Ultima 'Lancia Y' made in Termini Imerese: le dichiarazioni finali

Dopo 40 anni, il 24 novembre 2011 alle 22 in punto è terminata con l'ultima Lancia Y la produzione nell'impianto termitano Fiat, aperto nel 1970. Scatta dunque da oggi e si prolungherà fino al 31 dicembre la cassa integrazione per i 2.200 lavoratori, indotto compreso.


Durante l'incontro al Cna, nel suo primo discorso ufficiale, il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha chiesto alle medie e grandi imprese di non abbandonare l'Italia, riferendosi dunque anche al caso Fiat, che il governo, ha assicurato "sta seguendo con moltissima attenzione". Il ministro Fornero sarà presente al cruciale tavolo del 30 novembre al ministero dello Sviluppo insieme al collega ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, all’amministratore di Invitalia Domenico Arcuri e alle parti sociali. 


"L'accordo per la riconversione dello stabilimento di Termini Imerese non è stato ad oggi firmato", specifica il Segretario Generale della FIOM CGIL, Maurizio Landini, e questo perché "la FIAT non l'ha permesso". Landini ha confermato, quindi, che ha avuto "inizio un presidio permanente che non consentirà di fare uscire le auto dallo stabilimento, fino a quando non ci sarà un accordo", invitando la Fiat ad assumersi "fino in fondo le proprie responsabilità" e a facilitare "la possibilità di una soluzione della vertenza".
I nodi più complicati da sciogliere nella trattativa sono quelli della mobilità e dell'accompagnamento alla pensione per i lavoratori di Termini Imerese. Lo stesso Landini prosegue giudicando "arrogante e non accettabile" l'intenzione della Fiat "di non voler applicare per i lavoratori di Termini Imerese, lo schema di incentivi alla pensione sempre utilizzato in tutti gli stabilimenti" Fiat finora.
 

Uno degli operai di Termini Imerese, riferendosi a Sergio Marchionne, di cui la FIOM in questi giorni ha diffuso un opuscolo dove troneggia emblematicamente nelle vesti dello "Zio Sam" mentre, indicando ognuno di noi, annuncia: "Adesso tocca a te!", un operaio ha chiesto che Marchionne "si prenda le sue responsabilità", mentre un altro operaio dell’indotto in assemblea si è augurato "che presto Marchionne provi il dolore nel cuore che noi stiamo vivendo oggi".



"La Regione sta investendo 200 milioni più 150 in infrastrutture: abbiamo sbagliato a non farlo prima, ma forse la Fiat sarebbe andata via lo stesso". Lo afferma il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo (Mpa), ospite questa mattina di 'Coffee Break' su La7. "Nella Fiat e in Marchionne - ha aggiunto - abbiamo trovato un interlocutore che non ci ha assolutamente ascoltato. Un muro di silenzio che per questo residuo di accordo mi auguro venga meno". Sull'atteggiamento del nuovo Governo Lombardo ha risposto: "Credo che il ministro Passera sarà attento come il ministro Romani". E poi ha concluso: "Io sto con gli operai, non con la Fiat. Comprendo lo scetticismo e la preoccupazione che attanaglia i lavoratori: sono stati due anni di trattativa faticosa. Dr sarà un'azienda non multinazionale ma assicurerà 1.312 posti di lavoro in 4-5 anni e le possibilità di lavoro cresceranno".

Marcello Marino, vice segretario provinciale Ugl Metalmeccanici Palermo, ha detto ieri al termine dell'assemblea che si è tenuta nello stabilimento "Si chiude un importante capitolo per Termini Imerese e per il territorio siciliano. Adesso è urgente e necessario chiudere anche un altro capitolo: quello della trattativa con Dr Motor, arrivando ad un accordo che assicuri un futuro a tutti i lavoratori, giustamente esasperati dalla lunga attesa. Siamo al rush finale - ha aggiunto - e ci impegneremo affinché le ultime questioni, come quella degli incentivi alla mobilità, siano risolte in tempi rapidi, per arrivare a siglare l'accordo definitivo a breve e garantire a tutti i lavoratori il giusto sostegno economico. Non si può più perdere tempo - conclude il sindacalista - , rischiando di disperdere le professionalità e il know-how acquisiti in 41 anni di attività".

Il presidente della bicamerale sul Federalismo fiscale, Enrico La Loggia (Pdl) ha così commentato la chiusura dell'impianto "L'abbandono di Termini Imerese a uno stato di crisi sociale potrebbe determinare, oltre al gravissimo disagio per i lavoratori, anche il verificarsi di derive pericolose per tutta l'area. Spero dunque che, con piena disponibilità al dialogo e massima assunzione di responsabilità, tutte le parti in causa favoriscano, in tempi rapidi, la ripresa dell'attività sulla base dell'ipotesi di soluzione al problema in gran parte già individuata".


Mentre l'euro deputato del Pd Rita Borsellino ha così esortato gli operai "Piangersi addosso serve a poco. Dobbiamo avere il coraggio e la capacità di risollevarci subito e il senso di responsabilità di farlo guardando al futuro. La chiusura della Fiat è un problema per tutti, per Termini come per la Sicilia, per chi ha perso il lavoro come per chi domani non potrà averlo. E' giunto il tempo in cui chi governa crei le condizioni perché in Sicilia si possa realmente fare impresa - continua la Borsellino -. E chi fa impresa lo faccia a partire dalle idee e dai mercati e non solo dai fondi pubblici a disposizione. Serve responsabilità da parte di tutti e serve che finalmente la città di Palermo si assuma il compito di guidare un progetto di sviluppo metropolitano, che metta insieme ricerca e infrastrutture, università e imprese, Sicilia ed Europa. La riconversione non può riguardare un solo stabilimento, ma un intero sistema".

“Oggi è un giorno di lutto per l’imprenditoria italiana e per la storia della Fiat, trasformata da Marchionne in una macchina mangiasoldi che non ha più scopi produttivi e industriali, ma finanziari. Solo tre anni fa – ha aggiunto Di Pietro – Marchionne aveva promesso per lo stabilimento siciliano 100 milioni di investimenti per il suo rilancio, ottenendo anche soldi pubblici. Biasimo l’assenza della politica del governo che in questi anni ha permesso a Mrchionne di fare in Italia ciò che la Merrkel e Sarkozy non hanno consentito alle industrie automobilistiche della Germania e della Francia”.

“Tristezza per Fiat che lascia Termini, speranza per nuova produzione con DR Motor; martedì a Torino inizia confronto negoziale con azienda per contratto auto: la Fiom sieda al tavolo con noi e si assuma la responsabilità del confronto sino alla fine.” Lo ha detto Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, nel corso della trasmissione “Ora di punta” andata in onda questa mattina sulle frequenze di “Radio Città Futura”.
“Massimo Di Risio - ha continuato Palombella - continuerà ad avere l’apporto di operai dall’alta professionalità per realizzare un programma ambizioso dal 1 gennaio prossimo che punta a produrre nel sito siciliano circa 60 mila auto vetture all’anno. In questa vicenda abbiamo svolto una seria trattativa con Fiat, abbiamo fatto ‘cartello’ con la Regione Sicilia e con le istituzioni locali per garantire una continuità produttiva; speriamo che entro la prossima settimana riusciamo a chiudere al dicastero dello Sviluppo economico una buona intesa che salvaguardi gli sforzi compiuti”.

"La Sicilia ce la farà anche senza Marchionne, il manager-vigliacco". E' il titolo dell'intervento che Antonello Cracolici, capogruppo Pd all'Assemblea regionale siciliana, pubblica oggi sul suo blog a proposito della chiusura dello stabilimento Fiat. “La Fiat abbandona la Sicilia: questa è una sconfitta innanzitutto per l’Italia e per una classe dirigente che, essendo stata incapace di mettere in piedi una politica industriale, ha permesso all’azienda – unico caso in Europa – di chiudere uno stabilimento automobilistico. Ma oggi assistiamo anche alla sconfitta di una classe imprenditoriale che ha sostanzialmente dimostrato di non essere in grado di fare impresa senza usare denaro pubblico”. Lo dice Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Ars. “La Regione in questi anni ha fatto tutto il possibile – sottolinea – mettendo a disposizione risorse e strumenti a sostegno della vocazione industriale di Termini Imerese, in particolare come sito di produzione auto. E anche in queste ore la Regione sta portando avanti l’impegno per far sì che a Termini si continuino a produrre auto”. “Con la chiusura di ‘Sicilfiat’, si chiude un’era – spiega – Il mio pensiero adesso va ai tanti lavoratori e alle loro famiglie che in questi anni e in questi mesi si sono, loro malgrado, dovuti abituare ai profondi cambiamenti legati alla progressiva chiusura dello stabilimento e che certamente di fronte a quei cancelli chiusi provano un vuoto difficile da spiegare”. “Ma la Sicilia ce la farà anche senza il signor Marchionne – conclude – che passerà alla storia come il ‘manager-vigliacco’ che, di fronte alla prima difficoltà, invece di dimostrare le proprie capacità convertendo gli stabilimenti per realizzare nuovi prodotti in grado di competere sul mercato, ha preferito la fuga”.

"Se la Regione subisce passivamente il ricatto dei vertici della azienda torinese vuol dire che abbiamo perduto autorevolezza e prestigio. Fiat deve dare il 30 novembre assicurazioni per la concessione degli incentivi per l'accompagnamento alla pensione per i lavoratori di Termini Imerese, in caso contrario adotteremo provvedimenti clamorosi nei confronti della azienda di Marchionne". A dichiararlo è Salvino Caputo, presidente della commissione Attività produttive all'Assemblea regionale siciliana.
"Invitalia e Fiat - aggiunge - hanno posto in essere una strategia finalizzata a mettere i sindacati, i lavoratori e il Governo della Regione di fronte al fatto compiuto e per scaricare su altri i costi di incentivi per il personale. Non si puo' arrivare dopo 18 mesi di trattative e alla viglia della chiusura dello stabilimento - conclude il parlamentare del Pdl - a chiedere il numero dei lavoratori da avviare alla pensione".

"L’ultimo giorno di produzione della Fiat di Termini Imerese avrebbe potuto essere meno amaro per i lavoratori se solo l’Azienda torinese avesse avuto la decenza di fare la sua parte nell’ambito della trattativa per la riconversione dello stabilimento.
La chiusura dell’impianto siciliano è figlia dell’assurda politica industriale decisa da Marchionne a scapito della Sicilia e dell’Italia, avallata dal governo Berlusconi che al contrario degli altri governi europei non ha saputo far valere il proprio peso. La Fiat, infatti, è stata l’unica casa automobilistica a chiudere uno stabilimento nel proprio Paese.
A Termini Imerese ci sono ancora tutte le condizioni per continuare a produrre automobili e affrontare le sfide dei mercati. Per questo la Regione Siciliana ha deciso di investire 350 milioni di euro al fine di innovare l’impianto e dotare l’area industriale di tutte quelle infrastrutture di cui ha bisogno. Un impegno che il nuovo governo nazionale deve sostenere in modo convinto affinchè Termini continui ad essere un importante polo produttivo" lo dichiara il senatore del Partito Democratico Giuseppe Lumia.

"La vicenda di Termini Imerese è il simbolo dell'iniqua politica industriale che il Meridione ed in particolare la Sicilia ha subìto per decenni. La più evidente responsabilità della politica, regionale e nazionale, riguarda l'incapacità di avere saputo creare paletti e condizioni per evitare la delocalizzazione della produzione, specie in presenza di forti investimenti pubblici per garantire l'occupazione". Il presidente Giovanni Avanti commenta così la fine della produzione nello stabilimento Fiat di Termini Imerese.
"Oggi il problema - continua Avanti - riguarda anche l'ambito europeo, perché l'attuale sistema comunitario incentiva scelte industriali che rischiano di penalizzare la produzione e l'occupazione di Paesi come l'Italia. Quale freno è oggi possibile rispetto al fatto che la manodopera nei Paesi dell'Est ha un costo irrisorio rispetto al nostro? Forse l'idea di un contratto unico europeo nel settore industria che uniformi diritti e doveri non è più differibile se non vogliamo correre il rischio di vedere andar via una dopo l’altra le produzioni nazionali. Indipendentemente da come verrà trasformato lo stabilimento di Termini, c’è da affrontare, con decisione e opportune risorse, l’emergenza sociale che tocca l’occupazione di una parte preponderante del nostro territorio e il suo indotto economico. E non conta la finta solidarietà di chi non ha voluto o saputo contrapporre la forza delle Istituzioni all’arroganza di chi ha sempre di più, anno dopo anno, ignorato un fatto fondamentale: da oggi il presente di migliaia di famiglie appare compromesso e il futuro fortemente ipotecato. Credo che non sfugga alla sensibilità del presidente Napolitano e del premier Mario Monti che Termini si attende una risposta concreta e reale, una soluzione che sappia ridare speranze e tenere a freno la tensione sociale che già si avverte".

"Questa triste giornata che segna la chiusura degli stabilimenti FIAT di Termini Imerese non deve assolutamente provocare un calo di tensione delle istituzioni nazionali e regionali e anzi deve essere da stimolo per l’avvio di un processo di riconversione che possa dare risposte immediate ai lavoratori ed alle loro famiglie" è quanto dichiarato dal coordinatore vicario di Futuro e Libertà in Sicilia, l’On. Alessandro Aricò, con riferimento alla definitiva chiusura degli stabilimenti FIAT di Termini Imerese. "In questi ultimi mesi in cui la chiusura della Fiat di Termini stava diventando imminente – continua Aricò – il Governo nazionale non è mai andato oltre le buone intenzioni, non attivando nessun processo di incentivazioni per far si che imprenditori privati potessero valutare seriamente ipotesi di riconversione. Il Governo regionale ha sempre manifestato la sua contrarietà alla chiusura degli stabilimenti senza un preventivo progetto di riconversione, ma la FIAT ha inteso salvaguardare i suoi interesse senza minimamente considerare il fatto che avrebbe messo un territorio in ginocchio e tante famiglie sulla strada. Confidiamo negli imprenditori seri che ancora ci sono e che oltre al sacrosanto diritto all’utile di impresa possano puntare sul territorio, sulle maestranze, sulla voglia di sviluppo del territorio di Termini Imerese: con la sinergia tra le parti attive si può costruire insieme quel rilancio dell’area industriale di Termini Imerese per garantire lo sviluppo produttivo ed occupazionale per l’intero territorio".