Rischi idrogeologici nel suolo siciliano

Ancora precipitazioni, ancora disastri. Da più di un mese il maltempo sta mettendo in ginocchio l’Italia intera. Studenti che spalano le strade, negozianti che piangono anni di sacrifici, famiglie con affetti portati via dall’acqua. Queste sono le ormai solite, tragiche, immagini che troppo spesso ormai si presentano ai nostri occhi tramite giornali e televisioni. Dal 25 Ottobre, data dell’alluvione in Lunigiana, la lista nera delle alluvioni si è allungata tragicamente, inserendo prima Genova, dove le intense precipitazioni hanno provocato l’esondazione dei fiumi Bisagno e Fereggiano ed hanno distrutto città e dintorni, e colpendo in ultimo avviso anche la Sicilia. Nel Messinese, precisamente a Barcellona Pozzo di Gotto, Merì e Saponara, le intense piogge hanno trasformato le vie in rapidi torrenti, i quali con la loro veemenza hanno sradicato tutto il possibile: auto, alberi, pali della luce e persone, alcune delle quali ancora disperse, altre disgraziatamente morte.

Questi repentini avvenimenti mettono in allerta tutta la popolazione italiana, ma soprattutto la popolazione siciliana, trovatasi proprio in questi giorni a tu per tu con il nemico tanto temuto. Il rischio idrogeologico rappresenta per il nostro Paese un problema di notevole rilevanza, ed è necessario parlarne il più possibile per prevenire ciò che sembrerebbe inevitabile, visti gli ingenti danni arrecati ai beni e, soprattutto, la perdita di vite umane.

Gran parte del territorio siciliano presenta condizioni favorevoli a fenomeni franosi ed inondazioni.

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sulla base dei risultati acquisiti nel corso del Progetto IFFI (Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia), classifica l’80% dei Comuni siciliani, come Comuni a rischio da frana, indicando inoltre che al 58% di essi va dedicato un livello di attenzione molto elevato. 

Secondo Christian Conoscenti, ricercatore del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università degli Studi di Palermo “Gli eventi che si sono verificati nel Messinese durante le ultime ore costituiscono i tipici effetti che intensi eventi meteorologici possono produrre in aree, come quelle colpite, caratterizzate da elevato rischio idrogeologico. Tali condizioni si devono da una parte alle caratteristiche geologiche e geomorfologiche di queste aree, che le rendono propense a movimenti franosi ed inondazioni, dall’altra alla distribuzione dei centri urbani ed in particolare di alcuni edifici, che fanno si che tali fenomeni possano produrre danni e, in alcuni casi, perdite di vite umane.

Nei Monti Nebrodi e Peloritani, in particolare, si trovano caratteristiche morfologiche estremamente favorevoli ai dissesti idrogeologici. Inoltre vanno considerati i cambiamenti climatici che, negli ultimi decenni, stanno producendo una variazione della distribuzione delle piogge nel tempo, che tendono a concentrarsi in un numero minore di eventi ma di intensità maggiore.

Negli ultimi anni, eventi piovosi particolarmente intensi si stanno verificando in Sicilia, così come in tutta Italia (vedi Genova), nel periodo che va da fine settembre a fine novembre, producendo una maggiore probabilità di eventi franosi ed inondazioni. In questo quadro si collocano gli eventi alluvionali degli ultimi giorni e quelli del 1 ottobre 2009 che hanno colpito alcuni centri abitati della provincia di Messina”.

Secondo il ricercatore “Circa la metà del territorio regionale si caratterizza per l’affioramento di rocce ad elevata componente argillosa che sono potenzialmente soggette a fenomeni franosi. La probabilità che si possano innescare frane è condizionata fortemente anche dalla pendenza dei versanti che in alcuni casi è particolarmente elevata lungo la catena siciliana (che si sviluppa da Ovest ad Est nella parte settentrionale della Sicilia)”.

 

Qual è la situazione attuale nell’area delle Madonie?

“L’area delle Madonie presenta condizioni di rischio idrogeologico elevate. I rilievi presenti in questa zona si caratterizzano infatti per l’abbondante affioramento di rocce argillose che però si ritrovano su versanti che, in generale, presentano inclinazioni più deboli rispetto a quelli dei Nebrodi e Peloritani. Fenomeni franosi sono comunque molto frequenti e talvolta anche di notevoli dimensioni; si tratta di eventi generalmente più profondi e caratterizzati da velocità più ridotte rispetto a quelle del messinese. Negli ultimi anni, in quest’area, eventi meteorici intensi hanno innescato frane che hanno prodotto danni significativi, come quella che ha interessato la S.P. n. 24 che collega Caltavuturo e Scillato nel 2005, o quella più recente verificatasi in C.da Suvari nel territorio di Caltavuturo nel 2009. Di un certo rilievo è anche la frana che si è innescata nel territorio di Cerda a seguito del terremoto del 6 settembre 2002”.

 

Cosa è possibile fare?

“Non è possibile e certamente non economicamente sostenibile la messa in sicurezza di tutte le aree soggette ad elevato rischio idrogeologico in Sicilia. 

Per una corretta gestione del territorio è però necessario conoscere quali sono le aree caratterizzate da condizioni di elevato rischio. A tal fine è indispensabile la produzione di carte del rischio idrogeologico che suddividano il territorio regionale in funzione della probabilità di avere eventi franosi ed inondazioni e del danno che tali eventi possono produrre. Sono quindi necessari investimenti della pubblica amministrazione in tal senso, la quale dovrebbe servirsi di esperti del settore, provenienti da enti pubblici o privati, per dotarsi di tali strumenti di prevenzione; questi investimenti  inoltre sarebbero certamente inferiori ai costi degli interventi richiesti a seguito di eventi disastrosi come quelli del messinese.

Per gli eventi di maggiore rischio, come le colate di terra e fango che hanno colpito il messinese nel 2009 ed in questi giorni, è necessario inoltre incentivare la ricerca scientifica al fine di individuare sogli meteoriche di innesco, sulla base dell’analisi di serie storiche degli eventi che si sono verificati in Sicilia. Inoltre sarebbero necessari efficaci piani di protezione civile Regionali, Provinciali e Comunali, i quali sono particolarmente importanti per la messa in sicurezza della popolazione nelle fasi di prima emergenza”.

 

Cementazione, disboscamento, incuria. La colpa è solo nostra. 

Abitiamo la natura, non ne facciamo un abito.



di Salvatore Gullo