IL PUBBLICO DI VITTORIO SGARBI

Era facilmente prevedibile che i commenti dei siti cefaludesi rispetto al fenomeno Sgarbi fossero improntati sul dileggio e sul sarcasmo.           

L’unica voce fuori dal coro è quella di Paola Castiglia che, in beata solitudine, si distingue per equidistanza e si limita a raccontare i fatti in modo esemplare e scevro da condizionamenti partigiani.           

E’ chiaro che Vittorio Sgarbi da fastidio. Da fastidio sia alla politica palermitana, che non potrebbe, in tal modo, contare su una preziosa pedina di scambio del tipo “Tu dai Monreale a me che io do Cefalù a te” e non poco anche a quella casalinga che vedrebbe scemare le possibilità di altri candidati a sindaco in maniera chiaramente considerevole.          

E allora ecco che si esprimono giudizi taglienti su chi ha voluto partecipare e applaudire Vittorio Sgarbi.

Il ruolo del pubblico, della gente, viene svilito con aggettivi tendenti a sminuirne lo spessore, quasi che fossero dei fessi e biechi ignorantoni che si godono in adorazione il fenomeno da baraccone.

Peccato che il ruolo del pubblico “osannante” vada molto al di là della pur legittima curiosità di assistere alla perfomance di un personaggio noto.

Il pubblico era lì anche perché riconosce in Sgarbi un personaggio che, se prestato alla politica, intraprenderà il suo ruolo in maniera certamente fuori dagli schemi e sulla quale si potrebbe discutere a lungo, ma sicuramente con onestà intellettuale e in maniera non manipolabile né tantomeno corruttibile.

Questo la gente lo sa e glielo riconosce.

Così come sa che uno Sgarbi sindaco darebbe alla nostra città una visibilità enorme che ne rilancerebbe certamente l’immagine in maniera decisiva.

La gente comune queste cose le sa bene, perché la gente comune ha a cuore il bene della città e non è certamente una platea stolta che si agita per pruriti mal sopiti o parolacce.

Non voler cogliere questo “sentiment” della pubblica opinione significa fare considerazioni monche e di parte, oltre che essere totalmente ingenerose nei confronti di tanta gente.

Claudio Barbera