicidi negli ultimi mesi.

Io spero che queste cose finalmente le capiscano i cittadini, che non devono considerarsi impotenti di fronte agli “arrivisti”. Essi hanno il potere di far sentire la loro voce sia prima delle elezioni sia dopo. Il comune non è una nazione o un continente, perché è piccolo abbastanza per far sentire la propria voce: basterà soltanto smettere di mormorare e finalmente parlare a voce alta e, se sarà necessario, a urlare.