La FIAT di Termini Imerese e una visione più ampia

Non bisogna dimenticare che, nello stesso momento in cui viene chiusa la vertenza FIAT di Termini
Imerese, in Italia si producono meno automobili che nella Repubblica Ceca.
Il fatto deve farci riflettere, perché, se continua così, tutta l'industria automobilistica italiana rischia
di finire come Termini Imerese. Termini Imerese, che fu ed è una cattedrale nel deserto, perché la
zona industriale è rimasta per oltre quarant'anni priva delle necessarie infrastrutture, che
garantissero collegamenti più rapidi e meno costosi. Un'autovettura prodotta a Termini aveva un
costo superiore di almeno 1.500 euro rispetto a quella prodotta in altri stabilimenti, anche italiani. E
questa differenza non deve imputarsi a scarsa produttività degli operai di Termini, ma ai mancati
interventi pubblici per creare le infrastrutture. Si preferì, e la FIAT di allora lo preferì, elargire
contributi pubblici, il cui flusso durò per decenni, non consentendo però all'impianto di raggiungere
il grado di efficienza necessario per resistere alle sfide della nuova economia e della crisi in atto.
Se quei soldi fossero stati spesi in infrastrutture, oggi la realtà di quella zona industriale sarebbe
un'altra.
Nonostante queste difficoltà specifiche di Termini Imerese, il neoministro alle infrastrutture,
trasporti e allo sviluppo economico Corrado Passera ha deciso di continuare ad investire nella zona
industriale siciliana per cercare di salvarla e rilanciarla. La chiusura dello stabilimento Fiat è infatti
un duro colpo per l’economia regionale ed è anche per questo motivo che vi saranno investimenti
per oltre 350 milioni di euro per lo sviluppo. Fiat dunque chiuderà a fine anno e lascerà a casa oltre
1500 dipendenti. La stessa azienda torinese investirà 21 milioni di euro per pagare gli
ammortizzatori sociali ai dipendenti che andranno in mobilità.
La gran parte degli ex dipendenti Fiat dovrebbero entrare nel nuovo progetto della cordata DR
Motor, che prevede di impiegare oltre 1300 dipendenti a regime. Rimangono comunque dei dubbi
sull’effettivo successo di tale nuovo stabilimento, dato che i problemi logistici di Termini non sono
risolti e non si risolveranno nell’arco dei prossimi dodici mesi.
E i sindacati che cosa fanno? Maurizio Landini, della FIOM, si è detto soddisfatto dell'accordo e
non si vede come non poteva non esserlo, viste le concessioni dello Stato e della stessa FIAT. Lo
stesso Landini, però, combatte ferocemente l'estensione degli accordi di “Pomigliano” a tutti gli
stabilimenti FIAT. E senza tali accordi tutti gli stabilimenti FIAT in Italia rischiano di fare la fine di
quello di Termini.
E' necessario, quindi, che i sindacati aprano le trattative con la FIAT per rivedere i contratti del
settore: non è infatti possibile essere d’accordo solo quando si ricevono grandi sussidi e alzarsi dai
tavoli di discussione quando si parla di fare dei sacrifici.