I TRISTI FIGURI CHE ODIANO SGARBI
- Cefalù,
- Speciali,
- Redazione
Come già detto in precedenza era abbastanza evidente che l’intellighenzia (?) cefaludese sparasse a zero contro Vittorio Sgarbi.
Ora, premesso che, in ventiquattro ore, Sgarbi ha reso alla città un servizio migliore di cinque anni di amministrazione (?) attraverso la eco che le sue dichiarazioni hanno determinato in Italia, occorre fare un distinguo particolareggiato su chi osteggia la figura di Sgarbi sindaco (caso mai si proponesse, è evidente).
In primo luogo abbiamo la sinistra tout court.
Questi personaggi si indignano per il linguaggio che Vittorio Sgarbi adotta.
Essi, come mammolette indifese e armati di candidi gigli, sono pronti a difendere a spada tratta il civile dialogare contro il lessico triviale soltanto quando ciò appartiene ai loro nemici politici.
Non risulta nessun distinguo quando a eloquire in modo bislacco sono il buon Crozza che, da Tele Kabul, si augura la prematura morte di Don Verzè (triste iettatore, peraltro), né quando dal palco di Piazza Navona una straripante Sabina Guzzanti ci viene a dire, evangelicamente si intende, che il posto di alcuni ministeri occupato da donne sarebbe stato a loro appannaggio “perché hanno succhiato l’uccello a Berlusconi”.
Naturalmente frasi come questa e personaggi come questi rappresentano la libertà di opinione e guai a chi si azzarda a metterlo in dubbio. Sarebbero dei fascisti. Come minimo.
Mentre nel nostro caso la nostra comunità sarebbe ferita dall’eloquio sgarbiano.
Essi, peraltro, dai loro siti istituzionali senza contraddittorio, si impegnano in modo vibrante a farci sapere che “no, la scoperta di Sgarbi non è tale, in quanto il quadro era già stata scoperto da un altro e quindi non vale”, il che fa ridere parecchio perché si evince maggiormente quanto livore c’è nelle argomentazioni di tali giornalisti (?).
Ad essi non importa affatto che Cefalù abbia fatto il giro del mondo e quindi abbia avuto la risonanza mediatica che a noi serve, visto che viviamo di turismo.
Ad essi interessa denigrare l’avversario politico, anche a costo di continuare ad affossare una comunità che è stata già abbondantemente affossata da cinque anni di governo nullo.
La seconda categoria degli osteggiatori di Sgarbi è rappresentata invece da chi, pur appartenente alla stessa area politica, lo denigra “perché l’ha portato un altro”.
Cioè significa che se invece “l’avesse portato” il suo politico di riferimento allora andrebbe bene.
Il che equivale a dire che se mi regalano una Ferrari, io ci devo sputare sopra e la devo equiparare alla seicento di mio nonno, se me la regala tizio, mentre se me la regala caio posso oggettivamente andarne fiero.
O forse questi altri personaggi ritengono che il fatto che “lo porta un altro” equivale a dire che questo “altro” ha il potere di condizionare Sgarbi per fare chissà quali affari loschi in città.
Ebbene essi dovrebbero sapere che, per quanto conosciamo Sgarbi, egli è un personaggio totalmente immune dalle “conbinne” illegali, e affatto strumentalizzabile e pertanto chi lo porta ha il solo interesse che la nostra città abbia quella visibilità che serve alle tasche di tutti.
La terza categoria di osteggiatori è rappresentata dalle istituzioni, ricomprendendo con ciò anche chi aspira a cariche pubbliche nella prossima legislatura.
Non sfugge a nessuno infatti il silenzio totale con il quale le istituzioni hanno “salutato” il riconoscimento del quadro da parte di Sgarbi e che ben ha evidenziato Macaluso nel suo editoriale.
Del resto come potrebbero essere grati a chi, potenzialmente, è in grado di distruggerli elettoralmente?
Né altrettanta sorte può aspettarsi Sgarbi da chi, pur non avendo incarichi attualmente, è in procinto di assaporarli attraverso candidature promesse.
Meglio il silenzio o, altrimenti, l’invettiva contro l’eloquenza “pecoreccia” come dice qualcuno che è stato al governo di questa città (o c’è ancora non so, visto che dalla porta girevole degli incarichi ci passano in tanti) e che si domanda se siamo condannati alla mediocrità.
Naturalmente siamo condannati alla mediocrità, se queste categorie di personaggi continueranno a sparare i loro commenti di parte.
Non lo saremo se la pubblica opinione, fottendosene di questo chiacchiericcio prepagato, saprà cogliere la vera essenza delle cose.
Claudio Barbera