Una straordinaria mobilitazione cittadina per la riapertura dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo
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CULTURA, BENE COMUNE, una straordinaria mobilitazione cittadina per la riapertura dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo uno dei più estesi e affascinanti spazi per la cultura esistenti in Italia e abbandonati in uno stato di devastante degrado dalle istituzioni che avrebbero dovuto preservarlo e destinarlo alla fruizione pubblica. Dal 6 all’8 gennaio 2012 su impulso del movimento I Cantieri che Vogliamo migliaia di persone, aggregate in una forma inedita e attiva di cittadinanza, hanno preso parte all’iniziativa in nome del valore della cultura come bene primario e della partecipazione come pratica condivisa con cui “fare città”. Tre giorni di dibattiti, assemblee, concerti, laboratori teatrali, proiezioni cinematografiche, per riappropriarsi di uno spazio della collettività a cui non si vuole più rinunciare e per dare avvio a un processo irreversibile di progettazione partecipata del suo futuro. Tantissimi gli spunti di riflessione e le proposte emerse all'interno dei forum tematici: 1.“Beni comuni” e 2.“Politiche, pratiche ed economie per la cultura e per la gestione sostenibile degli spazi culturali”.
“La riflessione sull’abbandono degli spazi pubblici (e con essi sull’abbandono della città)”, recita il documento conclusivo della tre giorni, “è stata l’occasione per ripensare la possibilità della riapertura di uno spazio politico, di discussione e iniziative condivise, su questioni che ci riguardano in prima persona ma che uniscono in modo inestricabile il locale con il globale (…) I Cantieri culturali della Zisa rappresentano per noi il primo degli spazi cittadini da salvaguardare in questo senso per il valore concreto e simbolico che hanno avuto nella storia recente di Palermo e per il grave stato di degrado in cui abbiamo accettato che fossero lasciati. Dai Cantieri partiamo per sperimentare e proporre alla città un modello di azione virtuosa e al contempo un laboratorio di gestione alternativa di spazi e risorse che sia riproducibile ed estendibile (…) Questo percorso muove da alcuni obiettivi immediati: vogliamo che spazi come il museo di arte contemporanea e la sala cinematografica Vittorio De Seta, realizzati e allestiti con un impiego massiccio di risorse pubbliche e scandalosamente inutilizzati, siano subito riaperti al pubblico e subito ci impegniamo a vigilare su questo processo e a parteciparvi attivamente. Rispetto al futuro dei Cantieri quanto sta accadendo in questi giorni è la più palese “manifestazione di interesse,” ben diverso da quello che obbedisce a logiche di mero profitto, da parte di numerose associazioni, artisti e cittadini (…) in grado di fare rivivere e riconoscere questi luoghi, appunto, come beni comuni.”
L’ assemblea plenaria, che ha visto la partecipazione di centinaia di persone, ha deliberato, al termine della “tre giorni”, di mantenere un presidio all’interno dei Cantieri Culturali alla Zisa. Parallelamente proseguirà il lavoro dei tavoli di progettazione partecipata secondo temi e proposte emersi all'interno dei forum. I gruppi di lavoro definiranno nelle prossime settimane un percorso a tappe che riporterà nel più breve tempo possibile i cittadini all'interno dei Cantieri Culturali alla Zisa, attraverso un programma di attività culturali pensato e gestito collettivamente.